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Matrimonio


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Matrimonio

Matrimonio come atto e come rapporto (d. civ.): È, secondo l’ordinamento giuridico vigente, l’atto che ha per effetto la costituzione dello stato coniugale e per causa la comunione di vita spirituale e materiale tra i coniugi.

Il Matrimonio è un negozio giuridico bilaterale che si perfeziona con il consenso dei nubendi, da cui sorge un rapporto di natura prevalentemente personale.

Il Matrimonio che l’art. 29 Cost. riconosce come fondamento della famiglia [vedi] può essere regolato dal diritto civile o dal diritto canonico: è consentito ai cattolici di scegliere tra due forme di celebrazione del matrimonio: il matrimonio civile celebrato davanti all’ufficiale di stato civile (generalmente il sindaco) e il matrimonio concordatario celebrato davanti al ministro del culto cattolico, secondo la disciplina del diritto canonico, che produce effetti civili se trascritto nei registri dello stato civile. La legge ammette anche la celebrazione del matrimonio dinanzi a ministri di culti diversi da quello cattolico: il matrimonio cd. acattolico però è regolato dalle disposizioni del codice civile e dagli accordi con le diverse confessioni religiose.

Requisiti per contrarre Matrimonio sono:

—  il raggiungimento dell’età minima, che è di 18 anni; tuttavia, con decreto del Tribunale per i minorenni tale età può essere abbassata a 16 anni compiuti, solo per gravi motivi ed a condizione che il giudice abbia accertato la maturità psichica e fisica del minore;

—  la capacità di intendere e di volere, per cui l’interdetto giudiziale non può contrarre Matrimonio. Può inoltre essere impugnato il Matrimonio contratto da colui che, pur non essendo interdetto, si provi essere stato, per qualunque causa, incapace d’intendere o di volere al momento della celebrazione di esso;

—  la mancanza di un vincolo matrimoniale precedente (cd. libertà di status), salvo che il precedente Matrimonio sia stato sciolto, sia nullo o sia stato annullato;

—  la mancanza di determinati vincoli di parentela o affinità tra gli sposi.

—  la mancanza del cd. impedimentum criminis: è vietato, cioè, il Matrimonio tra chi è stato condannato per omicidio consumato o tentato ed il coniuge della persona offesa dal delitto;

—  il decorso del tempo (cd. tempus lugendi) che va sotto il nome di lutto vedovile [vedi]: la donna che vuol passare a nuove nozze non può farlo se non siano trascorsi almeno trecento giorni dall’annullamento, scioglimento, o cessazione degli effetti civili del precedente Matrimonio.

Tale divieto tende ad impedire la cd. commixtio sanguinis [vedi] cioè la possibilità che nascano figli generati nel primo Matrimonio dopo le successive nozze. Per l’osservanza del lutto vedovile è ammessa dispensa (art. 89 c.c.).

La mancanza di una delle situazioni suddette impedisce la celebrazione del Matrimonio. Da alcuni di tali impedimenti, tuttavia, si può essere dispensati.

La legge disciplina i rapporti personali e patrimoniali tra i coniugi, fissando per essi una serie di diritti e di doveri reciproci [vedi Coniugio (Rapporto di)].

Oggi vige il principio fondamentale sancito dall’art. 29 Cost., in base al quale: «il Matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia della unità familiare».

I più importanti doveri reciproci dei coniugi sono:

—  la coabitazione che consiste nella normale convivenza di marito e moglie, e cioè nella comunione di casa e di vita sessuale;

—  la fedeltà, che consiste nell’obbligo per i coniugi di astenersi da rapporti sessuali con altra persona. L’inosservanza di esso è priva di ogni rilevanza penale, potendo essere presa in considerazione solo nella causa di separazione dei coniugi;

—  l’assistenza, morale e materiale nel senso che ciascun coniuge deve far fronte alle esigenze anche materiali dell’altro, allorché questi non è in grado di provvedervi;

—  la collaborazione nell’interesse della famiglia. I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare. A ciascuno di essi, poi, la legge attribuisce il potere di attuare l’indirizzo concordato;

—  la contribuzione ai bisogni della famiglia, nel senso che entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

I rapporti personali e patrimoniali tra i coniugi sono regolati dalla legge nazionale comune. Se i coniugi hanno cittadinanze diverse, sono regolati dalla legge dello Stato nel quale la vita familiare è prevalentemente localizzata (artt. 29-30 L. 218/1995).

