Che significa? | Termini giuridici

Presidente


> Dizionario Pubblicato il 15 ottobre 2015



Presidente

Presidente del Consiglio dei Ministri (d. cost.): È un organo [vedi] costituzionale di grande importanza in quanto ad esso è affidata la funzione di coordinare e dirigere l’attività del Consiglio dei Ministri [vedi  Governo].

È nominato dal Presidente della Repubblica [vedi] in seguito a una particolare procedura che si sostanzia in una serie di consultazioni con i leader dei partiti e i Presidente delle Camere [vedi Parlamento].

Il Presidente a sua volta forma il Governo e ne espone il programma; a lui spetta il potere di proporre la nomina dei singoli ministri al Presidente della Repubblica.

Il Presidente del Consiglio in un sistema bipolare o bipartitico occupa una posizione giuridica di supremazia rispetto ai Ministri, dal momento che li sceglie direttamente come suoi collaboratori, ne dirige e ne vigila l’attività, ed è responsabile per tutti gli atti posti in essere dal Gabinetto.

In passato, in presenza di un sistema pluripartitico e di governi di coalizione [vedi], il Presidente era, al contrario, considerato il primus inter pares rispetto ai Ministri.

Sul Governo e sul Presidente del Consiglio la Costituzione detta pochi articoli (92-96) per il timore che una disciplina più dettagliata potesse dare più forza ad una figura in grado, potenzialmente, di compromettere la democrazia nel nostro Paese (cd. complesso del tiranno).

Presidente della Giunta regionale (d. amm.): È un organo regionale [vedi Regione] titolare di due posizioni fondamentali: la presidenza della Regione e la presidenza della Giunta.

In veste di Presidente della Regione il Presidente rappresenta l’ente sia dal punto di vista giuridico (e come tale firma gli atti regionali, stipula i contratti, rappresenta la Regione in giudizio), sia dal punto di vista politico (con poteri di direzione, di coordinamento, di indizione dei referendum, di promulgazione delle leggi regionali e di emanazione dei regolamenti regionali). Inoltre il Presidente dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato. In veste di Presidente della Giunta, egli presiede l’organo collegiale, dirige la politica regionale e ne è responsabile.

Per quel che concerne l’elezione, il co. 5 dell’art. 122 Cost. prevede che egli venga eletto a suffragio universale e diretto, salvo che lo Statuto regionale disponga diversamente.

L’elezione a suffragio universale e diretto è stata introdotta anche per i Presidenti delle Regioni a Statuto speciale dalla L. Cost. 31-1-2001, n. 2.

L’elezione del Presidente è contestuale al rinnovo dei rispettivi Consigli regionali e si effettua con le modalità previste dalle disposizioni di legge ordinaria vigenti in materia di elezione dei Consigli regionali.

Nell’art. 126 Cost. è poi contenuta la disciplina della mozione di sfiducia da parte del Consiglio nei confronti del Presidente nonché dei casi di rimozione dello stesso.

Sul primo punto, l’art. 126, all’ultimo comma, sancisce che l’approvazione della mozione di sfiducia nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie del Presidente comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio.

Per ciò che concerne la rimozione del Presidente , l’art. 126 Cost. individua le seguenti ipotesi (co. 1):

compimento di atti contrari alla Costituzione;

gravi violazioni di legge;

ragioni di sicurezza nazionale.

Presidente della Provincia (d. enti loc.): Organo monocratico della Provincia [vedi]. Secondo l’impianto normativo dettato dal T.U. enti locali (D.Lgs. 267/2000), analogamente al Sindaco [vedi] presso il Comune, il Presidente della Provincia è l’organo responsabile della amministrazione provinciale, rappresenta l’ente, convoca e presiede il Consiglio e la Giunta; sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici, nonché all’esecuzione degli atti.

Nomina i componenti della Giunta [vedi], cd. assessori provinciali, e può anche revocarli dandone motivata comunicazione al Consiglio [vedi].

È eletto a suffragio universale e diretto contestualmente all’elezione del Consiglio provinciale.

Ciò detto, è intervenuta da ultimo la L. 56/2014 (cd. legge Delrio) la quale, nell’attesa che si realizzi una nuova riforma del Titolo V, Parte II della Costituzione, ha provveduto a riordinare a livello di legislazione primaria l’ente Provincia. Tra gli aspetti fondamentali di tale riordino rileva proprio una sostanziale rivisitazione degli organi di governo provinciale.

