Che significa? | Termini giuridici

Medico

23 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Medico [responsabilità civile del] (d. civ.): Nell’esercizio della propria attività il Medico può compiere azioni dannose, che comportano responsabilità civile o penale.

In relazione alla responsabilità civile, il Medico risponde solo per dolo o colpa grave, quando la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà (art. 2236 c.c.).

Trattandosi di obbligazione professionale, la misura dello sforzo diligente necessario per il relativo corretto adempimento va considerato in relazione al tipo di attività dovuta per il soddisfacimento dell’interesse creditorio.

Al riguardo, in base al combinato disposto di cui agli artt. 1176, co., 2 e 2236 c.c. la diligenza richiesta è non già quella ordinaria del buon padre di famiglia bensì quella ordinaria del buon professionista, e cioè la diligenza normalmente adeguata in ragione del tipo di attività e alle relative modalità di esecuzione.

Al professionista, e a maggior ragione allo specialista, è richiesta una diligenza particolarmente qualificata dalla perizia e dall’impiego di strumenti tecnici adeguati al tipo di attività da espletarsi e alla qualifica (es.: medico generico/specialista).

Chi assume un’obbligazione della qualità di specialista, o un’obbligazione che presuppone una tale qualità, è tenuto alla perizia che è normale della categoria.

Quanto all’attività medica svolta in equipe, ogni componente risponde solo delle conseguenze della propria condotta, confidando sul corretto svolgimento dei compiti affidato agli altri membri del gruppo.

Sul capo dell’equipe incombono obblighi di controllo, ma dovrà escludersi la sua responsabilità quando il comportamento negligente di uno dei medici si verifichi in condizioni di assoluta normalità, tale da non far sorgere alcun dubbio sulla correttezza del suo operato.

L’art. 3, co. 1, D.L. 158/2012 (cd. decreto Balduzzi), convertito in L. 189/2012, si occupa dei profili di responsabilità civile e penale del Medico, stabilendo che «l’esercente la professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attività, si attiene a linee-guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’art. 2043 c.c. (risarcimento del danno)».

Elementi caratterizzanti della norma sono:

—  la distinzione tra colpa lieve e colpa grave;

—  la valorizzazione delle linee-guida e delle virtuose pratiche terapeutiche, purché corroborate dal sapere scientifico.

La gravità della colpa va rapportata agli standard di perizia richiesti dalle linee-guida, dalle virtuose pratiche mediche o, in mancanza, da corroborate informazioni scientifiche di base.

Anche dopo il decreto Balduzzi la materia della responsabilità civile continua a configurarsi come responsabilità contrattuale, soggetta alla relativa disciplina (art. 1218). Il decreto, infatti, non ha cambiato le regole in materia di responsabilità civile del Medico, ma ha soltanto depenalizzato le condotte connotate da colpa lieve.

LA RESPONSABILITÀ DELL’ENTE OSPEDALIERO

Il rapporto che si instaura tra paziente e casa di cura privata (o ente ospedaliero) ha la sua fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo, da cui, a fronte dell’obbligazione al pagamento del corrispettivo (che ben può essere adempiuta dal paziente, dall’assicuratore, dal servizio sanitario nazionale o da altro ente), insorgono a carico della casa di cura (o dell’ente) accanto a quelli di tipo latu sensu alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell’apprestamento di tutte le attrezzature necessarie anche in vista di eventuali complicazioni o emergenze.

Ne consegue che la responsabilità della casa di cura (o dell’ente) nei confronti del pa-ziente ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 c.c., all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, ai sensi dell’art. 1228 c.c. ovvero all’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche «di fiducia» dello stesso paziente o comunque dal medesimo scelto.

Inoltre, è applicabile l’art. 1228 c.c. che, nell’adempimento dell’obbligazione, rende re-sponsabile il debitore anche dell’opera dei terzi di cui egli si avvale, disciplina questa riferibile anche al rapporto tra medico operatore e personale di supporto messogli a disposizione da una struttura sanitaria dalla quale il medico non dipende. In particolare, occorre considerare che dal chirurgo operatore è certamente esigibile un dovere di controllo spe-cifico sull’attività e sulle iniziative espletate dal personale sanitario con riguardo a possibili e non del tutto imprevedibili eventi che possono intervenire non solo durante, ma anche prima dell’intervento e in preparazione di esso (vedi per tutte Cass. 13953/2007).

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