Che significa? Potestà

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Potestà (d. civ.): È una situazione soggettiva attiva che attribuisce al soggetto che ne è titolare i poteri per realizzare interessi che non fanno capo direttamente a lui.

La natura di tale posizione soggettiva comporta che chi ne è investito è vincolato alla tutela degli interessi per cui la Potestà è attribuita: si parla perciò di potestà-dovere, o munus.

Potestà dei genitori

Prima della riforma della filiazione [vedi] (L. 219/2012; D.Lgs. 154/2013) si definiva «potestà genitoriale» il potere-dovere di proteggere, educare, istruire i figli minorenni non emancipati e di curarne gli interessi patrimoniali.

Il D.Lgs. 154/2013 ha sostituito alla tradizionale potestà il nuovo concetto di responsabilità genitoriale [vedi], incombente su entrambi i genitori, a meno che il figlio non sia stato riconosciuto da uno solo.

La responsabilità genitoriale individua l’insieme dei diritti e degli obblighi nei confronti dei figli minori.

La nozione abbraccia in particolare i diritti connessi all’educazione e alle cure da fornire a un minore, il diritto di occuparsi di lui e dei suoi beni, il diritto di decidere in merito al luogo in cui vive, di collocarlo in una famiglia affidataria o in un istituto, ovvero di allontanarlo da tale luogo per un periodo determinato (il diritto di visita nel fine settimana o nei periodi di vacanze scolastiche).

La Potestà può anche essere attribuita a un istituto cui il minore è affidato.

Potestà impositiva (d. trib.): È il potere attribuito allo Stato, e da questi delegabile ad altri enti come le Regioni, le Province e i Comuni, di imporre tributi nonché di attivare tutte le procedure (accertamento, riscossione etc.) per una loro corretta e legale applicazione.

Potestà legislativa (d. cost.): Espressione con cui si indica la facoltà attribuita a determinati enti di provvedere all’emanazione di atti normativi primari cui si da il nome di leggi [vedi Legge formale e materiale].

La caratteristica più importante dell’ordinamento italiano è l’aver attribuito anche alle Regioni una Potestà originaria che «rompe il monopolio legislativo» degli organi statali (Parlamento e Governo).

La modifica costituzionale operata dalla L. Cost. 3/2001 ha introdotto un nuovo criterio di riparto delle competenze legislative fra Stato e Regioni, più coerente con un modello di Stato federale. Allo Stato non spetta più una generale potestà normativa, bensì un potere legislativo esercitabile in alcune materie tassativamente determinate. In tutti gli altri casi si apre lo spazio d’intervento del legislatore regionale, in concorrenza con il legislatore nazionale o in via esclusiva.

L’art. 117 Cost., infatti, opera una distinzione tra:

Potestà esclusiva dello Stato. Si tratta dei settori indicati nel co. 2 e nei quali gli atti normativi devono essere approvati esclusivamente dallo Stato;

Potestà concorrente. Si tratta dei settori individuati nel co. 3 e nei quali si assiste ad una suddivisione dei compiti tra lo Stato e le Regioni: al primo spetta il compito di «determinare i principi fondamentali» (attraverso le leggi cornice o quadro [vedi]), mentre alla Regioni spetta il compito di emanare la legislazione specifica di settore;

Potestà residuale, o piena, delle Regioni. I settori che rientrano in tale ambito non sono definiti nel testo costituzionale, ma vanno ricavati per esclusione; il co. 4, infatti, dispone che «spetta alle Regioni la Potestà in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato».


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