Che significa? | Termini giuridici

Maltrattamenti

23 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Maltrattamenti

Maltrattamenti di animali (d. pen.): La riforma del 2004, recante «Disposizioni concernenti il divieto di Maltrattamenti degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate», introducendo nuove fattispecie di reato (Uccisione di animali; Maltrattamento di animali; Spettacoli o manifestazioni vietati; Divieto di combattimenti tra animali) facenti parte di un nuovo Titolo «Delitti contro il sentimento (umano) per gli animali», configura sostanzialmente il loro oggetto giuridico. A conferma di ciò, è la collocazione scelta dal legislatore per il nuovo corpus di reati, inseriti dopo i delitti contro la moralità pubblica e il buon costume.

Pena: reclusione da 3 a 18 mesi o multa da 5.000 a 30.000 euro

Maltrattamenti contro familiari e conviventi (d. pen.): Risponde di tale reato chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte.

La norma è posta a tutela dell’integrità psicofisica del soggetto passivo.

Elemento materiale del reato è costituito dai Maltrattamenti, i quali si traducono in una condotta abituale che si estrinseca con più atti, delittuosi o meno, realizzati in momenti successivi con la consapevolezza di ledere l’integrità fisica e morale del soggetto passivo, sì da sottoporlo ad un regime di vita dolorosamente vessatorio.

Sul concetto di famiglia ha inciso il legislatore, in occasione della ratifica della Convenzione di Lanzarote per la tutela dei minori (L. 172/2012). In particolare, traducendo in norma una nozione di famiglia «allargata» da tempo recepita in dottrina e giurisprudenza (comprensiva di ogni consorzio di persone tra le quali, per intime relazioni e consuetudini di vita, fossero sorti legami di reciproca assistenza e protezione), attraverso il segnalato provvedimento di modifica si è integrato il novero dei possibili soggetti passivi del reato a chiunque sia «comunque convivente» con il reo.

Il dolo è generico, essendo costituito dalla coscienza e volontà di maltrattare la vittima, non avendo alcun rilievo le finalità avute di mira dall’agente.

Il reato in esame è aggravato se dal fatto deriva una lesione personale grave o gravissima, o se deriva la morte della vittima.

Per effetto, infine, dei correttivi alle aggravanti comuni (art. 61 c.p.) dovuti al decreto sul femminicidio (D.L. 93/2013, conv. in L. 119/2013) il reato è, altresì, aggravato se commesso in danno o in presenza di minore degli anni diciotto, ovvero in danno di persona in gravidanza.

Pena: Reclusione da 2 a 6 anni, aumentata fino ad un terzo per il fatto commesso in danno o in presenza di minore degli anni diciotto, ovvero in danno di persona in gravidanza; reclusione da 4 a 9 anni se dal fatto deriva una lesione personale grave; reclusione da 7 a 15 anni se ne deriva una lesione gravissima; reclusione da 12 a 24 anni se ne deriva la morte.

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