Disciplina del Matrimonio nel diritto internazionale privato

Per il diritto internazionale privato la capacità matrimoniale e le altre condizioni per contrarre matrimonio sono regolate dalla legge nazionale di ciascun nubendo al momento del matrimonio (art. 27 L. 218/1995).

Per quanto riguarda la forma il matrimonio è valido se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione o dalla legge nazionale di almeno uno dei coniugi al momento della celebrazione o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento. È evidente che la disciplina è ispirata al favor validitatis.

I rapporti personali e patrimoniali tra i coniugi sono regolati dalla legge nazionale comune. Se i coniugi hanno cittadinanze diverse sono regolati dalla legge dello Stato nel quale la vita familiare è prevalentemente localizzata (artt. 29-30 L. 218/1995).

Si deve ritenere che la legge nazionale comune sia quella sussistente nel momento in cui si pone la questione.

Per quanto riguarda i rapporti patrimoniali è possibile per i coniugi stipulare un valido accordo scritto che attesta la volontà di sottoporre i reciproci rapporti patrimoniali alla legge dello Stato di cui almeno uno di essi è cittadino o in cui almeno uno di essi risiede. Affinché la convenzione sulla legge applicabile sia opponibile ai terzi, relativamente ai beni immobili, è necessario rispettare le forme di pubblicità previste dalla legge del luogo in cui si trova l’immobile. La legge che regola i rapporti patrimoniali stabilisce la possibilità degli accordi pre-matrimoniali.

La giurisdizione italiana in tema di nullità, annullamento, separazione e scioglimento del Matrimonio sussiste quando uno dei coniugi è italiano o il Matrimonio è stato celebrato in Italia (artt. 3, 32 L. 218/1995).

Matrimonio dello straniero in Italia (d. int. priv.): Lo straniero che vuole contrarre Matrimonio in Italia può farlo, sia in forma civile che in forma religiosa, in quanto è la legge del luogo di celebrazione quella che regola la forma dell’atto (art. 28 L. 218/1995). Questo è soggetto alla sua legge nazionale per ciò che riguarda i requisiti individuali per contrarre Matrimonio, ma rimane in ogni caso vincolato ad alcune condizioni ritenute imprescindibili dalla legge italiana (interdizione art. 85 c.c.; libertà di stato art. 86 c.c.; alcuni vincoli di parentela e di affinità art. 87, nn. 1, 2 e 4 c.c.; delitto art. 88 c.c.; lutto vedovile art. 89 c.c.).

L’autorizzazione al Matrimonio, quando sussista uno degli impedimenti cd. dispensabili secondo la legge italiana, dovrà essere richiesta all’autorità giudiziaria competente.

A norma dell’art. 116 c.c., il cittadino straniero dovrà, inoltre, presentare all’ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell’Autorità competente del proprio Paese di origine da cui risulti il nulla osta al Matrimonio in base alle leggi cui è sottoposto.

Non è più richiesto il documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio dello Stato, stante l’intervenuta sentenza della Corte costituzionale (25-7-2011, n. 245), che ha dichiarato illegittima tale previsione.

 Doveri verso la prole (d. civ.): Il D.Lgs. 154/2013 ha modificato gli artt. 147, 148 e 155 c.c.

Il nuovo art. 147 c.c. stabilisce che «il Matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’art. 315bis c.c.».

Ai sensi dell’art. 148 c.c., «i coniugi devono adempiere l’obbligazione di cui all’art. 147, secondo quanto previsto dall’art. 316bis c.c.».

Il nuovo art. 155 c.c. si limita ad affermare che «in caso di separazione, riguardo ai figli» si applicano le disposizioni in materia di affidamento condiviso [vedi].

Tali modifiche rispondono all’esigenza di una revisione sistematica del codice derivante dall’unificazione dello stato di figlio, revisione che non tollerava la persistenza di discipline diverse per i figli nati nel Matrimonio e fuori del Matrimonio e nemmeno la divisione — presente nella sistematica originaria del codice civile e sopravvissuta anche alla riforma del 1975 — tra doveri dei genitori nei confronti dei figli nascenti dal Matrimonio e diritti e doveri dei figli che prescindono dal Matrimonio.

