Che significa? Giudice

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Giudice (d. cost.) (d. proc.): Il termine Giudice ha una doppia accezione, indicando sia l’organo che esercita la giurisdizione [vedi], sia la persona fisica [vedi] titolare di quest’organo.

La giurisdizione, in particolare, è la potestà pubblica e autonoma di dare applicazione alle norme dell’ordinamento giuridico, per risolvere le controversie in posizione di terzietà, ossia di indipendenza rispetto alle parti e di indifferenza riguardo all’esito della controversia.

Il Giudice esercita la funzione giurisdizionale attraverso il processo [vedi].

Negli ordinamenti dove vige il principio della separazione dei poteri, come il nostro, i Giudice costituiscono uno dei tre poteri dello Stato (il potere giudiziario).

Proprio per la delicatezza delle funzioni che è chiamato a svolgere, il Giudice è circondato da numerose garanzie costituzionalmente garantite:

—  è soggetto solo alla legge (art. 101 Cost).;

—  la sua carriera è sottratta a ogni interferenza del Ministro della Giustizia e dipende dal Consiglio superiore della magistratura [vedi];

—  viene nominato per concorso pubblico [vedi] (art. 106 Cost.);

—  è inamovibile (art. 107 Cost.).

Il Giudice può essere un organo monocratico o collegiale.

Giudice a latere (d. proc.)

Con tale espressione si indica il Giudice o i Giudici che si collocano accanto («a latere») al presidente del collegio giudicante. La figura del Giudice a latere ricorre in Tribunale [vedi], Corte d’Appello [vedi], Corte d’Assise [vedi], Corte d’Assise d’Appello;

Giudice amministrativo (d. p. amm.)

È il Giudice preposto a quel particolare ramo del potere giurisdizionale che attiene alla giustizia amministrativa [vedi], composto essenzialmente dal Consiglio di Stato [vedi], dal T.A.R. [vedi] e dai Giudice amministrativi speciali.

Giudice civile (d. p. civ.)

È il soggetto che esercita la funzione giurisdizionale e a cui in concreto sono demandati il giudizio e la risoluzione di una controversia sorta in ordine ai diritti soggettivi, siano essi dei privati o degli enti pubblici.

La Costituzione detta una serie di garanzie per i Giudice e la loro formazione e organizzazione è regolata dalla legge sull’ordinamento giudiziario.

La funzione giurisdizionale è esercitata da Giudice togati e onorari [vedi].

L’art. 1 dell’ordinamento giudiziario (modificato più volte) contiene l’elenco dei Giudice ordinari:

—  il Giudice di pace (dal 1-5-1995);

—  il pretore, ufficio soppresso dal D.Lgs. 51/1998 che ha istituito il Giudice unico di primo grado (dal 2-6-1999);

—  il Tribunale (in composizione monocratica o collegiale);

—  la Corte d’Appello;

—  la Corte di Cassazione.

Sono, invece, Giudice speciali quelli che si occupano solo di materie determinate, come per esempio:

—  la Corte dei Conti [vedi];

—  il Tribunale delle acque pubbliche [vedi].

La Costituzione (art. 102) vieta esplicitamente l’introduzione di nuovi Giudice speciali, mentre consente, per materie che richiedano particolare sensibilità o specifiche conoscenze tecniche, l’istituzione di sezioni specializzate [vedi], da costituirsi presso i Giudice ordinari e che possono essere composte anche da cittadini estranei alla magistratura [vedi Giudice monocratico].

Giudice del lavoro

[vedi Lavoro (Processo del)].

Giudice delegato (d. fall.)

Con l’entrata a regime del decreto di riforma del diritto fallimentare (D.Lgs. 5/2006), il Giudice delegato non può più qualificarsi quale organo motore della procedura, essendo stata sostituita la relativa attività di direzione, con quella di vigilanza e di controllo sulla regolarità della procedura stessa. Correlativamente, la riforma ha provveduto ad un ampliamento dei poteri in capo al curatore [vedi] ed al comitato dei creditori [vedi], divenendo quest’ultimo il vero e proprio organo direttivo della procedura, in quanto delegato ad autorizzare gli atti del curatore e a vigilare sull’operato dello stesso, decretandone anche la sostituzione.

