Che significa? Ministro

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Ministro (d. cost.): Organo di governo preposto alla direzione di un Ministero [vedi], esercita le funzioni di indirizzo politico-amministrativo definendo gli obiettivi e i programmi da attuare, adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni e verificando la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti.

In particolare, dal punto di vista politico, al Ministro spettano:

—  le decisioni in materia di atti normativi e l’adozione dei relativi atti di indirizzo interpretativo ed applicativo;

—  la definizione di obiettivi, priorità, piani, programmi e direttive, generali per l’azione amministrativa e la gestione;

—  l’individuazione delle risorse umane, materiali ed economico-finanziarie da destinare alle diverse finalità e la loro ripartizione tra gli uffici di livello dirigenziale generale;

—  la definizione dei criteri generali in materia di ausili finanziari a terzi e di determinazione di tariffe, canoni e analoghi oneri a carico dei terzi;

—  le nomine, designazioni ed atti analoghi ad essi attribuiti da specifiche disposizioni;

—  le richieste di pareri [vedi] alle autorità amministrative indipendenti [vedi] e al Consiglio di Stato[vedi].

Nell’ambito delle funzioni costituzionali, spettano a ciascun Ministro:

—  il diritto di iniziativa legislativa (art. 71 Cost.), che si esercita mediante la presentazione al Consiglio dei Ministri [vedi Governo] dei disegni di legge da sottoporre alle Camere [vedi Parlamento];

—  la controfirma degli atti del Presidente della Repubblica [vedi] che egli stesso abbia proposto e di cui si assume la responsabilità politica (art. 89 Cost.);

—  il diritto-dovere di partecipazione alle riunioni e all’attività del Governo nel suo complesso, attraverso le delibere del Consiglio dei Ministri.

Nell’ambito delle funzioni amministrative, invece, spettano a ciascun Ministro:

—  le funzioni di alta amministrazione, relative all’indirizzo e al coordinamento dell’attività delle amministrazioni da lui dipendenti;

—  il potere di iniziativa della semplificazione e del riassetto normativo nelle materie di sua competenza (ari. 1, comma 9, L. 29 luglio 2003, n. 229).

Il Ministro è responsabile:

—  per gli atti esclusivamente di sua competenza (formalmente e sostanzialmente);

—  per gli atti del Presidente della Repubblica cui abbia collaborato e che abbia controfirmato (art. 89 Cost.);

—  per gli atti dei suoi sottoposti, che possano ricondursi comunque ad un atto di volontà del Ministro.

—  collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri e, individualmente, degli atti del suo dicastero (cd. responsabilità politica, sancita dall’art. 95 Cost.). La responsabilità politica non sorge per la violazione di una specifica norma giuridica, ma deriva dalla mancata corrispondenza tra l’azione del Ministro e le direttive del Presidente del Consiglio. Pertanto, qualora il Presidente del Consiglio non riponga più fiducia in un Ministro può invitarlo a dimettersi e può procedere al cd. rimpasto governativo (Virga);

—  per i reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni e, come per tutti i funzionari e dipendenti dello Stato, degli atti compiuti in violazione di diritti secondo le leggi penali, civili e amministrative (cd. responsabilità giuridica, sancita dagli artt. 96 e 28 Cost.).

Ministro del culto (d. eccl.): Con questo termine il diritto statuale si riferisce a colui che, nell’ambito di una confessione religiosa [vedi], svolge funzioni connesse all’esercizio pubblico del culto ed al governo spirituale.

L’ordinamento italiano, spesso, attribuisce rilevanza giuridica alla posizione del Ministro (rilevanza civilistica delle funzioni confessionali e agevolazioni del loro svolgimento; incompatibilità rispetto a determinati pubblici uffici; configurazione di reati).

Ministro plenipotenziario (d. cost.): [vedi Plenipotenziari].

Ministro senza portafoglio (d. cost.): Con tale espressione si indicano quei Ministri [vedi] i quali sono tali in base ai compiti (politici) loro affidati, ma non sono responsabili di un dicastero particolare e, quindi, non hanno compiti amministrativi [vedi Ministero].

La Costituzione non prevede questa figura particolare di Ministro, che è stata per la prima volta disciplinata dalla L. 400/1988 il cui art. 9 prevede che, all’atto della formazione del Governo, possono essere nominati dal Presidente della Repubblica, presso la Presidenza del Consiglio, e svolgono le funzioni loro delegate dal Presidente del Consiglio, sentito il Consiglio dei Ministri.

Il D.Lgs. 303/1999 attribuisce al Presidente del Consiglio [vedi] anche le funzioni conferite direttamente dalla legge ai (—). Tali compiti, in ogni caso, non sono esercitati direttamente dal Presidente del Consiglio, ma da quest’ultimo delegati ai menzionati Ministri.


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