L’art. 147 c.c. non rappresenta più la norma fondamentale per i doveri dei genitori nei confronti dei figli: i figli hanno gli stessi diritti sia se nati nel Matrimonio sia se nati fuori del Matrimonio, e la norma fondamentale è diventata l’art. 315bis c.c., che attribuisce ai figli:

—  il diritto di essere mantenuti, educati, istruiti e assistiti moralmente dai genitori, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni;

—  il diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti;

—  il diritto di essere ascoltati in tutte le questioni e le procedure che li riguardano se, pur essendo minorenni, abbiano compiuto 12 anni e siano capaci di discernimento.

In ragione della nuova sistemazione della materia, la nuova versione dell’art. 148 c.c. si limita a definire le modalità con cui i coniugi devono adempiere l’obbligo di mantenimento, istruzione ed educazione dei figli, rinviando agli obblighi posti in via generale per i genitori – e dunque sia per i figli nati nel Matrimonio sia per quelli nati fuori del Matrimonio – dall’art. 316bis c.c.

L’adempimento di tale dovere deve essere proporzionale alle sostanze di ciascun genitore e correlato alla capacità di lavoro professionale o casalingo di ciascuno. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché essi possano adempiere i loro doveri.

La posizione dei figli nati nel Matrimonio e fuori del Matrimonio è pienamente unificata anche riguardo ai rimedi che il codice pone alla dissoluzione del nucleo familiare, poiché tali rimedi sono disciplinati, riguardo ai figli, in modo unitario, sia che il nucleo sia fondato sul vincolo matrimoniale, sia che si tratti di un’unione di fatto.

La disciplina dettagliata è contenuta nel nuovo Capo II del Titolo IX del Libro primo del codice civile («Esercizio della responsabilità genitoriale [vedi] a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del Matrimonio ovvero all’esito di procedimenti relativi ai figli nati fuori del Matrimonio») e negli artt. 337bis-337octies c.c., introdotti dal decreto legislativo, che riprendono, in sostanza, il contenuto degli artt. 155-155sexies c.c., abrogati dal decreto legislativo.

Forme di Matrimonio non trascrivibili in Italia (d. eccl.): Esistono alcune forme speciali di celebrazione del Matrimonio canonico che, pur essendo valide per il diritto canonico, non sono trascrivibili e come tali non producono effetti civili:

—  il Matrimonio segreto o di coscienza, celebrato, in presenza di gravi ed urgenti ragioni, segretamente dinanzi al Parroco e a due testimoni. In questi casi, infatti, non vengono effettuate pubblicazioni, non vengono letti gli articoli del codice civile, viene redatto un unico esemplare dell’atto di Matrimonio che viene tenuto segreto presso l’autorità ecclesiastica. La trascrizione come forma di pubblicità è incompatibile con la segretezza con cui è stato celebrato il Matrimonio;

—  il Matrimonio coram solis testibus: è una particolare forma di Matrimonio canonico, celebrato dinanzi ai soli testimoni. In questo caso l’assenza del ministro di culto impedisce le pubblicazioni, la redazione dell’atto e la successiva trasmissione all’ufficiale di stato civile;

—  il Matrimonio celebrato all’estero, secondo il rito canonico, che non ottenga effetti civili nello Stato in cui è stato celebrato. In questo caso non si tratta di Matrimonio civilmente valido celebrato all’estero, e l’assenza delle pubblicazioni e del doppio originale fa propendere per la non trascrivibilità.

Impedimenti alla celebrazione del Matrimonio (d. civ.): Si tratta di circostanze legalmente previste in presenza delle quali i nubendi non possono contrarre matrimonio, né l’ufficiale di stato civile può celebrarlo, pena l’invalidità del vincolo, fatta eccezione per l’impedimento derivante da lutto vedovile [vedi] che non comporta l’annullamento del matrimonio, ma solo una sanzione a carico dell’ufficiale di stato civile e degli sposi.

Gli impedimenti possono essere dirimenti o impedienti.

