Che significa? Mansioni

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Mansioni (d. lav.): Indicano l’insieme dei compiti e delle operazioni che il lavoratore è chiamato ad eseguire e che possono essere pretesi dal datore di lavoro, ovvero l’oggetto specifico dell’obbligazione lavorativa.

L’individuazione delle Mansioni , e quindi della qualifica e categoria del lavoratore, si determina in base all’accordo contrattuale.

È questo il cd. principio di contrattualità delle Mansioni e della qualifica desumibile dall’art. 2103 c.c., in base al quale il lavoratore deve essere adibito alle Mansioni per le quali è stato assunto e dall’art. 96 disp. att. c.c. che prevede l’obbligo a carico del datore di lavoro di far conoscere al prestatore di lavoro, al momento dell’assunzione, la categoria e la qualifica che gli sono state assegnate in relazione alle Mansioni per cui è stato assunto.

Per obiettive esigenze di organizzazione del lavoro il datore, sia pubblico che privato, può, nel rispetto di determinati vincoli, modificare la Mansioni del prestatore [vedi Ius variandi] adibendolo a mansioni equivalenti o superiori e salvo il divieto di adibizione a mansioni inferiori.

Non trova applicazione nel pubblico impiego il disposto dell’art. 2103 c.c., secondo il quale l’assegnazione dei dipendente a Mansioni superiori diviene definitiva dopo un periodo fissato dai contratti collettivi e comunque non superiori a tre mesi.

MANSIONI INFERIORI (DEMANSIONAMENTO)

Le mansioni inferiori hanno un contenuto di professionalità minore rispetto a quelle attribuite al lavoratore all’atto dell’assunzione.

L’art. 2103 c.c. vieta che il prestatore possa essere adibito a mansioni inferiori, ciò per tutelare la sua dignità professionale.

In taluni casi la legge deroga a tale disposizione: ad es. l’art. 4 co. 11 L. 223/1991 prevede che con l’accordo dei sindacati, onde evitare licenziamenti collettivi, il datore possa destinare i lavoratori in esubero all’esercizio di mansioni inferiori. Il principio è quello di legittimare una deroga al divieto di adibire il lavoratore a mansioni inferiori ogniqualvolta la rigida applicazione di questo divieto si tradurrebbe a sfavore del lavoratore stesso determinando addirittura la perdita del posto di lavoro per sopravvenuta inidoneità o impossibilità della prestazione.


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