In particolare, competono al Giudice delegato, nell’ambito dell’attività di vigilanza e controllo, numerose funzioni tendenti in qualche modo ad evitare che la maggiore autonomia riconosciuta al curatore ed al comitato dei creditori non si risolva in una gestione incontrollata. Di qui la previsione del potere di convocazione non solo nei confronti del comitato dei creditori ma anche del curatore; della competenza a decidere sui reclami non solo contro gli atti del curatore, ma anche contro gli atti del comitato dei creditori; del potere di liquidare il compenso e di disporre la revoca delle persone la cui opera è stata richiesta dal curatore nell’interesse del fallimento; del coinvolgimento del curatore nel procedimento di nomina degli arbitri, ancora di competenza del Giudice.

Rimane, poi, in capo al Giudice delegato il potere di pronunciare provvedimenti urgenti finalizzati alla conservazione del patrimonio del debitore fallito.

I provvedimenti del Giudice delegato sono dati con decreto motivato (art. 25 L.F.) e contro di essi è ammesso, salvo disposizione contraria, reclamo al Tribunale (art. 26 L.F.), che provvede in camera di consiglio.

Giudice dell’esecuzione civile (d. p. civ.)

È l’organo giudiziario preposto alla direzione e al regolare svolgimento del processo esecutivo, provvedendo, salvo che sia disposto diversamente, con ordinanza.

Il Giudice dell’esecuzione civile esercita il potere di direzione del processo esecutivo, così come esercita tale potere il Giudice istruttore nel processo di cognizione. Sebbene vi sia tale accostamento tra il Giudice dell’esecuzione civile e il Giudice istruttore, il primo ha poteri più estesi. Diversamente dal Giudice istruttore, il Giudice dell’esecuzione civile ha sia il potere di trasferire il diritto sui beni pignorati dal debitore ai nuovi legittimati (potere espropriativo), sia quello di soddisfare il diritto dei creditori (potere satisfattorio).

Il Giudice dell’esecuzione viene nominato dopo il pignoramento — poiché solo in tale momento si forma il fascicolo dell’esecuzione — o, se manca il pignoramento [vedi], al compimento del primo atto di espropriazione.

Al Giudice dell’esecuzione si applicano anche alcune regole valevoli per il Giudice istruttore nel processo di cognizione, quali il principio dell’immutabilità (salva la possibilità di sostituzione per esigenze di servizio), la regola che impone al Giudice di garantire il leale e sollecito svolgimento del procedimento, il principio della terzietà e imparzialità del Giudice, nonché le norme sull’astensione, la ricusazione e la responsabilità del Giudice.

In seguito alla soppressione dell’ufficio del Pretore l’intera materia esecutiva è stata assorbita dal Tribunale [vedi].

Giudice dell’esecuzione penale (d. p. pen.)

È l’organo giudiziario che ha emesso il provvedimento penale cui dare esecuzione, e si occupa di tutte le questioni che possono sorgere relativamente alla concreta applicazione ed esecuzione del provvedimento stesso. In particolare, è competente in materia di:

—  correzione grafica delle generalità dell’imputato condannato (art. 668 c.p.p.);

—  risoluzione del concorso di una pluralità di sentenze, tutte esecutive, ai danni della stessa persona, ma per lo stesso fatto (taluna di condanna, altre di proscioglimento, ovvero dello stesso tipo ma con pene diverse o con formule pure diverse: il tutto da risolvere con il criterio del favor rei: art. 669 c.p.p.);

—  applicazione dell’amnistia [vedi] o dell’indulto [vedi] (art. 672 c.p.p.);

—  applicazione di una nuova legge o di una sentenza costituzionale con abrogatio criminis (art. 673 c.p.p.)

—  inesistenza o non esecutività del presunto titolo esecutivo (art. 670 c.p.p.);

—  nuova determinazione di pena in tema di concorso formale [vedi Concorso di reati] o di reato continuato [vedi Reati connessi] non dichiarati in sede di cognizione (art. 671 c.p.p.);

declaratoria di falsità di documenti (art. 675 c.p.p.).

Giudice di pace (d. p. civ.) (d. p. pen.)