Sono impedimenti dirimenti:

a) l’esistenza di vincoli di parentela o affinità tra gli sposi; in particolare il Matrimonio è vietato (art. 87):

—  tra ascendenti e discendenti in linea retta;

—  tra fratelli e sorelle, siano essi germani (cioè figli degli stessi genitori), consanguinei (cioè figli dello stesso padre) o uterini (cioè figli della stessa madre);

—  tra zii e nipoti (salvo dispensa);

—  tra affini in linea retta (suocero e nuora) o collaterale (cognati);

b) l’impedimentum criminis: è vietato, cioè, il Matrimonio tra chi è stato condannato per omicidio (consumato o tentato) ed il coniuge della persona offesa dal delitto. La ratio è impedire ai colpevoli di un grave reato di avvantaggiarsi delle conseguenze del loro illecito agire, come nel caso dell’omicida che sposi la vedova della sua vittima (Trabucchi).

Sono impedimenti impedienti:

a) il decorso del tempo che va sotto il nome di lutto vedovile (tempus lugendi): la donna che vuol contrarre nuove nozze non può farlo se non siano trascorsi almeno trecento giorni dallo scioglimento, annullamento, o cessazione degli effetti civili del precedente Matrimonio.

Tale divieto tende ad impedire la cd. commixtio sanguinis, cioè la possibilità che nascano, in costanza del nuovo Matrimonio, figli generati nel primo;

b) l’omissione di pubblicazione, salvo i casi di esonero concesso dal Tribunale per motivi gravissimi (art. 100 co. 2°) e di Matrimonio celebrato in imminente pericolo di vita;

c) altre violazioni di legge (artt. 134 ss.).

La celebrazione del Matrimonio è tuttavia permessa, se si tratta di impedimenti dispensabili, previa autorizzazione del tribunale, concessa su ricorso degli interessati.

Sono dispensabili:

—  dalla parentela in linea collaterale di terzo grado e dall’affinità in linea collaterale in secondo grado, nonché in linea retta nel caso in cui l’affinità derivi da matrimonio dichiarato nullo;

—  dal divieto temporaneo di nuove nozze.

La dispensa ha l’effetto di esonerare i nubendi dall’osservanza delle proibizioni.

Invalidità del Matrimonio (d. civ.): Si realizza allorché manchino i requisiti richiesti dalla legge per il Matrimonio oppure questo sia inficiato da altri specifici vizi: più precisamente, ove sussista un vincolo di precedente Matrimonio (artt. 117 e 124 c.c.), o di parentela [vedi], affinità [vedi], adozione [vedi] (artt. 87 e 117 c.c.); un impedimentum criminis (artt. 88 e 117 c.c.), il difetto di età (artt. 84 e 117 c.c.); l’interdizione [vedi] (artt. 85 e 119 c.c.) o l’incapacità d’intendere e di volere [vedi Incapacità (naturale)] di uno degli sposi (art. 120 c.c.); un vizio della volontà [vedi], quale la violenza [vedi] (ed anche il timore di eccezionale gravità) o l’errore [vedi] sull’identità della persona oppure quello essenziale sulla qualità personale dell’altro coniuge (art. 122 c.c.); la simulazione (art. 123 c.c.).

Problematica in materia è la distinzione tra nullità [vedi] ed annullabilità [vedi Annullamento]. In generale, si distinguono casi di:

—  annullabilità assoluta e annullabilità relativa, cioè ipotesi in cui il Matrimonio può essere annullato su istanza di chiunque vi abbia un interesse attuale ed ipotesi in cui la legittimazione ad agire spetta, invece, solo ad alcune persone espressamente determinate dalla legge;

—  annullabilità insanabile e annullabilità sanabile, cioè ipotesi in cui non vi è possibilità di sanatoria [vedi] (come ad esempio nel caso di Matrimonio di un soggetto già coniugato) ed ipotesi in cui il decorso di un certo periodo di tempo determina la sanatoria della causa d’invalidità.

In alcuni casi, poi, l’inosservanza di un requisito richiesto dalla legge non determina l’invalidità del Matrimonio, ma solo la sua irregolarità. Ciò avviene nei casi di:

—  inosservanza del divieto di nozze prima che sia trascorso il periodo di lutto vedovile [vedi] (art. 89 c.c.);

—  violazione delle norme sulla pubblicazione del Matrimonio (artt. 93-101 c.c.);

—  altre violazioni di legge (artt. 134 ss. c.c.).

