Che significa? Partiti politici

Che significa?

Articolo di




> Che significa?

Partiti politici (d. cost.): Sono associazioni di persone che hanno comuni ideologie ed interessi e che, attraverso una stabile organizzazione, mirano ad esercitare una influenza sulla determinazione dell’indirizzo politico del Paese [vedi Indirizzo politico].

Gli elementi costitutivi dei Partiti politici sono quindi: organizzazione, patrimonio e scopo (o ideologia).

I Partiti politici sono caratterizzati inoltre dalla pubblicità dei programmi e dei nominativi degli iscritti, che li differenzia dalle sette segrete e dal perseguimento di principi ed interessi di carattere generale.

I Partiti politici non possono:

assumere la forma di un’associazione segreta, né avere una organizzazione di carattere militare, per il divieto generale dell’art. 18 Cost.;

assumere simboli o contrassegni confondibili con simboli altrui o riproducenti immagini religiose;

annoverare tra i loro iscritti i militari di carriera in servizio permanente effettivo e gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria. L’art. 98 Cost. prevede la possibilità di un tale divieto anche per i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero, e per i magistrati. Il motivo di tali divieti sta nel fatto che questi funzionari statali sono al servizio esclusivo della nazione.

I Partiti politici formano l’ossatura politica di un popolo e, come i sindacati [vedi], mal si prestano ad una precisa disciplina legislativa, sia costituzionale che ordinaria, perché una loro puntuale e rigorosa regolamentazione potrebbe limitarne l’esistenza, imbrigliandone l’attività e finendo con lo snaturare la loro natura di manifestazioni della autonomia politica dello Stato-comunità.

Principali funzioni dei Partiti politici nelle democrazie contemporanee sono:

—  l’inquadramento degli elettori (ossia la loro formazione ideologico-politica);

—  la selezione dei candidati da presentare nelle liste elettorali e degli eletti per ricoprire le cariche pubbliche;

—  l’inquadramento degli eletti (per la disciplina di partito);

—  il raccordo fra elettori ed eletti tra una elezione e l’altra.

Partiti politici e ideologie dominanti

I Partiti politici, in veste di mediatori degli interessi della comunità all’interno dei singoli Paesi, nei loro programmi si fanno portatori di un’ideologia che viene condivisa dai propri elettori.

In sintesi, nelle democrazie occidentali si fronteggiano due ideologie in contrasto:

—  la destra, che adotta le seguenti parole d’ordine: libero mercato, libero commercio, tendenza alla conservazione dello stile di vita nazionale, legge e ordine, intangibilità del diritto di proprietà privata, nazionalismo, rispetto cieco dell’autorità, conservatorismo etc.;

—  la sinistra, che adotta quali parole d’ordine: pianificazione e intervento pubblico nell’economia, difesa dell’occupazione, nazionalizzazione, diritto allo studio e all’istruzione per tutti, pari opportunità, valorizzazione della proprietà pubblica, lotta ai grandi patrimoni, intangibilità dei diritti sociali e sindacali, equità sociale, dialettica fra le parti sociali etc.

Questo contrasto mette in luce lo scontro tra i principi «eguaglianza e libertà» e «conservazione e solidarietà» che nei casi di radicalizzazione estrema assumono connotazioni negative come giacobinismo, fascismo, nazismo etc.

Comunque, come nota Bobbio, «destra e sinistra non sono parole che designano contenuti fissati per sempre. Possono mutare secondo i tempi e le situazioni»; ciò significa che le citate parole d’ordine potrebbero cambiare se gli schieramenti politici, a caccia più di consensi che di ideali, intendono perseguire fini contingenti diversi da quelli dettati dalla loro ideologia.

Negli Stati Uniti, gli elettori si identificano nei partiti di appartenenza attraverso le primarie, entrando così nella forma mentis del «repubblicano» o del «democratico» che difficilmente porta a cambiare bandiera contribuendo quindi alla stabilità dei partiti politici tradizionali.

Partiti politici e rapporti con lo Stato

L’atteggiamento dello Stato nei confronti dei partiti ha attraversato, nella storia delle democrazie europee, quattro distinte fasi: opposizione; indifferenza; legittimazione; incorporazione o rilevanza costituzionale.

La fase dell’opposizione si può far risalire agli albori dello Stato liberale: l’ideologia individualista allora imperante faceva leva sui singoli eletti e mal si conciliava con l’organizzazione dei cittadini in partiti. Ne derivava un rapporto rappresentante-rappresentato di tipo personale e clientelare.

La seconda e la terza fase seguono progressivamente il passaggio dalla forma dello Stato liberale puro a quella dello Stato democratico e partecipativo, che prima accetta e poi favorisce la presenza nel sistema dei partiti.

La quarta fase è stata vissuta in due modi diversi: dopo la prima guerra mondiale, da un lato gli Stati liberali hanno mantenuto le strutture democratiche e favorito l’emergere di una pluralità di partiti, dall’altro gli Stati totalitari hanno attribuito al partito unico il ruolo di organo propulsore dello Stato, mettendolo al centro delle istituzioni (così si verificò in diversa misura sia in Unione Sovietica, sia nei Paesi con regimi dittatoriali e autoritari di tipo fascista-corporativo come l’Italia, la Germania, la Spagna).


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI