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Misure

23 Ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 Ottobre 2015



Misure

Misure alternative alla detenzione (d. pen.) (d. p. pen.) (d. penit.): L’ordinamento penitenziario (L. 354/1975) ha introdotto modalità di esecuzione delle condanne alternative rispetto alla tradizionale esecuzione negli istituti penitenziari.

La competenza a decidere sulla concessione delle misure è affidata al Tribunale di sorveglianza [vedi Magistratura di sorveglianza].

Possono accedervi i detenuti che devono scontare un residuo di pena che risulta nei limiti fissati dalla legge e che hanno evidenziato progressi nel processo di risocializzazione.

Misure cautelari (d. p. pen.): Le Misure (artt. 272-325 c.p.p.) sono misure adottate dall’autorità giudiziaria, nel corso delle indagini preliminari [vedi] o nella fase processuale, che hanno effetti limitativi della libertà personale [vedi] o della disponibilità di determinati beni, al fine di evitare che il tempo, più o meno lungo, necessario alla conclusione del processo comprometta l’esplicazione dell’attività giudiziaria penale, pregiudicandone lo svolgimento e il risultato.

Per quanto riguarda i criteri di scelta delle misure, il giudice tiene conto dell’idoneità di ciascuna in relazione alle esigenze cautelari da soddisfare. Inoltre, devono essere osservati:

—  il principio di adeguatezza, secondo cui la misura della custodia cautelare in carcere deve essere utilizzata solo come extrema ratio, cioè quando le altre risultino inadeguate (tranne i reati di associazione di tipo mafioso, in cui essa è obbligatoria);

—  il principio di proporzionalità, secondo cui la misura utilizzata deve essere proporzionata al fatto e alla sanzione.

La custodia cautelare in carcere non può essere disposta nei seguenti casi:

—  donna incinta o madre di prole di età non superiore a sei anni con lei convivente o il padre nel caso in cui la madre sia deceduta o impossibilitata a dare assistenza alla prole;

—  persona che ha superato l’età di 70 anni;

—  persona affetta da AIDS conclamata.

Misure coercitive (d. p. pen.): [vedi Misure cautelari].

Misure di prevenzione (d. pen.) (leg. di p.s.): Denominate anche Misure di polizia sono adottate in base a meri indizi o sospetti.

A differenza delle Misure di sicurezza [vedi] non presuppongono la commissione di un reato ma hanno lo scopo di prevenirlo, arginando la pericolosità sociale [vedi] di determinate categorie di individui.

Quanto ai soggetti destinatari, il provvedimento che disciplina tale categoria di Misure cd. codice antimafia, D.Lgs. 6-9-2011, n. 159) li identifica dedicando una norma specifica per ciascuna categoria di Misure, pur se, attraverso un giuoco di rinvii normativi, è individuabile un nucleo comune fra le diverse tipologie (sostanzialmente coincidente con quello previsto dalla normativa previgente, dettata dalla L. 27-12-1956, n. 1423) costituito da:

—  coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, abitualmente dediti a traffici delittuosi;

—  coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose;

—  coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica.

Nel codice viene riprodotta la precedente ripartizione delle Misure in due categorie:

—  Misure di prevenzione personali, a loro volta distinte fra Misure applicate dal questore (fra le quali rientra il foglio di via obbligatorio e l’avviso orale) e Misure applicate dall’autorità giudiziaria (come la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza);

—  Misure di prevenzione patrimoniali, come il sequestro dei beni e la relativa confisca dei beni sequestrati di cui la persona contro la quale è instaurato il procedimento non possa giustificare la legittima provenienza.

Per ciascuna tipologia di Misure viene dettata una apposita disciplina concernente i soggetti destinatari, il procedimento applicativo e le relative impugnazioni.

Misure di sicurezza (d. pen.) (d. p. pen.) (d. penit.): Le Misure sono applicate in relazione alla pericolosità sociale del soggetto stesso allo scopo di riadattarlo alla libera vita sociale; esse costituiscono mezzi di prevenzione della delinquenza ad applicazione individuale.