Figura di magistrato onorario tipica del sistema processuale americano e recepita dal legislatore italiano, che ha previsto in via definitiva la sua istituzione con L. 374/1991 e la sua piena operatività a fare data dal 1° maggio 1995.

I Giudice di pace fanno parte dell’ordine giudiziario e hanno sede nei capoluoghi dei mandamenti. Essi esercitano la giurisdizione in materia civile e penale e, riguardo alla prima, hanno anche funzione conciliativa in sede non contenziosa.

Il Giudice di pace sostituisce integralmente la figura del conciliatore; deve essere nominato con decreto del Ministro della Giustizia, previa deliberazione del Consiglio superiore della magistratura [vedi], tra i cittadini italiani laureati in giurisprudenza, che hanno superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense (fatte salve le eccezioni previste dalla legge), di età compresa tra i 30 e i 70 anni, dotati anche degli altri requisiti indicati specificamente dall’art. 5 della legge istitutiva, come modificata dalla L. 24-11-1999, n. 468; durano in carica quattro anni (prorogabili una sola volta) e ricevono per la loro attività un’indennità per ogni udienza e per ogni sentenza o verbale di conciliazione. Tale indennità è cumulabile con i trattamenti pensionistici e di quiescenza comunque denominati.

In sede civile, in base all’art. 7 c.p.c., il Giudice di pace è competente per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a euro 5.000 quando dalla legge non sono attribuite alla competenza di altro Giudice.

Il Giudice di pace è altresì competente per le cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e di natanti, purché il valore della controversia non superi euro 20.000.

È competente qualunque ne sia il valore:

—  per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi;

—  per le cause relative alla misura e alle modalità d’uso dei servizi di condominio di case;

—  per le cause relative a rapporti tra proprietari o detentori di immobili adibiti a civile abitazione in materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni che superino la normale tollerabilità;

—  per le cause relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali.

Il Giudice è inoltre competente per le opposizioni alle ordinanze-ingiunzioni previste dalla L. 24-11-1981, n. 689 (tranne in alcune materie che sono di competenza del Tribunale), ai sensi del D.Lgs. 30-12-1999, n. 507 sulla depenalizzazione dei reati minori.

In caso di connessione [vedi] di cause pendenti dinanzi a Giudice di pace e Tribunale, i primi vedono esautorate le proprie competenze a favore dei giudici superiori.

Infine, ai sensi dell’art. 113 co. 2 c.p.c., il Giudice di pace può decidere secondo equità [vedi] le cause il cui valore non eccede 1.100 euro (tranne quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le modalità di cui all’art. 1342 c.c.), e nel farlo deve osservare i principi informatori della materia (Corte cost. 6-7-2004, n. 206), ossia i principi ai quali il legislatore si ispira nel porre una determinata regola.

In sede penale, il Giudice di pace è chiamato a perseguire i reati «minori» elencati nell’art. 4 del D.Lgs. 274/2000, nel quadro di una giurisdizione che prende a mutuo i principi e gli istituti più rilevanti del sistema processuale e la cui disciplina può essere così sintetizzata:

a) sul piano sostanziale:

—  scompare la pena detentiva e i vari protocolli sanzionatori confidano prevalentemente sulla pena pecuniaria, in conformità con gli orientamenti affermatisi in molte esperienze straniere;

—  per i reati di maggiore gravità sono previste le sanzioni della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità;

—  è stata esclusa l’applicabilità della sospensione condizionale della pena e delle sanzioni sostitutive della libertà controllata, della semidetenzione e della pena pecuniaria, previste dagli artt. 53 ss. della L. 24-11-1981, n. 689;

b) sul piano procedurale:

—  sono state potenziate le funzioni della polizia giudiziaria, che quasi si sostituisce al pubblico ministero che, di regola, si limiterà a far proprio un capo di imputazione formulato da altri;

—  non è prevista la figura del Giudice delle indagini preliminari, ma le sue funzioni sono svolte da un Giudice di pace del luogo ove ha sede il Tribunale del circondario;

—  non sono applicabili i seguenti istituti previsti in via ordinaria dal codice: incidente probatorio; arresto in flagranza e fermo di indiziato di delitto; misure cautelari personali; proroga del termine per le indagini; udienza preliminare; giudizio abbreviato; applicazione della pena su richiesta; giudizio direttissimo; giudizio immediato; decreto penale di condanna;

