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Mediazione

23 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Mediazione

Contratto di Mediazione (d. civ.) (d. comm.): Il codice civile definisce mediatore colui che, in posizione di indipendenza e di autonomia, mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse in virtù di rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza.

Si tratta di un contratto a prestazioni corrispettive, che vincola il cliente del mediatore a corrispondergli la provvigione per il caso che questi lo metta in contatto con altri per la conclusione di affari.

Ai sensi dell’art. 1755 c.c., il pagamento della provvigione è subordinato alla conclusione, ma non anche al buon fine, dell’affare e all’esistenza di un nesso di causalità fra l’attività svolta dal mediatore e l’affare concluso. Se il contratto non è concluso, il mediatore non ha diritto ad alcun compenso, ma solo al rimborso delle spese da parte di chi lo abbia incaricato.

Il mediatore ha solo l’onere, e non l’obbligo, di svolgere l’attività interpositiva; tuttavia egli ha il dovere di comunicare alle parti tutte le circostanze a lui note che possono influire sulla conclusione dell’affare, consentendo così alle parti una più esatta valutazione in ordine alla convenienza ed alla sicurezza dell’operazione economica.

Il mediatore può anche non rivelare ad un contraente il nome dell’altro: in questo caso però risponderà in proprio, nei confronti della parte cui ha taciuto l’identità dell’altro contraente, dell’esecuzione del contratto.

In passato, per svolgere l’attività di Mediazione, occorreva la preventiva iscrizione negli appositi ruoli tenuti dalle camere di commercio. Il D.Lgs. 59/2010 ha disposto la soppressione dei suddetti ruoli, prevedendo che l’esercizio di tali attività fosse soggetto ad una dichiarazione di inizio di attività (D.I.A.). Da ultimo, a seguito della conversione, ad opera della L. 122/2010, del D.L. 78/2010, la dichiarazione di inizio attività (DIA) è stata sostituita dalla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) [vedi].

La SCIA in materia di Mediazione deve:

—  essere presentata al registro delle imprese della camera di commercio di competenza nel giorno dell’inizio dell’attività economica; per le sole persone fisiche, la SCIA andrà presentata alla camera di commercio della provincia presso la quale si intende iniziare lo svolgimento dell’attività e determinerà la loro iscrizione al ruolo/elenco corrispondente;

—  essere allegata ad un modello di comunicazione unica e di iscrizione/variazione al registro delle imprese;

—  contenere le autocertificazioni necessarie per documentare il possesso dei requisiti personali, morali e professionali previsti dalle normative.

Dopo aver presentato la SCIA, il nuovo imprenditore può iniziare a svolgere l’attività senza aspettare i 30 giorni previsti dalla normativa precedente. Le amministrazioni hanno 60 giorni a disposizione per esercitare i controlli e prendere i provvedimenti necessari.

Mediazione civile e commerciale (d. p. civ.): La Mediazione civile è uno strumento finalizzato alla composizione in ambito civile e commerciale dei conflitti tra soggetti privati relativi a diritti disponibili. Introdotto con il D.Lgs. 4-3-2010, n. 28, l’istituto è mirato alla deflazione del sistema giudiziario.

La Mediazione ha la funzione di conciliare le parti attraverso l’opera di un mediatore (organismo pubblico o privato controllato dal Ministero della Giustizia), il cui compito principale è condurre le parti ad un accordo amichevole.

La Mediazione civile è sostanzialmente suddivisa in due tipologie: mediazione obbligatoria e facoltativa.

La Mediazione obbligatoria costituisce condizione di procedibilità e dunque condizione necessaria per poter avviare il processo e riguarda una serie di situazioni individuate con specifica cura. Su tale normativa ha inciso, peraltro, la sentenza della Corte costituzionale n. 272 del 6-12-2012, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per eccesso di delega, dell’art. 5, co. 1, D.Lgs. 28/2010, che, per le controversie ivi elencate, stabiliva l’obbligatorietà del procedimento di mediazione finalizzata alla conciliazione e ne configurava il previo esperimento come condizione di procedibilità della relativa domanda giudiziale. Si tratta di cause in cui il rapporto tra le parti è destinato a prolungarsi anche oltre la definizione della singola controversia (es. la locazione, l’affitto d’azienda, le successioni ereditarie, il condominio) oppure di rapporti particolarmente conflittuali che si prestano ad essere meglio composti in via stragiudiziale (danni da responsabilità medica, diffamazione) o, ancora, di particolari tipologie contrattuali (contratti assicurativi, bancari, finanziari). Conseguentemente sono divenute costituzionalmente illegittime tutte le altre disposizioni del predetto D.Lgs. che presupponevano l’obbligatorietà del procedimento di mediazione.

Di recente, tuttavia, con il D.L. 21 giugno 2013, n. 69, conv., con modif., in L. 9 agosto 2013, n. 98, sono state apportate significative modifiche al D.Lgs. 28/2010, mediante la reintroduzione della mediazione obbligatoria (a decorrere dal 21/9/2013) come condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

Nella Mediazione civile facoltativa, invece, le parti scelgono liberamente la via della composizione stragiudiziale della lite.

