Che significa? | Termini giuridici

Liquidazione

8 Novembre 2015 | Autore:
dizionario giuridico

Liquidazione (d. lav.)

Liquidazione coatta amministrativa (d. fall.) 

È una speciale procedura concorsuale, a carattere liquidatorio, prevista dalla legge fallimentare (R.D. 267/1942) per quelle particolari categorie di imprese il cui dissesto economico abbia notevoli ripercussioni sociali, o perché lo Stato vi è direttamente impegnato o per gli interessi di cui esse sono portatrici (si pensi ad esempio alle banche, alle SIM e alle imprese di assicurazione).

Regola generale è che la Liquidazione esclude il fallimento [vedi].

Vi sono, tuttavia, imprese per le quali le varie leggi speciali prevedono anche la possibilità, accanto alla Liquidazione , del fallimento. In tal caso vale il principio di prevenzione, e cioè tra le due procedure prevale quella che sia stata richiesta per prima (art. 196 L.F.): l’apertura della Liquidazione preclude la dichiarazione di fallimento, e viceversa.

Presupposti della Liquidazione sono, alternativamente (è sufficiente cioè la presenza di uno solo di essi):

—  lo stato di insolvenza [vedi], come per il fallimento;

—  violazioni di norme o di atti amministrativi che comportino l’irregolare funzionamento dell’impresa (es.: esercizio dell’impresa senza autorizzazione; inosservanza degli obblighi e delle direttive imposte; mancata costituzione di garanzie etc.);

—  la presenza di motivi di pubblico interesse che, a giudizio insindacabile della Pubblica Autorità, impongano la soppressione dell’ente.

La Liquidazione è disposta sempre dalla P.A., con decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale entro 10 giorni dalla sua emanazione.

Tale provvedimento è sempre revocabile da parte dell’autorità amministrativa che lo ha emesso, se vengono meno le ragioni che ebbero a determinarlo. Se però il provvedimento è stato emanato sul presupposto dello stato di insolvenza, la revoca potrà essere disposta solo in seguito alla riforma della sentenza che ha accertato lo stato di insolvenza.

La Liquidazione è caratterizzata da una ripartizione di competenze tra la P.A. e l’autorità giudiziaria: in particolare, gli organi amministrativi svolgono l’intera attività di amministrazione e liquidazione del patrimonio, con ampi poteri di disposizione e di amministrazione dei beni e dei diritti in esso compresi ed in sostituzione dell’imprenditore; l’intervento dell’autorità giudiziaria è stato previsto, invece, in momenti essenziali e qualificanti, a tutela dei diritti dei creditori e dei terzi (dichiarazione dello stato di insolvenza, accertamento del passivo).

Gli organi della Liquidazione sono il commissario liquidatore, l’autorità amministrativa di vigilanza e il comitato di sorveglianza.

Con la messa in liquidazione sono sospese, per le persone giuridiche e le società, le funzioni dell’assemblea e degli organi di amministrazione e di controllo, salvo che per la proposta di concordato.

Si trasferiscono, inoltre, al commissario liquidatore la disponibilità e l’amministrazione dei beni. Egli forma lo stato passivo, provvede alla liquidazione dell’attivo e alla distribuzione delle somme ricavate. Gli atti e i pagamenti posti in essere dal debitore successivamente alla pubblicazione del provvedimento di (—) sono inefficaci.

Liquidazione del danno (d. civ.) 

Quando si verifica un danno [vedi] conseguente ad un atto illecito [vedi] o ad un inadempimento [vedi], si pone il problema della Liquidazione , vale a dire della determinazione del suo ammontare.

La Liquidazione si consegue con una sentenza di condanna, al termine di un processo civile di cognizione. Essendo quest’ultimo lungo e costoso, le parti possono preventivamente accordarsi nel senso che in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, uno dei contraenti è tenuto ad una determinata prestazione (clausola penale [vedi]).

Tale accordo assolve, quindi, ad una funzione primaria di preventiva Liquidazione ad opera delle parti.