—  per i reati procedibili a querela [vedi], la persona offesa può chiedere al Giudice la citazione a giudizio della persona alla quale è attribuito il reato;

—  sono stati estesi i meccanismi conciliativi e riparatori in favore degli interessi della vittima del reato, il cui soddisfacimento produce effetti sull’esito processuale, anche a scapito dell’interesse punitivo dello Stato (esclusione della procedibilità nei casi di particolare tenuità del fatto ex art. 34 ed estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie ex art. 35);

—  la fase del giudizio è caratterizzata dalla massima semplificazione e dalla garanzia del contraddittorio.

Giudice di sorveglianza (d. p. pen.)

Organo monocratico della magistratura di sorveglianza [vedi], che ha competenza per le materie che concernono:

—  la rateizzazione o la conversione delle pene pecuniarie;

—  la remissione del debito;

—  i ricoveri di condannati in ospedali psichiatrici giudiziari;

—  le misure di sicurezza [vedi];

—  le pene detentive sostitutive;

—  la dichiarazione di delinquenza abituale [vedi Abitualità criminosa], professionale [vedi Professionalità nel reato] o per tendenza [vedi  Tendenza a delinquere].

Inoltre, spetta al Giudice di sorveglianza il potere interinale e provvisorio di ordinare il differimento dell’esecuzione delle pene detentive, anche se sostitutive e, se già è iniziata l’esecuzione, quello di sospenderla disponendo la immediata liberazione del detenuto.

Giudice istruttore civile (d. p. civ.)

È il soggetto cui è affidata l’istruzione della causa, ossia la fase del procedimento in cui la causa viene preparata, mediante la trattazione delle questioni rilevanti in fatto e in diritto e la raccolta degli elementi di giudizio che permetteranno di pronunciare la decisione. Il Giudice istruttore civile agisce in tale fase senza formalismi, in udienze non pubbliche in diretto contatto con le parti ed i loro procuratori, e tutti i suoi provvedimenti, salvo che la legge disponga altrimenti, hanno la forma dell’ordinanza [vedi].

L’art. 174 c.p.c. sancisce il principio di immutabilità del Giudice istruttore per tutta la durata del processo, salva la possibilità di sostituzione in caso di gravi esigenze di servizio o di impedimento assoluto.

Il Giudice istruttore esercita tutti i poteri finalizzati al sollecito e leale svolgimento del processo: ad esempio, fissa le udienze e i termini entro i quali le parti devono compiere gli atti processuali e presentare memorie scritte (art. 175 c.p.c.), oppure dichiara chiusa la prova per testi se ritiene sufficienti gli elementi acquisiti. Inoltre, esercita poteri di direzione del processo (ad esempio, indicando alle parti l’esigenza di offrire determinate prove).

Con l’istituzione del Giudice unico di primo grado (D.Lgs. 51/1998), il Tribunale istruisce e decide in composizione monocratica la causa, tranne le ipotesi tassative elencate nell’art. 50bis c.p.c. in cui resta la composizione collegiale.

Giudice istruttore penale (d. p. pen.):

Il codice di procedura penale ha eliminato, a seguito dell’introduzione del sistema accusatorio, la figura del Giudice istruttore penale. Le funzioni di indagine (istruttoria) e decisionale prima demandate a tale Giudice, sono ora ripartite fra pubblico ministero [vedi] e Giudice delle indagini preliminari [vedi].

Tuttavia, l’art. 242 disp. att. c.p.p. ha previsto, in regime transitorio, che le inchieste già iniziate (più precisamente allorché fosse stato compiuto un atto di istruzione da depositare oppure fosse stato eseguito l’arresto in flagranza [vedi] o il fermo [vedi]) al momento dell’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, secondo lo schema dell’istruzione formale, dovevano essere proseguite dal Giudice istruttore appunto seguendo il vecchio rito. Il termine ultimo per la conclusione delle inchieste era stato stabilito, in generale, al 31-12-1990, tuttavia per i reati più gravi contemplati dall’art. 407 c.p.p. (L. 563/1993) è stato fissato un diverso e più lungo termine, più volte prorogato, da ultimo fino al 31-12-1997.