Per l’applicazione delle Misure occorrono la commissione di un fatto previsto dalla legge come reato o di un quasi reato e la pericolosità del reo, che va accertata sempre in concreto di volta in volta dal giudice. Si parla di «quasi reato» ogniqualvolta si è in presenza di un’azione che, pur non avendo carattere di reato, si manifesta in modo talmente prossimo al reato da permettere di riconoscere in essa un indizio sicuro di pericolosità sociale. Ne sono esempi il reato impossibile (art. 49 c.p.), l’accordo criminoso non eseguito o l’istigazione a commettere un delitto non accolta (art. 115 c.p.).

La durata delle Misure è indeterminata nel massimo, perché collegata al protrarsi o alla cessazione della pericolosità sociale. È fissata dalla legge una durata minima, ma il Tribunale di sorveglianza [vedi Magistratura di sorveglianza] può revocare la Misura anche prima che sia decorso il tempo corrispondente a tale durata.

Le Misure di sicurezza possono essere personali o patrimoniali. Le [vedi] di sicurezza personali si distinguono in detentive e non detentive.

Le Misure di sicurezza detentive sono la colonia agricola o casa di lavoro [vedi], la casa di cura e di custodia [vedi], l’ospedale psichiatrico giudiziario [vedi] e il riformatorio giudiziario [vedi].

Sono, invece, Misure di sicurezza non detentive la libertà vigilata [vedi], il divieto di soggiorno, il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcoliche e l’espulsione dello straniero dallo Stato [vedi].

Infine, le Misure di sicurezza patrimoniali comprendono la cauzione di buona condotta [vedi Cauzione] e la confisca [vedi].

Ai sensi degli artt. 312 e 313 c.p.p., in qualsiasi stato e grado del procedimento penale può farsi luogo all’applicazione provvisoria delle Misure, se ricorrono gravi indizi della commissione del fatto e l’indagato/imputato manifesti pericolosità sociale [vedi].

Misure interdittive (d. p. pen.): [vedi Misure cautelari].

LE MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE

Affidamento in prova al servizio sociale consiste nell’affidamento al servizio sociale del condannato fuori dall’istituto di pena per un periodo uguale a quello della pena da scontare (art. 47 L. 354/1975).

Affidamento in prova al servizio sociale per tossico-alcooldipendenti è una particolare forma di affidamento in prova rivolta ai tossicodipendenti e alcooldipendenti che intendano intraprendere o proseguire un programma terapeutico (art. 94 D.P.R. 309/1990).

Affidamento in prova al servizio sociale per condannati militari ha l’obiettivo di evitare che i soggetti, che si rifiutano di prestare sia il servizio di leva sia il servizio sostitutivo civile, entrino in carcere (art. 1 L. 167/1983).

Affidamento in prova al servizio sociale per soggetti affetti da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria o da altra malattia grave consente ai soggetti affetti da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria o da altra malattia particolarmente grave di iniziare o proseguire un programma di cure idonee in apposite strutture, evitando i danni derivanti dalla condizione di privazione della libertà e dall’ambiente penitenziario (art. 47quater L. 231/1999).

Detenzione domiciliare speciale consente che, quando non ricorrono le condizioni per la detenzione domiciliare ordinaria, le madri condannate con figli di età non superiore a dieci anni, se non sussiste un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti e se vi è la possibilità di ripristinare la convivenza con i figli, possono essere ammesse a espiare la pena nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, ovvero in luogo di cura, assistenza o accoglienza, al fine di provvedere alla cura e alla assistenza dei figli, dopo l’espiazione di almeno un terzo della pena o di almeno quindici anni nel caso di condanna all’ergastolo.

Semilibertà Misura alternativa impropria in quanto, rimanendo il soggetto in stato di detenzione, il suo reinserimento nell’ambiente libero è parziale (artt. 48-50 L. 354/1975).

Detenzione domiciliare consente la prosecuzione, per quanto possibile, delle attività di cura, di assistenza familiare, di istruzione professionale già in corso nella fase della custodia cautelare nella propria abitazione (arresti domiciliari) anche successivamente al passaggio in giudicato della sentenza, evitando così la carcerazione e le relative conseguenze negative (art. 47ter L. 354/1975).

Liberazione anticipata consente una riduzione della pena a favore del condannato che ha dato prova di partecipare all’opera di rieducazione.


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