Che significa? Ordinamento

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Ordinamento

Ordinamento giudiziario (d. pub.) (d. proc.): È l’insieme delle norme che regolano la struttura e il funzionamento della giustizia nel nostro Paese, disciplinando in modo autonomo e completo gli uffici giudiziari e lo status delle persone ad essi addette.

La legge sull’Ordinamento risale al 1941 (R.D. 12/1941) e ha subìto modifiche per poter essere adeguata ai principi espressi dalla Costituzione. Peraltro, la stessa Costituzione, nella VII disposizione transitoria, prevedeva una nuova legge sull’Ordinamento giudiziario, che non è stata a tutt’oggi emanata. La disciplina vigente, pertanto, ha un accentuato carattere di frammentarietà.

In Italia la giurisdizione ordinaria si distingue in:

—  penale: è competente per le violazioni di quelle norme (penali) che importano, come conseguenza, l’applicazione di una sanzione penale (reclusione, multa etc.);

—  civile: si occupa della tutela giurisdizionale dei diritti dei privati e si svolge su iniziativa dei soggetti privati. Essa è giudizio di parti in quanto mira ad accertare la fondatezza della pretesa di chi ha promosso il giudizio.

Sono inquadrati nella giurisdizione ordinaria:

—  il Giudice di pace, organo monocratico che ha competenze in materia sia civile che penale;

—  il Tribunale, giudice unico in composizione monocratica o collegiale a seconda del tipo di controversia o di reato, le cui decisioni sono appellabili;

—  la Corte d’Appello, giudice collegiale di secondo grado;

—  la Corte d’Assise e la Corte di Assise di Appello, organi collegiali a composizione mista (giudici di carriera e giudici popolari [vedi Giudice togato e onorario]) competenti per i reati più gravi;

—  la Corte di Cassazione, che svolge la funzione di garantire l’uniforme interpretazione della legge e delle norme di procedura attraverso la possibilità di un ricorso ad essa per le sole questioni di legittimità;

—  il Tribunale per i minorenni e il Tribunale di sorveglianza, organi giudiziari ordinari integrati dalla presenza di cittadini estranei alla magistratura ma in possesso di particolari requisiti e competenze richiesti dalla materia.

Le giurisdizioni speciali [vedi Giudici speciali] sono quelle che si occupano di particolari controversie, secondo un criterio di specializzazione richiesto dalla loro natura tecnica.

Ordinamento giuridico (t. gen.): Sul concetto di Ordinamento giuridico numerose teorie si contendono il campo.

Per la teoria normativa, che considera l’Ordinamento un insieme di norme giuridiche, il fondamento delle stesse non deriva dal fatto che queste siano giuste o sentite dal corpo sociale, perché la validità di ogni singola norma concreta trova sempre e solo il proprio fondamento in successive norme superiori caratterizzate da una astrattezza sempre maggiore; finché, proseguendo nel processo di astrazione, non si giunge ad una norma ultima del tutto priva di contenuto materiale, che Hans Kelsen (1881-1973) definisce Grundnorm (norma fondamentale).

Agli antipodi di tale concezione si pone la tesi istituzionalistica che parte dal concetto sociologico di istituzione, intesa come organizzazione umana che presenta i requisiti:

—  di un corpo sociale (costituito da più persone che si associano);

—  di un’organizzazione (per il raggiungimento di comuni finalità del corpo sociale);

—  di un ordine normativo (per disciplinare il funzionamento dell’organizzazione e i rapporti tra differenti istituzioni).

Le istituzioni nascono in forme più semplici, come la famiglia, ed assumono nel tempo l’aspetto di formazioni sociali [vedi] sempre più articolate (Stato), andando a costituire aggregazioni solide e permanenti che, anche col mutare dei propri elementi, conservano sempre la medesima individualità.

Infine, in base alla teoria decisionista rappresentata da Schmitt, il presupposto di ogni Ordinamento è costituito dal momento della «decisione» che fonda la sovranità del potere politico e giuridico. Diritto e potere fanno capo esclusivamente alla persona che possieda l’autorità di decidere le regole della convivenza non solo in situazione di normalità ma soprattutto nello «stato di eccezione».

Ordinamento giuridico internazionale (d. int.): Insieme delle norme giuridiche che regolano la vita della Comunità Internazionale. Al di là di alcuni pareri discordi che negano la natura giuridica del diritto internazionale, attribuendo alle norme di diritto internazionale un carattere di fatto ed un valore soprattutto politico, la maggioranza della dottrina considera il diritto internazionale come un Ordinamento autonomo e completo dotato di un proprio sistema di fonti, di garanzie e di principi.