Giudice minorile (d. min.)

Sono previsti, nell’ambito del Tribunale per i minorenni [vedi] (avente una circoscrizione estesa all’intero distretto di Corte d’Appello), il G.I.P. [vedi Giudice per le indagini preliminari] monocratico, il G.U.P. [vedi Giudice per l’udienza preliminare] collegiale e il Tribunale dibattimentale, nonché l’articolazione di sorveglianza (Giudice e Tribunale di sorveglianza). In appello esiste una Sezione della Corte d’Appello per minorenni. In Cassazione manca una composizione specializzata.

La specializzazione è più intensa per i giudici del Tribunale minorile. Costoro sono addetti in via esclusiva alla materia minorile.

Sia il Tribunale che la sezione di Corte d’Appello per i minorenni rivestono una composizione cd. mista togato-laica. Al collegio giudicante partecipano due componenti privati, in modo che siano assicurate non solo le conoscenze giuridiche dei magistrati di carriera, ma anche quelle scientifico-umanistiche dei componenti privati.

Proprio una siffatta esigenza di multidisciplinarietà delle cognizioni spiega, per l’udienza preliminare, la composizione collegiale e mista del G.U.P. (un membro togato e due componenti privati), mentre innanzi al Tribunale ordinario il G.I.P. è sempre monocratico (art. 50bis ord. giud., inserito con D.P.R. n. 448/1988).

Giudice monocratico (d. proc.)

Organo giudicante che esercita da solo la giurisdizione [vedi], contrapposto al Giudice collegiale [vedi Collegio giudicante]. Sono Giudice monocratici, per le cause civili, il Giudice di pace, il Tribunale, che giudica sempre in composizione monocratica, tranne ipotesi tassative; per le cause penali, il Giudice di pace, il G.I.P., il G.U.P. presso il Tribunale ordinario, il G.I.P. presso il Tribunale per i minorenni, il Tribunale ordinario monocratico, il magistrato monocratico di sorveglianza.

Deve, in proposito, ricordarsi che il decreto legislativo istitutivo del Giudice unico [vedi] (D.Lgs. 51/1998) ha dato attuazione definitiva al progetto di ampliare la competenza del Giudice monocratico, disponendo la soppressione della figura del pretore e affidando al Tribunale in composizione monocratica la definizione dei giudizi civili e penali e, solo nelle ipotesi tassativamente indicate dalla legge, in composizione collegiale. La definitiva attuazione della riforma è avvenuta a seguito dell’entrata in vigore della L. 16-12-1999, n. 479 (cd. legge Carotti).

Giudice naturale (d. cost.)

In base all’art. 25 Cost., «Nessuno può essere distolto dal Giudice naturale precostituito per legge». Per Giudice naturale precostituito per legge si intende l’ufficio giudiziario individuato dalla legge sulla base di criteri astratti precisi e predeterminati rispetto all’insorgere della controversia. Tali criteri sono enunciati dalle norme che regolano la competenza per materia, per valore, per territorio o funzionale, definendo la quota di giurisdizione spettante a ciascun Giudice. Ciò esclude che tale individuazione possa avvenire ad opera di autorità diverse dal Parlamento [vedi] (come il Governo [vedi] o i capi degli uffici giudiziari o la stessa Corte di Cassazione [vedi]), e impone al legislatore di operare sempre sulla base di una disciplina a carattere generale, senza introdurre eccezioni singolari ai criteri prefissati, in vista di una determinata controversia.

Più controversa è, invece, l’estensione del principio del Giudice naturale alle ipotesi di identificazione non dell’ufficio giudiziario, bensì del singolo Giudice persona fisica [vedi Giudice] o della singola sezione all’interno dello stesso ufficio. In questa delicata materia, infatti, si scontrano due contrapposte esigenze: da una parte assicurare, ex art. 97 Cost., efficienza e funzionalità nella distribuzione del lavoro giudiziario, conservando ampi spazi di discrezionalità in capo ai dirigenti degli uffici relativamente alla assegnazione dei processi, alla formazione dei collegi giudicanti, alla ripartizione degli uffici in sezioni; dall’altra, salvaguardare il pluralismo all’interno della magistratura, evitando che la scelta di un determinato Giudice sia motivata dal fine di pilotare l’esito della decisione, o comunque di far prevalere una certa soluzione dei casi prospettati, conforme alle aspettative del capo dell’ufficio.

