Che significa? Mobilità

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Mobilità

Mobilità nel settore privato (d. lav.):

La mobilità è uno strumento che rende meno gravi sul piano sociale i fenomeni di crisi occupazionali, e che consente il passaggio dei lavoratori licenziati da imprese in crisi a imprese che necessitano di mano d’opera. L’istituto opera a seguito di licenziamenti collettivi per riduzione del personale da parte di imprese con più di 15 dipendenti e nei confronti di imprese ammesse al trattamento straordinario di integrazione salariale che non sono in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi o che non possono attivare misure alternative.

L’iscrizione nelle liste di Mobilità costituisce presupposto necessario per accedere al relativo trattamento economico, cd. indennità di Mobilità.

La L. 92/2012, cd. riforma Fornero, è intervenuta significativamente sull’istituto della Mobilità, prevedendone la soppressione dal 2017 e riconducendo la tutela dei lavoratori rimasti disoccupati a seguito di licenziamento collettivo, o di mancato rientro dopo un periodo di CIGS, nell’ambito del nuovo e unico ammortizzatore sociale per la perdita del lavoro, cioè l’assicurazione sociale per l’impiego (ASPI). Nelle more è stata prevista una progressiva riduzione dei tempi di fruizione dell’indennità di Mobilità.

Mobilità nel settore pubblico (d. amm.):

Nel pubblico impiego può aversi:

—  una Mobilità individuale, che comporta il passaggio diretto di personale da un’amministrazione ad un’altra (art. 30 D.Lgs. 165/2001, come novellato dal D.L. 90/2014, conv. in L. 114/2014): le amministrazioni, infatti, possono ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio diretto di dipendenti appartenenti ad una qualifica corrispondente in servizio presso altre P.A. che facciano domanda di trasferimento, previo assenso della P.A. di appartenenza. Le amministrazioni, fissando preventivamente i requisiti e le competenze richieste, pubblicano sul proprio sito istituzionale, per trenta giorni, un bando di mobilità che indichi i posti da ricoprire mediante detto passaggio diretto. L’amministrazione di destinazione, inoltre, deve «riqualificare» i dipendenti trasferiti per Mobilità, ove necessario avvalendosi della Scuola nazionale dell’amministrazione.

La riforma della P.A. 2014 reca innovazioni anche circa la cd. Mobilità obbligatoria: i dipendenti pubblici possono essere trasferiti all’interno della stessa amministrazione o, previo accordo, in un’altra P.A., in sedi collocate nel medesimo Comune o a distanza non superiore ai cinquanta chilometri dalla sede cui sono adibiti. Le pubbliche amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali per la copertura di posti vacanti in organico, sono tenute ad attivare le procedure di Mobilità per l’immissione in servizio dei dipendenti in tale situazione;

—  una Mobilità collettiva, che, invece, riguarda i casi di eccedenza di personale (art. 33, D.Lgs. 165/2001, come sostituito dall’art. 16 L. 183/2011, legge di stabilità 2012). Le amministrazioni, difatti, ogni anno devono verificare l’esistenza di eventuali situazioni di soprannumero o, comunque, di eccedenze di personale. In caso di esubero, il dirigente responsabile deve dare un’informativa preventiva alle rappresentanze unitarie del personale e alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale del comparto o area, decorsi dieci giorni dalla quale l’amministrazione o risolve unilateralmente i contratti del personale dipendente che ha raggiunto i requisiti pensionistici, oppure, in subordine, verifica la ricollocazione totale o parziale del personale in eccedenza nell’ambito della medesima amministrazione, anche mediante il ricorso a forme flessibili di gestione del tempo di lavoro o a contratti di solidarietà, ovvero presso altre amministrazioni, previo accordo con le stesse, comprese nell’ambito della Regione.

Trascorsi novanta giorni dalla comunicazione ai sindacati, l’amministrazione colloca in disponibilità il personale che non sia possibile impiegare diversamente nell’ambito della medesima amministrazione e che non possa essere ricollocato presso altre amministrazioni nell’ambito regionale, ovvero che non abbia preso servizio presso la diversa amministrazione secondo gli accordi di mobilità.

La contrattazione collettiva nazionale può, tuttavia, stabilire criteri generali e procedure per consentire, tenuto conto delle caratteristiche del comparto, la gestione delle eccedenze di personale attraverso il passaggio diretto ad altre amministrazioni al di fuori del territorio regionale che, in relazione alla distribuzione territoriale delle amministrazioni o alla situazione del mercato del lavoro, sia stabilito dai contratti collettivi nazionali; in tale ipotesi si applica quanto sancito dall’art. 30, D.Lgs. 165/2001, sulla mobilità individuale.


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