Il Matrimonio è inesistente [vedi Inesistenza] quando nella fattispecie manchi anche quel minimo di elementi necessari perché si possa identificare in essa un Matrimonio. Ciò avviene, ad esempio, quando:

—  manca la celebrazione;

—  manca il consenso degli sposi.

Matrimonio omosessuale (d. civ.): Non è disciplinato dalla legislazione italiana.

Nell’ottica di una progressiva realizzazione del diritto di eguaglianza, con la sentenza 4184/2012 la Cassazione non ha negato in toto la possibilità di un’unione legale tra persone dello stesso sesso, anche se ha escluso che possano contrarre matrimonio.

Mentre in passato, secondo la legislazione vigente, il matrimonio tra persone dello stesso sesso era considerato inesistente, oggi, pur affermandosi la non trascrivibilità di un matrimonio contratto all’estero tra persone dello stesso sesso, si è alla ricerca di una soluzione legislativa di questo crescente fenomeno sociale che, a prescindere da qualsiasi valutazione etico-religiosa, crea una disparità di trattamento alla luce dell’art. 3 Cost., dal momento che l’orientamento sessuale non può costituire il presupposto per discriminare le coppie omossessuali.

In particolare, alla luce degli artt. 2 e 3 Cost., deve essere garantita ad ogni essere umano il diritto a costituirsi una famiglia a prescindere dal sesso dei coniugi.

Si ricordi che nel gennaio 2013 è stata pubblicata la sentenza 601/2012, della prima sezione civile della Corte di Cassazione, che ha riconosciuto alle coppie omosessuali, che diano le adeguate garanzie, anche la possibilità di allevare i minori, in quanto non è scientificamente dimostrato che l’orientamento sessuale comporti un condizionamento per l’equilibrato sviluppo di un minore.

In particolare eventuali ripercussioni negative, per assurgere a legittimi motivi discriminatori da tale diverso contesto familiare, devono essere dimostrate. Questa sentenza, pur non avendo carattere normativo, disciplina un caso concreto che, comunque, potrà influenzare positivamente o negativamente il legislatore.

Opposizione al Matrimonio (d. civ.): La presentazione della domanda di opposizione non sospende automaticamente la celebrazione del Matrimonio: è solo il presidente del Tribunale che può, ove ne sussista l’opportunità, sospendere la celebrazione sino a che sia stata rimossa l’opposizione.

Il diritto di opposizione spetta:

—  ai genitori o, in loro mancanza, agli altri ascendenti o collaterali entro il terzo grado;

—  al tutore o al curatore se uno dei due nubendi è soggetto a tutela o curatela;

—  al conuige della persona che vuole contrarre un altro Matrimonio;

—  ai parenti del precedente marito, quando si tratta di Matrimonio in contravvenzione all’art. 89 c.c. (divieto temporaneo di nozze), se il precedente Matrimonio fu sciolto;

—  alle persone col quale il matrimonio era stato contratto e ai parenti di lui, se il matrimonio fu dichiarato nullo.

Sull’opposizione deve decidere il Tribunale civile i cui limiti di cognizione, però, in questa ipotesi, sono:

—  se essa si basa sull’art. 84 c.c. (difetto di età), sull’art. 85 (pronunciata interdizione per infermità di mente), sull’art. 86 (esistenza di precedente vincolo matrimoniale), sull’art. 87, co. 1, n. 4 (affinità in linea retta) o sull’art. 88 (delitto), il Tribunale potrà decidere sul merito dell’opposizione, respingendola o dichiarandola fondata, e, in quest’ultima ipotesi, statuendo, fin da quel momento, sull’esistenza di uno degli impedimenti alla trascrizione (ex art. 8 nuovo Conc., v. §5);

—  in ogni altro caso, invece, il Tribunale dovrà pronunciare sentenza di non luogo a deliberare, per significare il disinteressamento del magistrato civile circa il Matrimonio religioso che deve celebrarsi, e la necessità che la parte, se crede, investa l’autorità ecclesiastica competente della ragione addotta con l’opposizione, per i provvedimenti opportuni.

Rimossa l’opposizione con motivata sentenza di rigetto o con sentenza di non luogo a procedere, è evidente che l’ufficiale di stato civile si trova obbligato a rilasciare il certificato (ex. art. 7 L.m.) che non aveva potuto rilasciare in precedenza.

