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Ius variandi

6 novembre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 6 novembre 2015



Ius variandi

Ius variandi nel diritto amministrativo 

In materia di appalto pubblico [vedi] è il diritto potestativo, riconosciuto all’amministrazione committente, di imporre all’appaltatore modifiche della qualità e della quantità dei lavori fino ad un importo pari ad un quinto del prezzo di appalto e alle stesse condizioni del contratto.

Ius variandi nel diritto processuale civile

[vedi Mutatio libelli]

Ius variandi nel diritto del lavoro

Potere di modificazione unilaterale delle mansioni del lavoratore da parte del datore.

Tale potere è fortemente limitato dall’art. 2103 c.c. secondo il quale «il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione».

Sempre ai sensi dell’art. 2103 c.c., in caso di assegnazione a ­mansioni superiori il lavoratore ha diritto al trattamento economico e normativo corrispondente all’attività effettivamente svolta ed anzi l’assegnazione stessa può divenire definitiva decorsi 3 mesi o il minor periodo fissato dai contratti collettivi. Dalla norma, quindi, deriva il divieto di demansionamento (assegnazione a mansioni inferiori) del lavoratore.

A tale divieto fanno eccezione alcune ipotesi in cui prevale la necessità di tutelare interessi superiori, quali la salute del lavoratore o il posto di lavoro.

Per i rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, l’art. 52 del D.Lgs. 165/2001 stabilisce che il dipendente pubblico deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle considerate equivalenti nell’ambito della classificazione professionale prevista dai contratti collettivi.

La qualifica superiore può essere acquisita solo per effetto dello sviluppo professionale o di procedure concorsuali o selettive; l’esercizio di fatto di mansioni superiori, invece, non ha effetto ai fini dell’inquadramento del lavoratore o dell’assegnazione di incarichi di direzione. Lo svolgimento di mansioni superiori corrispondenti alla qualifica superiore è consentita, per obiettive esigenze di servizio, sempre in due ipotesi:

—  quando vi sia una vacanza di posto in organico, per non più di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti;

—  nel caso di sostituzione di altro dipendente con diritto alla conservazione del posto per tutto il periodo di assenza, tranne quello per ferie.

In questi casi il lavoratore ha diritto al trattamento previsto per la qualifica superiore.

Al di fuori di tale ipotesi, è nulla l’assegnazione a mansioni superiori ma al lavoratore deve, comunque, essere corrisposta la differenza di trattamento economico. Il dirigente che ha disposto l’assegnazione risponde personalmente del maggior onere conseguente, se ha agito per dolo o colpa grave.


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