Dizionario | Termini giuridici

Libera circolazione

8 Novembre 2015 | Autore:
dizionario giuridico

Libera circolazione [libertà di] (d. UE): Si tratta delle quattro libertà fondamentali, previste dal Trattato di Roma, per la completa realizzazione del mercato interno.

Libera circolazione dei capitali 

La disciplina dei movimenti di capitale è strettamente connessa a quella del mercato interno: la libertà di svolgere un’attività in uno Stato membro diverso rispetto a quello di origine sarebbe, infatti, vanificata se non fosse accompagnata dalla libertà di trasferirvi le risorse necessarie e corrispondenti.

La liberalizzazione completa dei movimenti di capitale è stata raggiunta con la direttiva 361/1988, a cui ha fatto seguito il Trattato di Maastricht, che ha definitivamente stabilizzato l’assetto raggiunto.

Secondo l’art. 63 TFUE, tutte le restrizioni ai movimenti di capitale ed ai pagamenti tra gli Stati membri, nonché tra Stati membri e Stati terzi, sono abolite; ai sensi del successivo art. 64, però, restano valide nei rapporti con gli Stati terzi solo le restrizioni in vigore dal 1993 relative ad investimenti diretti, inclusi quelli immobiliari, lo stabilimento, le prestazioni di servizi finanziari o l’ammissione di valori mobililiari nei mercati finanziari.

Libera circolazione delle merci 

La disciplina si articola in tre distinti momenti, che investono:

—  l’unione doganale, cioè l’abolizione dei dazi doganali e delle tasse di effetto equivalente nel mercato interno e la fissazione di una tariffa doganale comune da applicarsi all’universo di merci provenienti da Paesi terzi;

—  il divieto di imposizioni fiscali interne agli Stati membri che siano discriminatorie per i prodotti importati. L’art. 110 TFUE dispone che nessuno Stato membro applica «direttamente o indirettamente ai prodotti degli altri Stati membri imposizioni interne, di qualsivoglia natura, superiori a quelle applicate direttamente o indirettamente ai prodotti nazionali similari» o altre imposizioni «intese a proteggere indirettamente altre produzioni»;

—  l’abolizione delle restrizioni quantitative agli scambi tra Stati membri e delle misure di effetto equivalente, divieto che investe sia le importazioni che le esportazioni. La gamma delle misure di effetto equivalente comprende una serie molto ampia di provvedimenti che hanno effetti protezionistici, ovverosia qualsiasi atto posto in essere da un’autorità pubblica che, pur non vincolante sul piano giuridico, possa indurre i destinatari ad una scelta d’acquisto in favore del prodotto nazionale; tra le misure vietate vi sono anche quelle che, seppur applicabili indistintamente ai prodotti nazionali e a quelli importati, producono sulla libera circolazione effetti restrittivi al di là di quelli propri di una regolamentazione commerciale.

Libera circolazione delle persone 

Regime istituito dall’ordinamento europeo allo scopo di rendere possibile ed agevole, per i cittadini dell’Unione, l’esercizio di un’attività ovvero di beneficiarne senza riguardo per i confini nazionali. La relativa disciplina non investe, almeno in principio, la persona in quanto tale, bensì in quanto soggetto che esercita, o beneficia di, un’attività economicamente rilevante.

La Libera circolazione comporta anzitutto, ai sensi dell’art. 21 TFUE, l’esercizio del diritto di ingresso in uno Stato membro diverso da quello d’origine, che può essere condizionato esclusivamente al possesso di una carta d’identità o di un passaporto valido.

Sviluppi significativi si sono avuti nell’ ambito degli Stati firmatari degli Accordi di Schengen, i quali hanno come obiettivo l’eliminazione dei controlli fisici alle frontiere interne e la disciplina comune dei controlli alle frontiere esterne.

È riconosciuta specificamente la libera circolazione dei lavoratori subordinati all’interno dell’Unione, la quale implica l’abolizione di qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità, tra i lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro.

Il TFUE sancisce anche i diritti del lavoratore dell’Unione, e cioè di rispondere ad offerte effettive, di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri, di prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi un’attività di lavoro, di rimanervi anche dopo la cessazione del rapporto alle condizioni poste dai regolamenti.

Tali disposizioni non sono applicabili agli impieghi nella Pubblica Amministrazione.

La disciplina della libertà di circolazione delle persone, quando riferita al lavoratore autonomo, viene denominata libertà di stabilimento. Quest’ultima, infatti, investe qualsiasi attività economica o di lavoro esercitata in uno Stato membro diverso da quello di origine, svolta in regime di non subordinazione ed in modo stabile; destinatari di tale disciplina sono le persone fisiche e giuridiche.

Libera circolazione dei servizi 

Per «servizio» si intende un’attività non subordinata fornita, a titolo temporaneo e dietro retribuzione, da un prestatore stabilito in un Paese membro diverso da quello in cui la prestazione deve essere eseguita. Tale libertà riguarda unicamente i cittadini dell’Unione che siano già stabiliti in uno Stato membro.

Necessario è il carattere transfrontaliero della prestazione; le ipotesi in cui si traduce questo carattere della prestazione sono varie:

—  spostamento del prestatore del servizio in uno Stato membro diverso da quello in cui è stabilito;

—  spostamento del destinatario del servizio dallo Stato in cui è stabilito il prestatore;

—  quando a spostarsi è il servizio;

—  quando il destinatario del servizio ed il prestatore siano stabiliti nello stesso Stato membro e uno dei due o entrambi si spostino per raggiungere il luogo in cui la prestazione deve essere eseguita.




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