Che significa? | Termini giuridici

Marchio

23 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Marchio (d. comm.): È il segno distintivo del prodotto dell’impresa [vedi] e, nell’ordinamento italiano, è disciplinato dal D.Lgs. 10-2-2005, n. 30 (Codice della proprietà industriale). Il Marchio può consistere tanto in un emblema (cd. Marchio emblematico), quanto in una denominazione o in un segno (cd. Marchio figurativo), purché presenti carattere distintivo, e cioè abbia il carattere della novità, non sia contrario alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume, non sia generico e non veritiero.

A ogni imprenditore è riconosciuto il diritto di avvalersi in modo esclusivo del Marchio da lui prescelto, al pari di quanto avviene per la ditta [vedi]e l’insegna [vedi].

Per registrare validamente un Marchio nell’ambito del territorio nazionale è necessario depositare l’apposita domanda all’Ufficio Italiano brevetti e marchi (UIBM) o alle Camere di commercio locali. Ogni domanda deve contenere la richiesta di registrazione di un solo Marchio e deve contenere, inoltre, un esemplare del marchio e l’indicazione dei prodotti o servizi che dovrà contraddistinguere.

Inoltre, il D.M. 33/2010 (Regolamento di attuazione del Codice della proprietà industriale) ha ulteriormente integrato i contenuti della domanda di registrazione del Marchio e ha previsto che il deposito possa avvenire per via telematica. La registrazione e il relativo diritto di esclusiva hanno efficacia per 10 anni dalla registrazione della domanda (rinnovabile alla scadenza).

Quanto al regime giuridico sul trasferimento del Marchio, vige il principio della libera cessione del Marchio (quindi separatamente dall’azienda), anche a titolo parziale (e cioè anche solo per una parte dei prodotti o servizi per i quali fu registrato).

Oltre a essere ceduto a titolo definitivo, il Marchio può essere concesso in godimento temporaneo [vedi Licenza di marchio]: è, comunque, necessario che il cessionario conservi un adeguato standard qualitativo dei prodotti onde non derivi inganno al pubblico dei consumatori che fanno affidamento su determinate qualità e caratteristiche dei prodotti contrassegnati da un certo Marchio.

Marchio collettivo (d. comm.): Segno distintivo di merci e servizi non registrato da singoli imprenditori, ma da enti o associazioni con lo scopo di garantire e controllare l’origine e la qualità di alcuni prodotti, conformemente a un certo standard prefissato (es.: parmigiano reggiano).

Tali Marchi svolgono una funzione di garanzia qualitativa e individuano prodotti provenienti non da una singola impresa, ma da un intero gruppo di imprese. Titolare di Marchio collettivo può essere qualsiasi soggetto (es.: Istituto marchio di qualità, Interflora etc.) che, pur non svolgendo attività di impresa, ha la facoltà di concedere in uso il Marchio a produttori e commercianti che si impegnano all’osservanza di specifici regolamenti, i quali impongono gli standards qualitativi che ciascun imprenditore deve rispettare, nonché le modalità dei controlli da parte dell’ente titolare.

Il Marchio collettivo può consistere anche soltanto in indicazioni sulla provenienza geografica di prodotti o servizi.

Marchio celebre (d. comm.): Trattasi di Marchio che ha acquisito una particolare rinomanza sul mercato e perciò viene utilizzato per contraddistinguere anche prodotti di tutto altro genere rispetto a quello originario (es.: utilizzo del marchio «Ferrari» nel settore dell’abbigliamento o dei profumi). Per esso il divieto di confondibilità si estende all’intero mercato attraverso una tutela ultramerceologica, onde evitare che imprenditori operanti in aree merceologiche diverse possano avvantaggiarsi della somiglianza del proprio Marchio con quello rinomato.

Il Marchio celebre viene nella pratica sfruttato economicamente tramite il merchandising [vedi].

Marchio comunitario (d. UE): Istituito con regolamento CE n. 40/1994, poi sostituito dal regolamento CE n. 207/ 2009, il Marchio conferisce al titolare un diritto di esclusiva su tutto il territorio dell’Unione europea. Il Marchio si registra presso l’Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno (U.A.M.I.) con sede ad Alicante, in Spagna. Quest’ultimo procede, oltre che ad un esame della regolarità formale della domanda, anche a quello sulla sussistenza di impedimenti assoluti alla registrazione. L’U.A.M.I., inoltre, svolge una ricerca sui marchi e sulle domande di marchi comunitari anteriori. La registrazione del marchio comunitario conferisce al titolare di esso un diritto di esclusiva sostanzialmente equivalente a quello offerto dalla registrazione di un marchio italiano, ma con estensione a tutto il territorio della Comunità, invece che al solo territorio nazionale.