Matrimonio per procura (d. civ.): È ammesso soltanto per i militari e le persone che in tempo di guerra si trovino, per ragioni di servizio, al seguito delle forze armate, nonché, se concorrono gravi motivi, nell’ipotesi in cui uno degli sposi risieda all’estero. In quest’ultimo caso, la celebrazione è permessa previa autorizzazione del tribunale nella cui circoscrizione risiede l’altro sposo, sentito il pubblico ministero.

La procura va conferita con atto pubblico e deve contenere l’indicazione della persona con la quale il matrimonio si deve contrarre.

Matrimonio putativo (d. civ.): Di regola l’annullamento del Matrimonio ha effetto retroattivo. In caso di annullamento, pertanto, i coniugi riacquistano ex tunc il loro stato di libertà. La legge, però, non può ignorare che il Matrimonio abbia creato di fatto una comunità familiare, né può disinteressarsi della posizione giuridica dei figli nati dall’unione invalida. Per questa ragione, in taluni casi, il legislatore considera valido, per certi effetti, il Matrimonio invalido. Si parla, al riguardo, di Matrimonio putativo, ossia di Matrimonio che i coniugi reputavano valido.

Prima della riforma della filiazione (L. 219/2012; D.Lgs. 154/2013), l’art. 128 c.c. stabiliva che la pronuncia di invalidità del Matrimonio conservasse gli effetti già verificatisi a favore del coniuge di buona fede, ossia del coniuge che avesse contratto il Matrimonio ignorando la causa di invalidità o perché vittima di violenza o di timore.

Il co. 2 della disposizione disciplinava gli effetti del Matrimonio invalido riguardo ai figli, distinguendo tra i figli nati o concepiti durante il Matrimonio dichiarato nullo (quanto all’acquisto della stato di figlio legittimo in ragione della presunzione di paternità) e i figli nati prima del Matrimonio e riconosciuti anteriormente alla sentenza dichiarativa di nullità (quanto alla legittimazione per susseguente Matrimonio).

Tali distinzioni non avevano più ragione di sopravvivere alla riforma della filiazione e, pertanto, per disciplinare gli effetti del Matrimonio putativo il co. 2 dell’art. 128 c.c., modificato dal decreto legislativo, si limita a stabilire che «il Matrimonio nullo ha gli effetti del Matrimonio valido rispetto ai figli».

Il co. 4 dell’art. 128 c.c. prevede che «il Matrimonio dichiarato nullo, contratto in malafede da entrambi i coniugi, ha gli effetti del Matrimonio valido rispetto ai figli nati o concepiti durante lo stesso, salvo che la nullità dipenda da bigamia o incesto».

La disposizione ha conservato la sua validità anche all’esito dell’unificazione dello stato di figlio, perché assicura ai figli nati o concepiti durante il Matrimonio gli effetti della presunzione di paternità anche se i genitori sono in malafede.

Rimane valida anche l’eccezione in caso di incesto [vedi], sebbene la relativa disciplina abbia subito importanti modifiche con la novella arrecata dalla L. 219/2012 all’art. 251 c.c.

È stata, invece, soppressa l’eccezione relativa alla bigamia [vedi], poiché l’unificazione dello stato di figlio ha eliminato le conseguenze di tale nullità matrimoniale relativamente ai figli, che acquistano in ogni caso lo stato di figli e vedono applicarsi comunque il regime della presunzione di paternità.

Ne è derivata, quale diretta conseguenza, la modifica del co. 5 dell’art. 128 c.c.

Il testo previgente si riferiva essenzialmente ai figli nati o concepiti durante rapporti matrimoniali annullati per bigamia, e cioè a quei figli nei cui confronti non si fossero verificati gli effetti del Matrimonio valido e per i quali, tuttavia, il riconoscimento fosse consentito, attribuendo loro lo stato di figli naturali riconosciuti.

La soppressione del riferimento alla bigamia nel comma 4 ha imposto di riferire la nuova versione del comma 5 dell’art. 128 c.c. ai soli figli nati o concepiti nell’ambito di un Matrimonio dichiarato nullo per incesto: per questi, la disciplina non può che essere indicata, per relationem, con il riferimento all’art. 251 c.c. nella nuova versione introdotta dalla L. 219/2012.

Regime patrimoniale fra i coniugi

[vedi Comunione legale; Separazion dei beni fra i coniugi; Famiglia].

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