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Piani

14 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 14 ottobre 2015



Piani

Piani paesaggistici (d. urb.): I Piani sono diretti ad individuare le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela, nonché gli interventi di valorizzazione del paesaggio, anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile.

Le previsioni del Piano non sono rivolte a rendere immodificabili i beni paesaggistici, bensì ad assicurare che le eventuali variazioni siano concordemente ispirate ad un unico concetto direttivo, in armonia con un disegno preventivo concepito con un’unità di criteri razionali ed estetici.

Il fine da perseguire è quello di evitare alterazioni morfologiche e strutturali del paesaggio, vietando interventi che arrechino deturpazione o stravolgimento dei luoghi.

Il Piano, pertanto, dovrà tenere conto di tutti gli elementi (terreno, strade, vegetazione, tipo e ubicazione dei fabbricati etc.) che concorrono a dare ad ogni località peculiari caratteristiche paesistiche ed ambientali, comprese le testimonianze della presenza dell’uomo sul territorio, nei segni e documenti della sua complessa e multiforme vicenda storica.

Così inteso, il patrimonio paesistico-ambientale costituisce anche supporto ed integrazione di quello archeologico, architettonico, storico ed artistico.

La formazione dei Piani territoriali paesistici è di competenza delle Regioni.

Gli obiettivi della salvaguardia e della reintegrazione — da parte dello Stato, delle Regioni [vedi Regione], degli altri enti pubblici territoriali nonché tutti i soggetti che, nell’esercizio di pubbliche funzioni, intervengono sul territorio nazionale — devono essere perseguiti anche nella prospettiva dello sviluppo sostenibile e conformandosi agli obblighi e ai principi di cooperazione derivanti dalle convenzioni internazionali.

I Piani, con riferimento al territorio considerato, ne delineano gli aspetti e i caratteri peculiari, nonché le caratteristiche paesaggistiche, e ne delimitano i relativi ambiti.

Il vincolo paesaggistico — oltre che essere previsto per legge — può essere imposto anche con un provvedimento amministrativo adottato conformemente alle previsioni dei Piani.

Piani urbanistici (d. urb.): Il legislatore esige che l’attività edilizia sia regolata da norme in grado di assicurare da una parte lo sfruttamento razionale del territorio e dall’altra la protezione dell’ambiente, cioè la tutela e la salvaguardia dell’equilibrio e dell’armonico sviluppo dell’ecosistema. All’assolvimento di tale funzione è deputata la pianificazione urbanistica.

Il principale riferimento in materia è rappresentato dalla L. 17-8-1942, n. 1150, che ha introdotto nell’ordinamento italiano la prima disciplina urbanistica di carattere generale, distinguendo due livelli di pianificazione, uno per gli aggregati urbani e l’altro per le porzioni di territorio più ampie.

Gli strumenti di maggiore estensione spaziale contengono direttive generali e di programmazione, rivolte alle pubbliche autorità, e sono dotati quindi di valore prescrittivo (cd. pianificazione di direttive) rispetto a quelli di livello inferiore (cd. pianificazione esecutiva), che devono conformarsi ai primi.

L’attuale sistema di pianificazione è così articolato:

—  i piani territoriali di coordinamento regionali e provinciali indirizzano al fine di coordinarle la programmazione e la pianificazione urbanistica degli enti locali;

—  i piani generali intercomunali si occupano di coordinare le direttive sull’assetto urbanistico di Comuni limitrofi;

—  i piani regolatori generali comunali determinano, in maniera coordinata con le scelte territoriali ed economiche fatte proprie dagli strumenti urbanistici di livello superiore, le direttive generali di sistemazione del territorio comunale, suddividendolo in zone omogenee, ciascuna idonea ad una specifica destinazione;

—  i programmi di fabbricazione, previsti come allegati al regolamento edilizio nei Comuni sprovvisti di piano regolatore generale, hanno la funzione di assicurare quel minimo di disciplina urbanistica indispensabile per un ordinato sviluppo edilizio degli abitati;

—  i programmi pluriennali di attuazione assicurano il coordinamento tra i piani attuativi e il programma triennale dei lavori pubblici del Comune, avendo riguardo anche allo stato delle urbanizzazioni del territorio interessato, al fine di impedire l’edificazione di nuclei senza infrastrutture o la realizzazione di infrastrutture prive di collegamento immediato con i nuovi insediamenti previsti;

—  i piani particolareggiati di esecuzione, generalmente affidati all’iniziativa del Comune, costituiscono il principale strumento di attuazione del piano regolatore generale poiché hanno la funzione di specificare, con prescrizioni di dettaglio, le indicazioni di massima in esso contenute;

—  i piani speciali di zona — che comprendono i piani per l’edilizia economica e popolare, i piani degli insediamenti produttivi e quelli di recupero — sono ulteriori strumenti attuativi rivolti a finalità specifiche che comportano l’espropriazione delle aree considerate.

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