Che significa? | Termini giuridici

Omissione

20 Ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 Ottobre 2015



Omissione (d. pen.): È il mancato compimento di un’azione che il soggetto aveva il dovere giuridico di compiere. L’Omissione è un concetto normativo, consistendo nella violazione di un dovere giuridico di fare.

Il mancato compimento dell’azione imposta presuppone che il soggetto abbia la possibilità di agire nel senso richiesto, per cui non si avrà Omissione penalmente rilevante qualora il soggetto si trovi nella impossibilità materiale di adempiere al comando. Tale impossibilità può dipendere sia dall’assenza delle necessarie attitudini psico-fisiche (es.: non è in grado di soccorrere un bagnante in pericolo chi non sa nuotare), sia dalla mancanza delle condizioni indispensabili per compiere l’azione doverosa (es.: non può accusarsi di Omissione di soccorso chi è privo dei mezzi necessari per prestare aiuto).

Sono suscettibili di realizzazione in forma omissiva i reati causali puri, o causalmente orientati in cui rileva soltanto la realizzazione dell’evento, a prescindere dalle modalità della condotta (es. l’omicidio), mentre sono incompatibili con tale modalità realizzativa i reati omissivi propri, i reati di mano propria (richiedenti un comportamento personale del reo) ed i reati abituali (richiedenti una reiterazione di comportamenti positivi).

Omissione di soccorso

Il reato di Omissione di soccorso appartiene alla categoria dei delitti contro la persona.

L’art. 593 c.p. prevede due distinte ipotesi criminose:

—  la prima ricorre quando taluno, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni 10 o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente, di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di dare immediato avviso all’autorità;

—  ricorre, invece, la seconda ipotesi, quando taluno, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, o una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità.

Scopo della norma è prevenire i danni ai quali determinati soggetti possono trovarsi esposti, per uno stato di pericolo presunto o accertato, mediante l’imposizione di un obbligo di assistenza.

Il dovere imposto al ritrovatore è, nella prima ipotesi, quello di dare immediato avviso all’autorità, tenendo però sempre conto delle concrete possibilità che si offrono al ritrovatore per provvedere all’adempimento di tale dovere.

Nella seconda ipotesi il dovere è quello di prestare l’assistenza necessaria o darne immediato avviso all’autorità. Si lascia quindi al soccorritore un’alternativa, ma si ritiene che il primo dovere sia quello di provvedere all’assistenza concreta e, solo ove ciò non sia possibile, subentra il dovere di darne avviso all’autorità.

Il dolo [vedi] consiste nella coscienza e volontà dell’Omissione dell’atto doveroso accompagnata dalla consapevolezza dello stato di pericolo in cui versa il soggetto rinvenuto.

Pena: Reclusione fino a 1 anno o multa fino a euro 2.500.

Il delitto nel caso previsto dall’art. 189 del nuovo codice della strada, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni per chi non ottempera all’obbligo di fermarsi e da 1 a 3 anni per chi non ottempera all’obbligo di prestare assistenza alle persone ferite.

Omissione e rifiuto di atti d’ufficio

L’art. 328 c.p. prevede due distinte ipotesi di reato:

—  commette la prima il pubblico ufficiale [vedi] o l’incaricato di un pubblico servizio che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo;

—  commette la seconda il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, fuori dai casi precedenti, entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse, non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo.

Tali reati appartengono alla categoria dei delitti contro la P.A.

Scopo della norma è assicurare il regolare funzionamento della P.A., imponendo al pubblico ufficiale o all’incaricato del pubblico servizio di assolvere scrupolosamente e tempestivamente i doveri inerenti all’ufficio o servizio e di non venirvi meno intenzionalmente.

Gli elementi costitutivi delle figure criminose in esame sono:

—  il rifiuto, consistente nel diniego di compiere un atto dovuto ed espressamente richiesto;

—  l’Omissione , cioè, il mancato compimento, nei termini stabiliti, di un atto dovuto;

—  il ritardo ovvero il compimento dell’atto dopo il termine a tale scopo fissato.

Sono indebiti il rifiuto, il ritardo o l’Omissione quando non trovino giustificazione nella legge o in una disposizione della pubblica autorità e siano giuridicamente rilevanti, cioè tali da poter cagionare un danno alla P.A. o ledere un interesse del privato.

Si consideri, però, che il rifiuto viene punito solo quando l’atto da adottare risponde a esigenze di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico, igiene e sanità e debba essere compiuto senza ritardo.

Perché invece venga punita l’Omissione è necessario che vi sia una richiesta scritta da parte dell’interessato, che siano decorsi 30 giorni da quello in cui il pubblico ufficiale o l’incaricato del pubblico servizio abbiano ricevuto la richiesta, che il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio non solo non abbia compiuto l’atto, ma non abbia neanche esposto le ragioni del ritardo.

Il dolo consiste nella coscienza e volontà di omettere, ritardare o rifiutare l’atto che il soggetto sapeva di dover compiere.

Pena: Nell’ipotesi di rifiuto, la reclusione da 6 mesi a 2 anni; nell’ipotesi di Omissione la reclusione fino ad 1 anno o la multa fino a euro 1.032.

IL REATO OMISSIVO PROPRIO E IMPROPRIO

Il reato omissivo proprio è un reato di pura condotta, consistente nel mancato compimento di un’azione imposta dal precetto normativo (es. l’omissione di soccorso).

Il reato omissivo improprio consiste nel mancato impedimento di un evento dannoso che si aveva l’obbligo giuridico di impedire. Tale tipo di reato non è espressamente tipizzato, bensì il frutto della combinazione fra la clausola generale di cui all’art. 40 co. 2 c.p. (a norma del quale non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo) e una fattispecie commissiva delineante l’evento che si sarebbe dovuto impedire (es. l’omicidio).

La fonte di tale obbligo può essere la legge, un contratto, un ordine giudiziario, un precedente comportamento, una consuetudine o la sua volontaria assunzione. In tal modo, l’ordinamento attribuisce a taluni soggetti una posizione di garanzia o di protezione di determinati interessi non efficacemente tutelabili dai loro titolari, con conseguente equiparazione fra mancato impedimento dell’evento dannoso e sua realizzazione in forma commissiva (rapporto di causalità nei reati omissivi: art. 42 co. 2). Ad esempio, una madre che non allatta il proprio figlio determina l’evento morte, attraverso l’omissione del rispetto di un dovere giuridico su di lei incombente di protezione del bambino.


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