Che significa? | Termini giuridici

Governo

26 Ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 26 Ottobre 2015



Governo (d. cost.): Organo cui è affidata la funzione d’individuare e tradurre in concreti programmi d’azione l’indirizzo politico dello Stato.

Il Governo, nel sistema costituzionale italiano (artt. 92-96), è un organo:

—  costituzionale: rientra, infatti, nell’organizzazione costituzionale dello Stato e partecipa alla funzione di direzione politica dello Stato. Esso, come tale, è superiorem non recognoscens, insopprimibile e rappresenta un potere dello Stato;

—  complesso: in quanto costituito al suo interno da più organi con competenze autonome. Alcuni di tali organi sono espressamente previsti dalla Costituzione (Consiglio dei Ministri, Ministri, Presidente del Consiglio), altri invece non lo sono;

—  di parte: nel senso che esso esprime la volontà delle forze politiche di maggioranza che lo sostengono con la fiducia [vedi Fiducia nel diritto costituzionale] , per cui, a differenza che nel Parlamento, non sono presenti le minoranze;

—  con funzioni:

a) politiche: in quanto partecipa della direzione politica del paese, nell’ambito dell’indirizzo indicato dalla maggioranza parlamentare;

b) legislative: infatti, può emanare atti aventi forza di legge ex 76 e 77 Cost. [vedi Decreti legislativi; Decreti-legge];

c) esecutive (o amministrative lato sensu): in quanto è al vertice del potere esecutivo, e ai singoli Ministeri fanno capo tutti i settori amministrativi dello Stato; inoltre spetta al Governo la cd. funzione di alta amministrazione;

d) di controllo: tale funzione viene esercitata sull’attività di tutti gli organi amministrativi.

La struttura e l’attività del Governo sono previsti e disciplinati in modo generico dagli artt. 92-96 Cost., e in modo più specifico e dettagliato dalla L. 400/1988, che raccoglie le indicazioni evidenziate dalla prassi governativa razionalizzandole al fine del recupero della correttezza costituzionale; sono da ricordare, inoltre, i decreti legislativi 300/1999 e 303/1999, i quali hanno, rispettivamente, disposto la riforma dei Ministeri e la riorganizzazione della Presidenza del Consiglio.

Relativamente al procedimento di formazione del Governo l’art. 92 Cost. si limita ad indicare l’organo incaricato di nominare il Presidente del Consiglio [vedi], ma nulla dice sul modo in cui ciò avviene. Nel nostro recente passato (Prima Repubblica), in presenza di una frammentazione politica che non assegnava la maggioranza assoluta (50% + 1) ad alcun partito, il Presidente della Repubblica [vedi] era chiamato ad una delicata opera di identificazione e scelta del futuro leader, intorno al quale si potesse successivamente coagulare una maggioranza di partiti [vedi Coalizione di Governo] per poter governare il Paese. La prassi costituzionale così instauratasi ha dato vita ad un complesso di regole frutto soprattutto di accordi fra i diversi soggetti politici e costituzionali coinvolti (convenzioni costituzionali).

Nei sistemi di tipo maggioritario [vedi] le coalizioni si formano prima delle elezioni e i leader delle stesse appaiono i naturali destinatari dell’incarico. Per quanto riguarda il nostro paese, è da sottolineare che la legge elettorale approvata nel 2005 impone alle coalizioni che si presentano alle elezioni di identificare il capo della coalizione, che, in caso di vittoria elettorale, sarà candidato alla carica di Presidente del Consiglio.

L’incaricato, prima della nomina, compila una lista di Ministri. Tale lista viene presentata al Capo dello Stato, il quale emette i conseguenti decreti di nomina.

In attesa della fiducia, tuttavia, i suoi poteri sono limitati all’ordinaria amministrazione. All’esordio il (—) compie gli atti urgenti e quelli preordinati al dibattito parlamentare (nomina dei sottosegretari, preparazione del programma governativo e delle connesse iniziative legislative).

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenere la fiducia, che ciascuna Camera accorda o revoca mediante mozione [vedi] motivata e votata per appello nominale.

L’art. 94 Cost. prevede che solo votando la mozione di sfiducia sia possibile far venir meno il rapporto fiduciario: il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su proposte del Governo, infatti, non importa obbligo di dimissioni.

Ciò non esclude, tuttavia, che il Governo possa, nella sua autonomia, considerare interrotto il rapporto fiduciario ogni qualvolta la situazione politica in Parlamento e gli orientamenti delle forze politiche di maggioranza siano tali da impedirgli la realizzazione del suo programma. In questi casi, il Governo non è obbligato a dimettersi, ma se lo fa apre una crisi che viene definita extraparlamentare, caratterizzata dall’assenza di un voto di sfiducia (e contrapposta, quindi, alla crisi parlamentare che tale voto presuppone).

Governo di fatto (d. int.)

Nozione elaborata dalla dottrina di diritto internazionale (presente anche nella letteratura costituzionalistica) che designa fenomeni eterogenei. Ricorre la figura del Governo di fatto:

—  nell’ipotesi di conseguimento da parte di un movimento di liberazione nazionale dell’autorità di Governo su una parte (o sulla totalità) di un dato territorio;

—  nel caso in cui una potenza occupi un determinato territorio assumendo direttamente (cfr. Corte di Giustizia di Londra sent. 11 maggio 1937), oppure a mezzo di un Governo fantoccio, l’autorità di governare.