Marchio internazionale (d. int.): Il Marchio internazionale permette a chi è titolare di una domanda di Marchio o di una registrazione di Marchio presso un Ufficio Brevetti nazionale, di chiedere a tale ufficio di trasmettere all’Ufficio Internazionale per la protezione della proprietà industriale la richiesta di registrare tale Marchio con effetto nei paesi aderenti che saranno indicati, come se il Marchio fosse stato direttamente depositato in ciascuno di questi Stati.

Il Marchio internazionale è regolamentato da due normative: l’Accordo di Madrid e il Protocollo di Madrid.

Dal 10 settembre 2008 sono in vigore norme volte a rendere più semplici le procedure di registrazione. Infatti, per ottenere una registrazione di Marchio internazionale, è ora sufficiente una semplice domanda di marchio.

Marchio di servizio (d. comm.): Non contraddistingue i prodotti, ma i servizi dell’imprenditore che svolge la propria attività nel settore dei trasporti, pubblicità, costruzioni, spettacoli, assicurazioni, radio e televisione etc. (L. 1178/1959).

Marchio non registrato (d. comm.): Chi ha fatto uso di fatto di un Marchio senza registrarlo ha la possibilità di continuare ad usarlo, nonostante la registrazione da altri ottenuta, nei limiti in cui anteriormente se ne è avvalso (art. 2571 c.c.). Il Marchio non registrato ha una tutela penale più limitata ed una tutela civile che si incentra essenzialmente sull’azione di concorrenza sleale (artt. 2599, 2600 c.c.).

Il Codice della proprietà industriale ha esteso la tutela da esso apprestata anche ai segni distintivi diversi dal Marchio registrato, recependo così l’orientamento in tal senso manifestato dalla giurisprudenza, la quale già da tempo suggeriva l’applicazione al Marchio non registrato, in via analogica, della norma sul Marchio registrato.

Marchio registrato (d. comm.): Ciascun imprenditore ha diritto di avvalersi in modo esclusivo del Marchio da lui prescelto, al pari di quanto avviene per la ditta e l’insegna [vedi].

L’uso esclusivo del Marchio si acquista con la registrazione, effettuata presso l’Ufficio Italiano brevetti e marchi. La registrazione e il relativo diritto di esclusiva hanno efficacia per 10 anni dalla registrazione della domanda.

Contro chiunque usi il suo Marchio contraffatto (a parte la tutela penale) il titolare può esercitare:

—  l’azione inibitoria, diretta ad ottenere che l’altro soggetto cessi dall’usare il Marchio contraffatto;

—  l’azione di rimozione, diretta ad ottenere la distruzione del Marchio contraffatto ed eventualmente dei prodotti posti in vendita con tale Marchio;

—  l’azione di risarcimento del danno derivante dall’uso che altri abbiano fatto del Marchio.

Per quanto riguarda il regime giuridico del trasferimento del Marchio, vige il principio della libera cessione del Marchio, anche a titolo parziale (e cioè anche solo per una parte dei prodotti o servizi per i quali fu registrato).

Attualmente il Marchio può essere, dunque, trasferito sia a titolo definitivo (cd. cessione) sia in godimento temporaneo (cd. licenza).

Trasferimento del Marchio (d. comm.): In quanto segno distintivo dotato di propria autonomia e di notevole valore patrimoniale, il Marchio può essere oggetto di negoziazione e costituire un bene (immateriale) di scambio.

Nei casi di cessione a titolo definitivo, l’art. 23 del Codice della proprietà industriale stabilisce:

—  il principio della cessione libera del Marchio (non più connessa a quella di altri elementi aziendali, come l’azienda o un suo ramo secondo quanto stabilito dalla previgente disciplina);

—  la legittimità della cessione parziale del Marchio, vale a dire della cessione di esso anche solo per una parte dei prodotti o servizi per i quali è stato registrato.

In ogni caso, però, dal trasferimento del Marchio non deve derivare inganno in quei caratteri delle merci che sono essenziali nell’apprezzamento del pubblico.


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