La Mediazione civile può anche essere demandata dal giudice il quale inviti le parti a risolvere il loro conflitto davanti agli organismi di conciliazione, quando la natura dalla causa e le risultanze dell’istruttoria lo suggeriscano. L’invito potrà essere fatto in qualunque momento, purché prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non è prevista, prima della discussione della causa.

L’istituto della Mediazione non costituisce condizione di procedibilità della domanda:

—  nei procedimenti per ingiunzione [vedi Decreto ingiuntivo], inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione;

—  nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto [vedi Convalida di licenza o di sfratto], fino al mutamento di rito di cui all’art. 667 c.p.c.;

—  nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’art. 703 c.p.c., co. 3, c.p.c.;

—  nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione, relativi all’esecuzione forzata [vedi];

—  nei procedimenti in camera di consiglio [vedi];

—  nell’azione civile [vedi] esercitata nel processo penale [vedi].

Per i compensi versati al mediatore sono previste agevolazioni fiscali sotto forma di credito di imposta.

Mediazione diplomatica (d. int.): Procedura diplomatica di risoluzione di controversie tra Stati; la Mediazione prevede l’intervento di un terzo che sottopone alle parti delle vere e proprie proposte che, seppure non vincolanti, hanno comunque una particolare forza persuasiva in virtù dell’autorità politica che il mediatore (Stato o agente di un’organizzazione internazionale) esercita nella Comunità internazionale.

Mediazione fiscale (d. trib.): [vedi Reclamo].

Mediazione nei rapporti di lavoro (d. lav.): Attività di promozione e controllo dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, fino a poco tempo fa svolta esclusivamente dallo Stato, mediante propri organi periferici, in regime di monopolio [vedi Collocamento] e attualmente esercitata in regime concorrenziale da strutture pubbliche e operatori privati.

La Mediazione degli uffici pubblici non è più operata dallo Stato, ma si ha a livello decentrato con il conferimento alle Regioni e agli enti locali delle funzioni e dei compiti in materia di mercato del lavoro.

Le Province svolgono le funzioni e i compiti relativi al collocamento, tramite strutture denominate centri per l’impiego [vedi].

Le attività di Mediazione possono essere svolte dai soggetti privati, cd. agenzie per il lavoro, autorizzati dal Ministero del lavoro ed iscritti in un apposito Albo.

Le attività di Mediazione sono articolate nelle seguenti tipologie (art. 2 D.Lgs. 276/2003):

—  somministrazione di lavoro [vedi], ossia fornitura professionale di manodopera, a tempo indeterminato o a termine (ex lavoro temporaneo o interinale);

—  intermediazione [vedi], ossia la tradizionale attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, in passato svolta esclusivamente dagli uffici pubblici;

—  ricerca e selezione del personale e supporto alla ricollocazione professionale.

Oltre alle agenzie per il lavoro e i centri per l’impiego, le attività di Mediazione possono essere svolte da ulteriori soggetti a condizione che la Mediazione non abbia finalità di lucro e con l’obbligo della interconnessione alla Borsa continua nazionale del lavoro (ad esempio, le università pubbliche e private).

GLI OBBLIGHI DELLE AGENZIE PER IL LAVORO

A tutela del lavoratore il D.Lgs. 276/2003 (artt. 9-11) ha stabilito, a carico delle agenzie per il lavoro e degli altri operatori del mercato del lavoro, pubblici o privati, una serie di obblighi:

– divieto di campagne informative anonime: sono, infatti, vietate comunicazioni di tipo pubblicitario relative a servizi per l’impiego effettuate in forma anonima o a soggetti non autorizzati o accreditati. In tutte le comunicazioni e nelle inserzioni o annunci per la ricerca di personale, gli operatori, pubblici o privati, autorizzati o accreditati, devono indi-care gli estremi del provvedimento di autorizzazione o di accreditamento, obbligo che si estende alle comunicazioni con qualunque mezzo effettuate (stampa, internet, televi-sione o altri mezzi di comunicazione);

– divieto di indagini sulle opinioni personali del lavoratore e divieto di trattamenti discriminatori: è vietato agli operatori pubblici e privati, autorizzati o accreditati, di effettuare in-dagini, trattamenti di dati o preselezione dei lavoratori, anche se vi è il loro consenso, in base alle convinzioni personali, all’affiliazione sindacale o politica, al credo religioso, al sesso e all’orientamento sessuale, allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, all’età, allo stato di salute e all’eventuale handicap, alla razza, all’origine etnica, al colo-re, all’ascendenza, all’origine nazionale e al gruppo linguistico, nonché alle eventuali controversie con precedenti datori di lavoro. Al divieto si può derogare solo se tali dati concernono caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento della attività lavorativa o ne costituiscono un requisito essenziale e determinante, oppure se sono necessari al fine di fornire specifici servizi o azioni mirate;

– divieto di oneri in capo ai lavoratori: gli operatori non possono esigere o percepire, di-rettamente o indirettamente, compensi dal lavoratore. Tuttavia, i contratti collettivi stipu-lati da associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro, comparativamente più rappre-sentative a livello nazionale o territoriale, possono stabilire che il divieto non si applichi per specifiche categorie di lavoratori altamente professionalizzati o per specifici servizi offerti dai soggetti autorizzati o accreditati.

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