In altri casi è il legislatore a fissare l’ammontare del danno preventivamente: nelle obbligazioni pecuniarie [vedi Obbligazione], infatti, il debitore in ritardo è tenuto dal giorno della mora [vedi Mora del debitore] a corrispondere gli interessi [vedi] legali, anche se non erano dovuti precedentemente e anche se il creditore non prova di aver sofferto alcun danno (art. 1224 c.c.). La Liquidazione avviene in tal caso automaticamente, fatta salva la possibilità per il creditore di provare il maggior danno.

Infine, se non può essere provato nel suo preciso ammontare, il danno è liquidato dal giudice con valutazione equitativa (artt. 1226, 2056 c.c.).

 Liquidazione dell’attivo (d. fall.) 

La liquidazione dell’attivo, ossia il procedimento di conversione in danaro dei beni del soggetto sottoposto a procedura concorsuale ai fini del soddisfacimento dei creditori, si atteggia diversamente nel fallimento [vedi] e nella liquidazione coatta amministrativa [vedi].

Liquidazione dell’imposta (d. trib.) 

Determinazione della somma dovuta a titolo d’imposta dal contribuente. Può fondarsi sui dati indicati dal contribuente, su una dichiarazione tributaria, su un accertamento operato d’ufficio, dall’ente impositore o su di una rettifica della dichiarazione resa dallo stesso contribuente.

La Liquidazione  si presenta normalmente come la fase conclusiva del procedimento d’accertamento del debito d’imposta, procedimento che si articola in 4 fasi: la dichiarazione [vedi Dichiarazione tributaria] del contribuente, la fase del controllo della suddetta dichiarazione, la determinazione del debito d’imposta da parte dell’ufficio nell’ipotesi di inesattezza della dichiarazione, e infine, la Liquidazione.

Tuttavia per molti tributi, in particolare per le imposte dirette e per l’IVA, si può avere una liquidazione anticipata e provvisoria dell’imposta che verrà corrisposta a seguito della dichiarazione: casi tipici di tale forma di Liquidazione  sono gli acconti d’imposta.

 

Liquidazione della società (d. comm.) 

È la procedura per mezzo della quale si provvede all’estinzione dei debiti e alla ripartizione dell’eventuale residuo attivo tra i soci di una disciolta società.

Al verificarsi di una causa di scioglimento, la società entra nel cd. stato di liquidazione e gli amministratori hanno l’obbligo di adottare i provvedimenti necessari per la Liquidazione: nelle società di persone, convocano tutti i soci per la nomina dei liquidatori [vedi], quando non siano nominati nel contratto sociale; nelle società di capitali, devono convocare l’assemblea per le deliberazioni necessarie e per la nomina dei liquidatori.

Il procedimento di Liquidazione si articola in varie fasi:

a) estinzione dei debiti: è il compito preliminare dei liquidatori. Qualora i fondi siano insufficienti per il pagamento dei debiti sociali, i liquidatori possono chiedere ai soci il versamento dei conferimenti ancora dovuti o di ulteriori somme, nei limiti e in proporzione della loro responsabilità. Il divieto di ripartizione tra i soci dei beni sociali, se prima non siano stati soddisfatti i creditori della società, non impedisce la restituzione ai proprietari dei beni conferiti in godimento (art. 2281 c.c.).

I proprietari riprendono tali beni nello stato in cui si trovano e, in caso di perimento o deterioramento per causa imputabile agli amministratori, hanno diritto al risarcimento del danno;

b) ripartizione dell’attivo:

—  nella società semplice [vedi], l’attivo residuato dall’estinzione dei debiti sociali è distribuito ai soci come rimborso dei conferimenti e l’eventuale eccedenza è ripartita tra di loro in misura della loro partecipazione ai guadagni (art. 2282 c.c.);

—  nelle società commerciali di persone i liquidatori devono procedere alla redazione di un bilancio finale di liquidazione e di un piano di riparto dell’attivo (contro tali documenti ciascun socio può proporre reclamo entro due mesi dalla comunicazione);

—  nelle società di capitali e mutualistiche i liquidatori devono redigere un bilancio finale di liquidazione, che va depositato presso l’ufficio del registro delle imprese [vedi]; contro di esso ogni socio può entro tre mesi dal deposito proporre reclamo dinanzi al Tribunale in contradditorio con i liquidatori.

