Che significa? | Termini giuridici

Illecito

14 Ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 14 Ottobre 2015



Illecito

Illecito amministrativo (d. amm.): Può definirsi come quella violazione di un dovere generale cui l’ordinamento ricollega, come conseguenza giuridica, l’assoggettamento ad una sanzione amministrativa, che può avere carattere pecuniario o meno.

La disciplina generale dell’Illecito amministrativo è stata dettata con la L. 689/1981 (cd. legge sulla depenalizzazione) che contiene i principi generali dell’Illecito che possono così sintetizzarsi:

—  principio di legalità, in base al quale nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una disposizione di legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione;

—  principio della capacità di intendere e di volere [vedi];

—  principio della responsabilità per dolo [vedi] o colpa;

—  principio dell’esclusione della responsabilità per l’esistenza di una causa di giustificazione, per cui è esclusa la responsabilità nei casi in cui si è commesso il fatto nell’adempimento di un dovere, nell’esercizio di una facoltà legittima, in stato di necessità o per legittima difesa;

—  principio del concorso di persone, per cui qualora più persone concorrano in una violazione amministrativa, ciascuna di esse soggiace alla sanzione prevista, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge;

—  principio di solidarietà, per effetto del quale, ad esempio, il proprietario della cosa usata per compiere l’Illecito o, in sua vece, l’usufruttuario o, se trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto personale di godimento, è obbligato in solido con l’autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta se non prova che la cosa è stata utilizzata contro la sua volontà;

—  principio della personalità dell’obbligazione, per effetto del quale l’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione non si estende agli eredi del responsabile deceduto;

—  principio della continuazione, per effetto del quale chi con un’azione o un’omissione viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni, o commette più violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione per la violazione più grave, aumentata sino al triplo;

—  principio di specialità, per effetto del quale quando un fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, si applica normalmente la norma speciale.

L’art. 10 definisce il concetto di sanzione amministrativa [vedi] pecuniaria, che consiste nel pagamento di una somma di danaro non inferiore a 10 euro e non superiore a 15.000 euro.

Il procedimento per l’applicazione delle sanzioni amministrative, è disciplinato dalla sezione seconda della L. 689/1981 come novellata dal D.Lgs. 150/2011.

Oltre a quelle pecuniarie vi sono le sanzioni non pecuniarie, tra cui rientrano sanzioni limitative della sfera d’azione individuale (es.: ritiro della patente, della licenza di circolazione, sospensione dell’esercizio venatorio); sanzioni interdittive, con cui vengono vietate quelle attività che il privato non può intraprendere se non in forza di un atto amministrativo; sanzioni aventi ad oggetto beni, come la confisca [vedi].

Illecito civile (d. civ.)

Consiste nella violazione di una norma giuridica sanzionata dall’obbligo del risarcimento del danno.

Gli elementi costitutivi dell’Illecito civile sono individuati dall’art. 2043 c.c., e sono:

—  il fatto, ossia la vicenda che ha causato il danno ingiusto e che è riferibile ad un soggetto. Può trattarsi di un comportamento volontario o di un evento naturale (ad es., il morso di un cane). Ciò che conta è che l’evento sia giuridicamente imputabile al soggetto che lo ha provocato o che aveva il dovere di impedirlo. Infatti, il soggetto può rispondere di un evento che ha causato direttamente o anche di un evento che gli è imputato in quanto non ne ha impedito il verificarsi;

—  il dolo o la colpa: il dolo sussiste nel caso in cui il fatto sia stato commesso volontariamente da un soggetto consapevole delle conseguenze dannose derivanti dal fatto e dell’ingiustizia del danno arrecato; la colpa, invece, sussiste in caso di inosservanza dello standard di diligenza dovuto. La colpa può consistere, in particolare, nella negligenza (difetto dell’attenzione dovuta per la salvaguardia dell’interesse altrui), nell’imprudenza (difetto delle cautele idonee a prevenire il danno), nell’imperizia (inosservanza delle regole tecniche proprie di una determinata attività) o nell’illegalità (inosservanza delle norme giuridiche che prevedono specifiche misure idonee ad evitare o diminuire il pericolo di danni ingiusti);

—  il danno ingiusto, ossia la lesione di un interesse giuridicamente tutelato nella vita di relazione.

—  il nesso di causalità tra il fatto e il danno.

Illecito internazionale (d. int.)

