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Illegittimità

14 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 14 ottobre 2015



Illegittimità

Illegittimità costituzionale (d. cost.)

Indica la difformità fra una norma legislativa ordinaria e una disposizione costituzionale. La Illegittimità può derivare dalla violazione di norme che: prevedono determinati procedimenti per la formazione degli atti legislativi (la cui violazione determina vizi formali); impongono o vietano determinati contenuti (la cui violazione determina, invece, vizi sostanziali).

Si determina Illegittimità formale nel caso di violazione di norme sui procedimenti legislativi. Così, ad esempio, una legge erroneamente approvata dalle Commissioni, anziché dall’Assemblea, può essere dichiarata incostituzionale per vizio di forma.

La Corte costituzionale ha precisato (sent. n. 9/1959) che non tutte le violazioni di norme sul procedimento comportano un vizio apprezzabile in sede di controllo di costituzionalità, ma solo la violazione di norme sul procedimento di formazione della legge contenute nella Costituzione.

La Corte ha, invece, riconosciuto il rispetto dell’insindacabilità del regolamento di ciascuna Camera [vedi Regolamenti parlamentari], e ciò al fine di evitare che si trasferissero innanzi ad essa le numerose, e spesso strumentali, controversie regolamentari, di per sé non legate alla difesa di situazioni sostanziali apprezzabili.

L’Illegittimità sostanziale si determina per incompatibilità dei contenuti o, meglio, per il contrasto obiettivo fra il principio materiale incorporato nella legge ordinaria e un principio contenuto in una legge costituzionale.

I problemi più difficili nascono a proposito delle «clausole generali» contenute nella Costituzione, aventi lo scopo di orientare il legislatore ordinario. Si pensi, ad esempio, ai «fini sociali», alla «funzione sociale», all’«utilità generale», che sono disposizioni costituzionali in sostanza prive di specifico contenuto. È chiaro che se la Corte pretendesse di specificare di volta in volta i fini sociali, l’utilità generale etc., compirebbe degli apprezzamenti politici di competenza di altri poteri. Tuttavia, ciò non esclude un controllo di costituzionalità «ai margini» oltre i quali le scelte legislative risulterebbero insostenibili.

I caratteri di questo controllo sono stati così definiti dalla Corte: «Per potere affermare che la legge non corrisponde a fini di utilità generale bisognerebbe che risultasse che l’organo legislativo non abbia compiuto un apprezzamento di tali fini e dei mezzi per raggiungerli o che questo apprezzamento sia stato inficiato da criteri illogici, arbitrari o contraddittori, ovvero che l’apprezzamento stesso si manifesti in palese contrasto con i presupposti di fatto» (sent. n. 14/1964). Si tratta insomma di un controllo che non mette in discussione lo scopo in sé, la cui determinazione è riservata al legislatore, ma la conformità dei mezzi rispetto ad esso.

Illegittimità dell’atto amministrativo (d. amm.)

L’atto amministrativo [vedi] difforme dalla norma giuridica che lo disciplina risulta affetto da Illegittimità e, come tale, è suscettibile di annullamento [vedi].

L’Illegittimità è, dunque, una forma di invalidità dell’atto amministrativo [vedi], che si concretizza in tre vizi caratteristici dell’atto:

—  incompetenza [vedi];

—  eccesso di potere [vedi];

—  violazione di legge [vedi].

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