Dizionario | Termini giuridici

Lavoro

8 Novembre 2015 | Autore:
dizionario giuridico

Lavoro [processo del] (d. p. civ.): È il procedimento giurisdizionale che ha ad oggetto tutte le controversie in materia di Lavoro subordinato [vedi], di agenzia e di rappresentanza, nonché degli altri rapporti di Lavoro  che comportino una prestazione di opera continuata e coordinata (cd. parasubordinazione).

Tale procedimento si applica anche a rapporti derivanti dai contratti agrari ed ai rapporti di  Lavoro pubblico, sempreché non siano devoluti dalla legge ad altro giudice (art. 409 c.p.c.).

Le caratteristiche del processo del Lavoro  possono così riassumersi:

—  è competente il Tribunale in composizione monocratica;

—  la competenza per territorio è determinata dal luogo in cui è sorto il rapporto di  Lavoro (per tale intendendosi quello della stipulazione del contratto di Lavoro) ovvero dal luogo ove si trova l’azienda o una dipendenza di essa alla quale è addetto il lavoratore ovvero presso la quale prestava la sua opera al momento della fine del rapporto;

—  la L. 183/2010 attribuisce alle parti la facoltà di affidare alla commissione di conciliazione [vedi] presso la Direzione Provinciale del Lavoro il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia, durante lo svolgimento del tentativo di conciliazione o al suo termine in caso di mancata riuscita. Le parti possono indicare alla commissione la soluzione sulla quale concordano, riconoscendo, se possibile, il credito spettante al lavoratore. Il lodo emanato a conclusione dell’arbitrato ha forza di legge tra le parti (art. 1372 c.c.) e le relative transazioni e rinunce non sono impugnabili (art. 2113, co. 4, c.c.).

È possibile altresì avvalersi dell’arbitrato presso le sedi sindacali, secondo le modalità previste dai contratti collettivi (art. 412ter c.p.c.);

—  la L. 183/2010 ha previsto un’ulteriore possibilità di risoluzione stragiudiziale delle controversie di Lavoro da svolgere innanzi ad un collegio di conciliazione e arbitrato irrituale (art. 412quater c.p.c.), composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, in funzione di presidente, scelto di comune accordo. La controversia è decisa mediante un lodo che ha forza di legge tra le parti (art. 1372 c.c.) e le relative transazioni e rinunce non sono impugnabili (art. 2113, co. 4, c.c.). Nulla impedisce alle parti di definire le controversie innanzi alle apposite camere arbitrali costituite dagli organi di certificazione (art. 31, co. 12, L. 183/2010);

—  è favorita la concentrazione, oralità e immediatezza del procedimento;

—  è prevista una struttura inquisitoria della istruzione, in quanto, pur restando ancora valido il principio della domanda, per cui il giudice non può pronunciare senza domanda delle parti e oltre i limiti di tale domanda, egli può disporre d’ufficio l’assunzione di qualunque mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio (art. 421 c.p.c.);

—  è stabilita la effettiva gratuità del processo. Infatti, gli atti, i documenti e i provvedimenti sono esenti, senza limite di valore, dalla imposta di bollo, di registro e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Tale esenzione è estesa alla successiva fase di esecuzione coattiva;

—  le sentenze che pronunciano condanna a favore del lavoratore, per crediti derivanti da rapporti di Lavoro  e anche le sentenze pronunciate in favore del datore di Lavoro sono provvisoriamente esecutive; in pendenza del termine per il deposito della sentenza, all’esecuzione in favore del lavoratore può procedersi con la sola copia del dispositivo;

—  con la sentenza di condanna per crediti di lavoro, il giudice deve d’ufficio determinare la rivalutazione (art. 429, co. 3, c.p.c.);

—  è consentita la partecipazione del sindacato, il quale può essere interpellato dal giudice o dalle parti ed intervenire in udienza per fornire informazioni ed osservazioni, sia scritte che orali, in merito alla controversia.

Le disposizioni del rito del Lavoro, per effetto della riforma operata dalla L. 69/2009, non si applicano alle controversie relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali.




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