Governo di larghe intese (d. cost.)

Espressione che fa riferimento a un Governo sostenuto da una maggioranza parlamentare allargata anche a una parte dell’opposizione. Differentemente dal Governo tecnico [vedi], quello di larghe intese è formato sia da politici che da tecnici. In tal senso, quando con le elezioni del febbraio 2013 la coalizione PD-SEL ha ottenuto la maggioranza alla Camera ma non al Senato, il Presidente della Repubblica, al fine di risolvere un grave stallo politico che si è protratto per oltre un mese, ha affidato a Enrico Letta l’incarico di formare un esecutivo capace di assicurare «una larga convergenza tra le forze politiche». Tale Governo, durato in carica per poco più di 9 mesi, era appoggiato da forze politiche (di centro-sinistra e di centro-destra) che negli ultimi 20 anni si sono alternate al potere.

L’esecutivo guidato da Letta, a partire dal 22 febbraio 2014, è stato successivamente sostituito, senza passare per il voto, dal Governo Renzi dopo la decisione presa dalla Direzione Nazionale del PD di cambiare la formazione governativa.

Governo di legislatura (d. cost.)

È il Governo destinato a rimanere in carica durante l’intera legislatura [vedi] ed è tipico delle forme di governo [vedi] direttoriali (es.: Svizzera).

Il Governo di legislatura gode di una particolare posizione di forza rispetto al Parlamento, in quanto l’eventuale interruzione del mandato determina lo scioglimento anticipato delle Camere, con l’ulteriore conseguenza che al Capo dello Stato viene sottratto uno dei suoi poteri più rilevanti, appunto quello di sciogliere le Camere.

Governo di unità nazionale (d. cost.)

Nelle democrazie parlamentari vige il principio dei pesi e contrappesi caratterizzato dal presupposto che la maggioranza governa e la minoranza controlla. Tale dialettica può essere sospesa in momenti di crisi del sistema: in questa ipotesi l’accordo tra maggioranza e minoranza mira a raccogliere tutte le forze politiche disponibili per superare al meglio la crisi. In pratica le minoranze appoggiano l’esecutivo assumendosi anch’esse (in parte o in toto) la responsabilità di Governo fino al raggiungimento dell’obiettivo comune.

Storicamente si sono avuti Governo di unità nazionale allo scoppio di conflitti militari di ampia portata o nei periodi di formazione di nuove Costituzioni. Se ne sono avuti esempi in tutte le democrazie parlamentari contemporanee: un tentativo di Governo di unità nazionale, praticamente fallito, si ebbe nel nostro Paese per combattere il terrorismo dei cd. «anni di piombo», tra il 1976 e il 1979.

Governo in esilio (d. int.)

Ricorre tale ipotesi allorquando il Governo di un Paese militarmente occupato si trasferisce all’estero, di solito ospite nel territorio di qualche alleato (es.: de Gaulle durante l’invasione della Francia da parte dei nazisti). Gode di un particolare (e non pacifico) status di soggetto di diritto internazionale, che gli consente di proseguire dalla nuova sede le operazioni belliche contro il nemico occupante, continuando ad intrattenere stretti rapporti con gli alleati.

Governo fantoccio (d. int.)

Sono quei Governo che, in quanto sottoposti al totale controllo di un altro Stato, sono considerati privi di soggettività internazionale. In questo caso la volontà effettiva è quella dello Stato controllante che influenza il potere di Governo.

Esempi di Governo fantoccio sono stati il Governo Pétain in Francia e la Repubblica Sociale Italiana (cd. Repubblica di Salò), Governo instauratisi, durante la seconda guerra mondiale (1939-1945), sui territori occupati dalla Germania nazista.

Governo insurrezionale (d. cost.)

Si tratta del Governo costituito da un movimento insurrezionale.

Un Governo insurrezionale acquista la qualità di soggetto di diritto internazionale quando è organizzato sotto un comando unico e responsabile e controlla effettivamente e con apprezzabile continuità un territorio.

Qualora si realizzino queste due condizioni è evidente che la guerra civile non ha una rilevanza puramente interna, perché esiste un nuovo Governo, anche se temporaneo, che esercita il proprio ius imperii su una parte di territorio.

Governo tecnico (d. cost.)

Espressione con cui viene indicata la compagine governativa formata da esponenti non legati in modo esplicito ad un partito politico e normalmente espressione di settori economici, culturali e sociali diversi.

In Italia la stagione dei Governo tecnici è iniziata con le elezioni politiche del 1992 allorché, in seguito alla crisi dell’assetto istituzionale dominante da diversi decenni, si è verificata una situazione di stallo politico e la conseguente impossibilità di formare Governo con una solida maggioranza parlamentare [vedi Maggioranza di governo].

È così emersa la soluzione del Governo tecnico, impegnato soprattutto nell’opera di risanamento dei conti pubblici: con questi obiettivi sono nati il primo Governo Amato (1992) e quelli guidati da esponenti della Banca d’Italia, vale a dire i Governo Ciampi (1993) e Dini (1995).

Per l’esplicito appoggio che tali esecutivi hanno ricevuto dal Presidente della Repubblica si è anche parlato di Governo del Presidente.

L’ultimo Governo è stato guidato da Mario Monti dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013.


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