Giudice nel diritto britannico (d. comp.)

Tutti i Giudice, di regola, sono scelti fra i membri dei rami della professione legale, e nominati dal Lord Chancellor, che fa parte dei Governo ed è anche Speaker (ossia Presidente) della Camera dei Lords. Una volta in carica, essi sono completamente indipendenti tanto dal potere legislativo quanto da quello esecutivo, potendo perciò amministrare liberamente la giustizia senza timore di interferenze o pressioni di alcun tipo.

Giudice onorario (d. proc.)

[vedi Giudice togato e onorario].

Giudice ordinario (d. proc.)

Sono istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario [vedi]. Nel disegno del Costituente la funzione giurisdizionale [vedi Giurisdizionale (Funzione)] avrebbe dovuto essere esercitata soltanto dal Giudice ordinario. Il rifiuto dei Giudice speciali [vedi] era motivato dall’uso distorto che di essi aveva fatto il regime fascista, al fine di marginalizzare la magistratura ordinaria attraverso strutture variamente soggette alla dipendenza del Governo. Tale disposizione, però, non si è potuta attuare interamente, dal momento che già l’art. 103 Cost. attribuisce rilevanza costituzionale a tre Giudice speciali.

Giudice per l’udienza preliminare (d. p. pen.)

[vedi Giudice per le indagini preliminari; Udienza preliminare].

Giudice per le indagini preliminari [g.i.p.] (d. p. pen.)

Protagonisti delle indagini preliminari, fase procedimentale in cui si raccolgono le fonti di prova, sono il P.M. e la polizia giudiziaria. Poiché costoro sono soggetti tendenzialmente antagonisti della persona indagata, il codice ha previsto che ogni volta in cui è necessario compiere atti che comprimono la libertà dell’individuo o che in ogni caso decidono della sua sorte, questi siano adottati da un Giudice (G.I.P.), terzo tra le parti in causa. Sicché il G.I.P. svolge una funzione di controllo del rispetto delle norme da parte del P.M. e della polizia giudiziaria.

Può dirsi, in sostanza, che il G.I.P. nel processo penale svolge compiti di garanzia dei diritti del cittadino sottoposto ad indagini da parte del P.M. e tutela l’effettività del contraddittorio controllando l’attività dell’accusa. Al G.I.P. il rappresentante dell’accusa dovrà richiedere i provvedimenti cautelari personali o reali [vedi Misure cautelari], l’autorizzazione all’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche o tra presenti, la convalida del fermo e dell’arresto [vedi].

Al G.I.P. spetta valutare la richiesta di archiviazione [vedi] e di rinvio a giudizio [vedi Richiesta di rinvio a giudizio]; inoltre, dinnanzi a lui possono essere celebrati alcuni procedimenti speciali (rito abbreviato, patteggiamento, decreto penale). Infine è competente per l’incidente probatorio [vedi].

Fino al luglio 1999 la stessa persona fisica che svolgeva le funzioni di G.I.P. era chiamata, alla fine delle indagini, a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio, celebrando l’udienza preliminare [vedi], svolgendo quindi  anche i compiti di G.U.P. (giudice dell’udienza preliminare). La L. 51/1998, all’art. 171, ha previsto che il Giudice che ha svolto nel procedimento le funzioni di G.I.P. non può nello stesso processo, svolgere il ruolo di G.U.P., ciò per garantire una maggiore terzietà del giudice chiamato a decidere nella causa (art. 342bis c.p.p.).

Il rigore di tale norma è stato, tuttavia, temperato dalla L. 16-12-1999, n. 479 e dal D.L. 7-4-2000, n. 82, conv. in L. 5-6-2000, n. 144, i quali, nell’introdurre i commi 2ter e 2quater all’art. 34, hanno previsto un elenco di atti il cui compimento non determina alcuna incompatibilità g.i.p.-g.u.p., in quanto inidonei a creare, nel giudice, il pregiudizio fondante tale istituto.