Per le società non registrate il completamento del procedimento liquidativo produce l’estinzione delle stesse; per le società registrate il completamento della Liquidazione produce l’obbligo, a carico dei liquidatori, di chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese.

Dopo la cancellazione, i creditori delle società rimasti eventualmente insoddisfatti potranno sempre agire (art. 2495 c.c.):

—  contro i soci: fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione;

—  contro i liquidatori: qualora il mancato pagamento sia dipeso da loro colpa.

Liquidazione di Borsa (d. finanz.) 

Il cd. settlement consiste nell’esecuzione dei contratti, ossia nella consegna dei titoli venduti e nel pagamento del prezzo da parte del compratore.

La Liquidazione di tutti i contratti, ad esclusione di quelli su strumenti derivati, avviene dopo un numero fisso di giorni di borsa aperta.

Gli attuali termini di Liquidazione (il terzo giorno di mercato aperto successivo a quello di stipulazione del contratto) sono stati introdotti dalla Borsa Italiana S.p.A., a far data dal 28-3-2000, per tutti i contratti aventi ad oggetto strumenti finanziari quotati in borsa, comparto MTA, SeDeX.

Ne consegue che ogni giorno può aversi liquidazione (cd. liquidazione giornaliera o rolling settlement).

 Liquidazione nel diritto del lavoro (d. lav.) 

[vedi Trattamento di fine rapporto]

 Liquidazione nel fallimento (d. fall.) 

Fase della procedura fallimentare che ha la funzione di convertire in danaro i beni del fallito, ai fini del soddisfacimento dei creditori. Lo stato attivo del fallimento è formato da tutti i beni appartenenti al fallito e da quelli che, per effetto della revocatoria [vedi], sono ritornati, ai soli fini della procedura fallimentare, nel patrimonio del fallito medesimo. L’accertamento di tale stato ha luogo mediante la formazione dell’inventario [vedi] e la presa in consegna dei beni inventariati da parte del curatore [vedi Curatore fallimentare].

La  Liquidazione avviene sulla scorta di un programma di liquidazione, redatto dal curatore, entro 60 giorni dalla redazione dell’inventario. Il decreto correttivo del 2007, in linea con il nuovo ruolo assunto dal comitato dei creditori [vedi], ha previsto che l’approvazione del programma spetti al comitato dei creditori, mentre il giudice delegato [vedi] dovrà autorizzare i singoli atti di esso previa una mera verifica formale della loro conformità al piano di liquidazione.

Le vendite dei cespiti fallimentari (mobili od immobili) sono effettuate dal curatore (senza autorizzazione del giudice delegato), secondo le procedure competitive considerate più opportune per un proficuo realizzo (quindi anche a trattativa privata).

 Liquidazione nell’amministrazione straordinaria (d. fall.) 

Per quanto riguarda le imprese operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali è stata introdotta una deroga alla procedura di liquidazione dell’attivo, prevedendo che il commissario straordinario, in deroga all’art. 62 del D.Lgs. 270/1999 possa procedere, tramite trattativa privata, all’alienazione di beni aziendali nonché dell’azienda stessa a soggetti che siano in grado di garantire la continuità del servizio nel medio periodo, la rapidità dell’intervento e il rispetto dei requisiti previsti dalla legislazione nazionale, nonché dai Trattati sottoscritti dall’Italia.

Liquidazione nella liquidazione coatta amministrativa (d. fall.) 

In tale procedura, la Liquidazione è compiuta dal commissario liquidatore, che ha, all’uopo, tutti i poteri necessari ed opera con la più assoluta libertà di forme, salve le autorizzazioni dell’autorità che vigila sulla liquidazione e i pareri del comitato di sorveglianza. Peraltro, la disciplina non prevede particolari vincoli di legge per la vendita dei beni e non è richiesta l’applicazione obbligatoria delle norme dettate dal codice di procedura civile, sicché è ammissibile la trattativa privata.



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