La violazione di una regola di diritto internazionale da parte di uno Stato genera responsabilità internazionale in quanto lo Stato, violando tale regola, ha posto in essere un atto internazionalmente illecito che può consistere in una o più azioni positive (atti) o omissioni o entrambe.

L’art. 2 del Progetto della CDI (Commissione di diritto internazionale [vedi]) specifica che «si ha un atto internazionalmente illecito di uno Stato quando un comportamento, consistente in un’azione o in un’omissione, può essere attribuito allo Stato secondo il diritto internazionale; e tale comportamento costituisce una violazione di un obbligo internazionale dello Stato».

Sono due gli elementi costitutivi di un atto internazionalmente illecito:

—  il comportamento contrario alle regole di diritto internazionale deve essere attribuibile allo Stato (elemento soggettivo);

—  il comportamento tenuto dallo Stato deve essere in contrasto con una regola di diritto internazionale. È necessario, quindi, che sussista la violazione di un obbligo internazionale (elemento oggettivo).

Illecito penale (d. pen.)

L’Illecito penale è la violazione di una norma di legge sanzionata con una pena criminale (reclusione [vedi], multa [vedi], arresto [vedi] e ammenda [vedi]).

La dottrina, analizzando le singole figure criminose, individua nella struttura dell’Illecito una serie di elementi costitutivi, comuni a tutte le fattispecie criminose.

Ciò ha prodotto due diverse concezioni: la teoria della tripartizione e la teoria della bipartizione.

Secondo la teoria della tripartizione, il reato si compone di tre elementi strutturali:

—  il fatto tipico, che comprende il complesso degli elementi materiali del reato (la condotta, l’evento, e il rapporto di causalità [vedi] che lega la prima al secondo);

—  l’antigiuridicità obiettiva, che consiste nella contraddizione del fatto con la norma giuridica che lo prevede e lo incrimina;

—  la colpevolezza, ossia la volontà riprovevole nelle sue due forme del dolo e della colpa.

Secondo la teoria della bipartizione, invece, l’antigiuridicità costituisce l’in sé del reato, per cui la struttura del reato si compone di:

—  un elemento oggettivo (colpevolezza), cioè il fatto materiale, comprensivo di tutti gli elementi necessari per l’esistenza del reato;

—  un elemento soggettivo (effetto tipico), costituito dal diverso atteggiarsi della volontà colpevole, nelle forme del dolo e della colpa [vedi].

Ogni reato determina la lesione di un bene giuridico o oggetto giuridico [vedi].

Il reato è escluso dalla presenza di scriminanti [vedi Cause di giustificazione], che escludono l’antigiuridicità del fatto.

Considerato dal punto di vista realistico, il reato si realizza passando attraverso varie fasi (iter criminis): l’ideazione; la preparazione; l’esecuzione; la perfezione; la consumazione.

Illecito tributario (d. trib.)

Inosservanza degli obblighi principali e accessori che traggono origine dal rapporto giuridico d’imposta: in particolare, deve considerarsi Illecito qualunque fatto o comportamento dal quale l’ordinamento fiscale fa derivare come conseguenza una sanzione.

La norma fiscale prevede il sorgere, a carico di determinati soggetti, di situazioni passive di diverso tipo e contenuto: infatti, oltre al fondamentale obbligo di adempiere il tributo, esistono altri obblighi accessori formali e sostanziali (es.: obbligo di dichiarazione fedele) cui sono tenuti sia il contribuente sia altri soggetti a lui collegati per relazioni di rilevanza tributaria (es.: sostituto di imposta).

È illecito tributario amministrativo quello punito con una sanzione amministrativa [vedi].

Infatti, la revisione delle sanzioni tributarie non penali ha portato all’adozione di un unico tipo di sanzione amministrativa pecuniaria, facendo, così, venir meno la distinzione tra pena pecuniaria e soprattassa.

È illecito tributario penale ogni violazione alla normativa tributaria punita con una sanzione penale [vedi Pena].

È da notare che non sempre l’evasione d’imposta [vedi Evasione fiscale] è un elemento costitutivo dell’illecito tributario: talvolta, infatti, essa rappresenta solo un elemento eventuale o successivo all’illecito, mentre talora rappresenta un’aggravante. La forma più grave di illecito tributario è la frode fiscale [vedi] che scaturisce da un comportamento positivo del soggetto diretto, con artifici ed inganno, all’evasione del tributo.

Altre volte, infine, l’entità dell’evasione rappresenta il parametro in base al quale l’illecito si trasforma da amministrativo in penale.


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