Giudice popolare (d. p. pen.)

La figura del Giudice popolare rende effettiva la partecipazione del popolo all’amministrazione della giustizia consacrata nell’art. 101, co. 1 Cost.

Il Giudice popolare è un Giudice non professionale chiamato a integrare il collegio della Corte di Assise [vedi].

L’ufficio di Giudice popolare è obbligatorio; ad esso sono chiamati tutti i cittadini italiani forniti dei seguenti requisiti:

—  godimento dei diritti civili e politici;

—  buona condotta morale;

—  età non inferiore ai trenta e non superiore ai sessantacinque anni;

—  titolo finale di studi di scuola media inferiore (per la Corte d’Assise) o superiore (per la Corte d’Assise d’Appello).

I Giudice popolari sono estratti a sorte per ogni processo da una lista preordinata di soggetti idonei a ricoprire l’ufficio.

Quanto al problema della retribuzione dei lavoratori dipendenti chiamati all’ufficio di Giudice popolare, oltre all’indennità prevista dalla legge, la Cassazione ha riconosciuto che non esiste un diritto generalizzato dei lavoratori chiamati alla funzione di Giudice popolare alla corresponsione della retribuzione da parte del datore di lavoro. A vantaggio di tutti i prestatori di lavoro (anche dei dipendenti pubblici ex art. 552 D.Lgs. 29/1993), comunque, si applica l’art. 313 dello Statuto dei lavoratori (L. 300/1970), che pone a carico degli enti previdenziali erogatori gli oneri derivanti dalla mancata prestazione di lavoro a favore dei lavoratori chiamati a funzioni pubbliche o anche sindacali.

Giudice speciale (d. proc.) (d. cost.)

È titolare di competenze circoscritte e delimitate a specifiche materie, rispetto a quelle proprie del Giudice ordinario ed è soggetto a una disciplina differenziata rispetto a quella dettata dalla legge sull’ordinamento giudiziario [vedi].

La Costituzione vieta l’istituzione di Giudice speciali, in quanto la funzione giurisdizionale è esercitata, per il principio della unità della giurisdizione, da magistrati ordinari, istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario. Sono costituzionalmente legittimi i Giudice speciali già esistenti ed anzi espressamente richiamati dall’art. 103 Cost. e dalla VI disp. trans. Cost.: il Consiglio di Stato [vedi], la Corte dei conti [vedi], il T.A.R. [vedi], nonché i Tribunali militari.

In base alla VI disp. trans. e fin. della Cost., si doveva provvedere alla revisione degli organi speciali giurisdizionali preesistenti entro 5 anni dall’entrata in vigore della Costituzione. Anche se ciò non è avvenuto, la Corte costituzionale ha più volte ribadito che il termine predetto non era perentorio ma meramente sollecitatorio, per cui tali organi non dovevano essere dichiarati per ciò solo incostituzionali.

Non rientrano, invece, nell’ambito concettuale dei Giudice speciali, e quindi non sussiste divieto di istituzione, le sezioni giurisdizionali specializzate, che a norma dell’art. 102 Cost. possono essere istituite presso gli organi giudiziari ordinari, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura (es. Tribunale dei minori; sezioni agrarie del Tribunale).

Il Giudice è pur sempre un Giudice naturale, sicché non va confuso con i Giudice straordinari la cui costituzione è assolutamente vietata dalla Costituzione.

Giudice straordinario (d. proc.) (d. cost.)

Organo giudiziario istituito per conoscere e risolvere singole e specifiche questioni.

L’istituzione di Giudice straordinari è vietata dalla Costituzione (art. 102, co. 2), perché essi vengono costituiti solo in un momento successivo al verificarsi del fatto che dovranno giudicare, ponendosi, pertanto, in contrasto con il principio del Giudice naturale. L’esito dei loro giudizi è praticamente deciso con la loro stessa creazione: infatti lo Stato che decide di istituire un tribunale per un fatto specifico ha già deciso che questo fatto è da condannare. Di tale aberrazione, in Italia se ne è avuto un esempio, in epoca fascista, con il Tribunale speciale per la difesa dello Stato contro gli oppositori politici del regime.

