Che significa? Handicap

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Handicap [portatori di] (d. lav.): Ai lavoratori con Handicap che rientrino in determinate categorie (disabili fisici, sensoriali, portatori di Handicap intellettivo etc.), ma abbiano una capacità lavorativa che ne consente l’impiego in mansioni compatibili, il legislatore garantisce il diritto al lavoro. Infatti è imposto per legge a tutti i datori di lavoro del settore privato e pubblico, che occupano dai 15 dipendenti in poi, l’obbligo di assumere persone disabili per una certa percentuale dei lavoratori in forza (cd. quota di riserva) (L. 68/1999) [vedi Collocamento mirato dei disabili].

Oltre alla realizzazione professionale, la legge prevede anche una serie di misure a favore dei soggetti disabili in condizione di gravità, finalizzata «a far superare i molteplici ostacoli che il disabile incontra quotidianamente nelle attività sociali e lavorative e nell’esercizio di diritti costituzionalmente protetti» (Corte cost. sent. 325/1996). Tra tali misure rientrano i permessi e i congedi riconosciuti ai lavoratori disabili. In particolare:

1)  i lavoratori Handicap maggiorenni hanno diritto a due ore di permesso giornaliero retribuito o, in alternativa, a tre giorni di permesso mensile retribuito;

2)  colui che assiste una persona con Handicap in situazione di gravità e ne sia coniuge, parente o affine entro il secondo grado anche se non convivente, ha diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito.

Il diritto ai permessi non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona (principio del cd. referente unico).

Un particolare regime riguarda i genitori di figli con Handicap grave (artt. 33 L. 104/1992 e 33, 42 D.Lgs. 151/2001), in quanto la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre hanno diritto in alternativa tra loro:

—  a permessi retribuiti di 2 ore giornaliere fino al compimento del terzo anno di vita del bambino;

—  a 3 giorni di permesso mensile retribuito. Il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori per lo stesso figlio, ma ne possono godere però alternativamente (non vale la regola del referente unico);

—  al prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo di 3 anni, comprensivo del congedo parentale ordinario.

Inoltre, in caso di assistenza a soggetto con Handicap in situazione di gravità accertata, in ossequio al principio per cui è opportuno agevolare la continuità delle cure in ambito familiare, è previsto un congedo straordinario, della durata massima di 2 anni, retribuito con un’apposita indennità (art. 42, co. 5, D.Lgs. 151/2001).


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