Che significa? Mobbing

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Mobbing (d. lav.): Termine derivato dal verbo «to mob», che in etologia designa il comportamento aggressivo di alcune specie animali all’interno del proprio gruppo.

Applicato all’analisi dei rapporti umani, il termine Mobbing è ormai comunemente usato per descrivere tutti quei fenomeni di persecuzione di un soggetto nell’ambiente di lavoro. In particolare, è considerato Mobbing l’insieme di quegli atti e comportamenti posti in essere da datore di lavoro, capi, intermedi e colleghi, che si traducono in atteggiamenti persecutori, attuati in forma evidente, con specifica determinazione e carattere di continuità, idonei ad arrecare danni rilevanti alla condizione psico-fisica del lavoratore o anche solo ad allontanarlo dalla collettività in seno alla quale presta la propria opera. Si è anche distinto tra:

—  Mobbing orizzontale, quando le aggressioni o vessazioni provengono da lavoratori di pari grado della vittima;

— Mobbing verticale (anche detto «bossing»), quando viene attuato dal datore di lavoro, sia esso privato o pubblico.

Il termine “mobbing” racchiude tutte quelle condotte vessatorie, reiterate e durature, individuali o collettive, rivolte nei confronti di un lavoratore ad opera di superiori gerarchici (mobbing verticale) e/o colleghi (mobbing orizzontale), oppure anche da parte di sottoposti nei confronti di un superiore (mobbing ascendente); in alcuni casi si tratta di una precisa strategia finalizzata all’estromissione del lavoratore dall’azienda (c.d. bossing).

Sono caratteristiche di questo comportamento (Cass. 19 settembre 2014 n. 19782; Cass. 23 maggio 2013 n. 12725; Cass. 23 febbraio 2012 n. 2711; Cass. 31 maggio 2011 n. 12048; Cass. 17 febbraio 2009 n. 3785):

– la sua sistematica protrazione nel tempo attraverso una pluralità di atti (giuridici o meramente materiali, anche intrinsecamente legittimi: C.Cost. 19 dicembre 2003 n. 359; Cass. SU 4 maggio 2004 n. 8438; Cass. 29 settembre 2005 n. 19053; Cass. SU 12 giugno 2006 n. 13537; Cass. 17 settembre 2009 n. 20046);

– la volontà che lo sorregge, diretta alla persecuzione o all’emarginazione del dipendente (Trib. Torino 5 maggio 2011 n. 1398), oppure – anche in assenza di un esplicito fine persecutorio – diretta a vessare e mortificare il lavoratore (Cass. 5 novembre 2012 n. 18927);

– la conseguente lesione arrecata al lavoratore, attuata sul piano professionale o sessuale o morale o psicologico o fisico;

– il nesso causale tra condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico e pregiudizio all’integrità psicofisica del lavoratore (Cass. 25 settembre 2014 n. 20230).

Le forme più frequenti di Mobbing sono costituite dalla dequalificazione professionale del lavoratore, destinato a mansioni inferiori, da comportamenti fastidiosi od offensivi ripetuti, ovvero da atti di generale svilimento della persona, nonché di isolamento sociale e professionale. Dottrina e giurisprudenza, in funzione ricostruttiva della fattispecie, hanno individuato una serie di elementi di cui deve verificarsi la sussistenza affinché si possa parlare di Mobbing, e in specie:

—  continuità dei comportamenti persecutori, reiterati nel tempo e finalizzati al medesimo scopo di nuocere al lavoratore mobizzato. Si tratta di comportamenti o atti che, per loro natura, possono essere anche perfettamente leciti, ma che acquisiscono una dimensione illecita per l’essere preordinati alla persecuzione di un lavoratore dal punto di vista psichico, sociale e professionale;

—  esistenza di effetti sulla vittima del Mobbing descritti come idoneità, anche solo potenziale, delle pratiche di (—) ad incidere negativamente sulla integrità psico-fisica dell’individuo, provocandogli danni quali depressione e disturbi post-traumatici da stress, che possono avere sia carattere transitorio che permanente ed indurre, ad esempio, alle dimissioni il lavoratore.

Il Mobbing non ha ricevuto, finora, una specifica disciplina normativa, anche a causa dei problemi di qualificazione della fattispecie che restano, comunque, dibattuti sul piano dottrinale e giurisprudenziale. Ciò fa sì che la tutela del lavoratore mobbizzato resti demandata alla possibilità di applicare le norme già esistenti nel vigente ordinamento giuridico, sia civile che penale.


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