Giudice togato e onorario (d. proc.)

La giurisdizione ordinaria è esercitata, di regola, da Giudice togati, ossia da magistrati di carriera nominati mediante concorso pubblico (art. 106, co. 1, Cost.).

In casi particolari, sono nominati, senza concorso, i cd. Giudice onorari, ossia persone che non sono legate allo Stato da un rapporto di pubblico impiego (artt. 102, co. 2, e 106, co. 2, Cost.). Le loro funzioni sono temporanee ed essi svolgono l’incarico a titolo gratuito (salve le indennità previste per le singole udienze o per le sentenze, a titolo di rimborso spese).

Nel nostro ordinamento sono previsti i seguenti Giudice onorari:

—  il Giudice di pace;

—  il Giudice onorario del Tribunale ordinario;

—  gli esperti delle sezioni specializzate;

—  il vice procuratore onorario;

—  gli esperti del Tribunale per i minorenni;

—  i giudici popolari delle Corti d’Assise.

Giudice tributario (d. trib.)

[vedi Commissione tributaria].

Giudice tutelare (d. civ.) (d. p. civ.)

Sovraintende alle attività di coloro che esercitano la responsabilità genitoriale [vedi], la tutela [vedi Tutela e istituti di protezione degli incapaci], la curatela e l’amministrazione di sostegno [vedi]. In particolare, provvede alla nomina del tutore [vedi Tutela] (per i minori privi di genitori e per gli interdetti), del curatore [vedi Curatela] (per gli inabilitati) e dell’amministratore di sostegno [vedi Amministrazione di sostegno] (a tutela di chi si trovi in una situazione di incapacità grave, ma non definitiva e totale), concede le necessarie autorizzazioni in relazione agli atti di disposizione e di straordinaria amministrazione e vigila sull’esercizio di tali attività.

È Giudice tutelare il Tribunale.

Giudice unico (in primo grado) (d. proc.)

L’istituto del Giudice unico è stato introdotto con il D.Lgs. 51/1998, che ha, nello stesso tempo, previsto l’abolizione dell’ufficio del Pretore e della Procura Circondariale presso la Pretura.

Il D.L. 145/1999 (conv. in L. 234/1999), sancendo lo slittamento dell’efficacia della riforma in campo penale al 2-1-2000, aveva però già disposto che l’abolito ufficio del Pretore continuasse a celebrare i processi sotto il nome di «Tribunale monocratico» (art. 2472ter D.Lgs. 51/1998).

Pertanto, dal 2-1-2000 (data dell’entrata in vigore della L. 16-12-1999, n. 479 che ha modificato il procedimento dinanzi al Tribunale in composizione monocratica), in primo grado sono competenti a giudicare:

—  il Tribunale in composizione monocratica (come regola);

—  il Tribunale in composizione collegiale (per le ipotesi eccezionalmente previste: v. art. 33bis c.p.p., di nuova introduzione);

—  la Corte d’Assise (per i delitti di sua competenza: v. art. 5 c.p.p.).

A titolo esemplificativo, rimangono di attribuzione collegiale (Tribunale composto da tre magistrati) i delitti di associazione mafiosa, la quasi totalità dei delitti contro la P.A., quelli di usura e riciclaggio, la bancarotta fraudolenta, l’associazione per traffico di stupefacenti, i delitti relativi alle associazioni segrete etc.).

La violazione delle norme disciplinanti la ripartizione dei processi tra Tribunale «monocratico» e Tribunale «collegiale» non è causa di nullità assoluta, ma non costituisce neanche una questione di competenza, in quanto questa è incardinata pur sempre presso il Tribunale, sebbene in diversa composizione. Trattasi, pertanto, di mera questione di rito.

Circa il rito applicabile, ai procedimenti da svolgersi innanzi al Tribunale in composizione monocratica (con un solo giudice) vanno applicate le norme dell’abolito processo pretorile, con tutte le conseguenti semplificazioni di rito previste dalla L. 479/1999.

Ai procedimenti da svolgersi innanzi al Tribunale in composizione collegiale vanno applicate le norme previste per il rito di Tribunale, con conseguente celebrazione dell’udienza preliminare prima del dibattimento e tutte le formalità attualmente previste.


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