Per ciò che concerne i soggetti cui l’Ordinamento si riferisce, essi sono in primo luogo gli Stati, nonché le organizzazioni internazionali [vedi]. Si tratta di soggetti sovrani, dotati cioè della caratteristica di non riconoscere alcun potere ad essi sovraordinato. Questa particolarità si riflette sulla struttura della Comunità Internazionale, che è di tipo orizzontale in quanto i suoi membri sono posti, giuridicamente, su un piano di parità, e sulla natura dell’Ordinamento che è privo di un centro di potere sovraordinato.

Il sistema delle fonti del diritto internazionale si basa in primo luogo sulla consuetudine [vedi] e sui principi riconosciuti dalle Nazioni civili, che sono fonti primarie, sugli accordi internazionali [vedi Trattato], quali fonti secondarie, e sugli atti vincolanti di alcune organizzazioni internazionali, che sono fonti di terzo grado, anche se è ineluttabile la presenza (ma non l’osservanza) di un coacervo di principi che formano l’ordine pubblico internazionale.

La prassi internazionale ha assistito allo sviluppo degli accordi di codificazione, negoziati in sede multilaterale, volti a sostituire le norme consuetudinarie con norme scritte, allo scopo di garantire la certezza del diritto e di favorire l’evoluzione del diritto internazionale.

Per ciò che concerne le garanzie, a causa della mancanza di un potere gerarchicamente sovraordinato, spetta agli Stati (uti singuli o uti universi) garantire l’applicazione coattiva delle norme del diritto internazionale. Per questo motivo, nell’Ordinamento trova largo spazio l’autotutela e la tutela collettiva [vedi O.N.U.].

Ordinamento penitenziario (d. penit.): L’Ordinamento trova la sua fonte principale nella L. 354/1975 che segna un fatto assolutamente nuovo e di straordinaria importanza nella storia delle istituzioni penitenziarie in Italia. Per la prima volta, infatti, tutta la materia che attiene agli aspetti applicativi delle misure penali privative e limitative della libertà personale, viene regolata con legge formale: con atto cioè emanato dal potere legislativo nell’ambito della sua potestà.

Fino a poco tempo addietro, la materia del trattamento penitenziario e dell’organizzazione degli istituti di prevenzione e pena era disciplinata dal «regolamento Rocco» del 1931, emesso nell’ambito del potere esecutivo, le cui disposizioni avevano in parte carattere di esecuzione e in parte carattere di organizzazione.

L’ORDINAMENTO PENITENZIARIO

Punti qualificanti della L. 354/1975, che nel corso degli anni ha subìto innumerevoli modificazioni e integrazioni, possono così riassumersi:

– principio della qualificazione del trattamento. L’art. 1 della legge stabilisce che il trattamento penitenziario deve essere improntato alla tutela della dignità e della personalità ed alla salvaguardia dei diritti di tutti coloro che vengono privati della libertà personale.

Viene inoltre riconosciuta la necessità di pervenire, attraverso l’osservazione scientifica della personalità del condannato, alla individualizzazione del trattamento in rapporto alle condizioni specifiche del soggetto ed ai particolari bisogni della sua personalità, affinché si possa con l’espiazione della pena ottenere il risultato ottimale del recupero del reo e del suo reinserimento nella vita sociale (trattamento individualizzato);

– disciplina del lavoro in carcere. Grande importanza è riconosciuta al lavoro che si svolge negli istituti di pena. La legge stabilisce che il compenso non può essere inferiore ai due terzi del trattamento economico previsto dai contratti collettivi di lavoro, con corresponsione degli assegni familiari per le persone a carico e al contempo garantisce la tutela assicurativa e previdenziale del lavoro nel carcere;

– creazione di nuove forme di operatori penitenziari specializzati. Tra tali operatori rientrano le figure degli educatori e assistenti sociali per adulti;

– misure alternative alla detenzione. Esse realizzano, in sede di esecuzione penitenziaria, la necessaria distinzione tra i diversi tipi di delinquenza;

– giurisdizionalizzazione dell’esecuzione penale. Questo principio è attuato pienamente attraverso le previsioni relative ai compiti assegnati ai magistrati di sorveglianza e al Tribunale di sorveglianza, con riferimento alle forme dei provvedimenti concernenti alcuni importanti aspetti del regime penitenziario e all’impugnativa avverso i provvedimenti stessi.


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