Anche nell’ambito della legge Delrio, il Presidente è concepito come organo che rappresenta l’ente, che convoca e presiede il Consiglio e l’Assemblea dei Sindaci [vedi], sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti e, in via generale, esercita tutte le altre funzioni ad esso attribuite dallo statuto.

La differenza sostanziale rispetto a quanto disposto dal TUEL consiste, invece, nel fatto che non è più prevista l’elezione diretta da parte del corpo elettorale, bensì l’elezione da parte dei Sindaci e dai consiglieri dei Comuni appartenenti alla Provincia. La durata della carica è di 4 anni, ma in ogni caso di cessazione della carica del Sindaco decade automaticamente anche il Presidente.

La L. 56/2014 prevede, inoltre, la gratuità della carica.

Presidente della Repubblica (d. cost.): Nel nostro sistema parlamentare il Presidente costituisce un potere neutro imparziale e apolitico che esercita funzioni di garanzia e di controllo sugli organi di indirizzo politico al di sopra delle tre funzioni tradizionali, con il fine di equilibrare il sistema senza svolgere funzioni attive di governo e di indirizzo politico.

Il Presidente è tutore della Costituzione e, come tale, vigila sull’osservanza delle norme in essa contenute. Egli è altresì arbitro tra i partiti, costituendo il punto di unione di tutte le forze politiche nazionali: ciò trova conferma nell’art. 87 Cost. che qualifica il Presidente come Capo dello Stato italiano e rappresentante dell’unità nazionale.

Il Presidente italiano è eletto dal Parlamento [vedi] in seduta comune dei suoi membri, integrato da tre delegati per ciascuna Regione (fatta eccezione per la Valle d’Aosta che ha un solo delegato); l’elezione avviene a scrutinio segreto ed è necessaria una maggioranza dei due terzi dell’assemblea nei primi tre scrutini, mentre in quelli successivi è sufficiente la maggioranza assoluta (art. 83 Cost.).

Quanto ai requisiti necessari per assumere la carica, può essere eletto Presidente qualunque cittadino italiano che abbia compiuto 50 anni, che sia nel pieno godimento dei diritti civili e politici e non appartenga, per discendenza o legame di parentela, alla Casa Savoia (XIII disp. fin. Cost.).

A norma dell’art. 84 Cost. l’ufficio è incompatibile con qualsiasi altra carica; la durata della carica è di sette anni, che decorrono dalla data del giuramento; il Presidente è immediatamente rieleggibile. In caso di impedimento le sue funzioni vengono assunte dal Presidente del Senato.

Per potere esercitare concretamente i suoi poteri il Presidente gode delle seguenti prerogative [vedi Immunità]:

insindacabilità. Il Presidente non può essere perseguito per i pareri e le opinioni espresse nell’esercizio delle sue funzioni;

dotazione patrimoniale. L’indipendenza economica del Presidente è assicurata mediante la corresponsione di un assegno nonché di una dotazione in natura ed in denaro, per la copertura delle spese necessarie al funzionamento dell’ufficio di Presidenza.

Le funzioni del Presidente sono essenzialmente elencate dagli artt. 87 ed 88 Cost. (vedi tabella che segue) nonché dall’art. 62 (convocazione in via straordinaria di ciascuna Camera), dall’art. 74 (richiesta, con messaggio motivato, di un riesame da parte delle Camere di una legge), dall’art. 59 (nomina di 5 senatori a vita), dall’art. 92 (nomina del Presidente del Consiglio e, su proposta di questi, dei Ministri) e dall’art. 126 (scioglimento dei Consigli regionali).

L’art. 89 Cost. prevede il cd. istituto della controfirma ministeriale, disponendo che nessun atto del Presidente è valido se non è controfirmato dai Ministri proponenti che ne assumono la responsabilità.

Con la L. 13/1991 è stato stabilito che il Presidente, oltre agli atti previsti espressamente dalla Costituzione o da norme costituzionali e quelli relativi all’organizzazione e al personale del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, emana tutti gli atti elencati dall’art. 1 della citata L. 13/1991 tra cui ricordiamo:

nomina dei sottosegretari di Stato;

decisione dei ricorsi straordinari;

concessione della cittadinanza italiana;

scioglimento dei Consigli comunali e provinciali;

provvedimento di annullamento straordinario degli atti amministrativi illegittimi;

tutti gli atti per i quali è intervenuta la deliberazione del Consiglio dei Ministri.

La cessazione dall’ufficio di Presidente può avvenire per morte, fine del settennato, dimissioni (l’atto di dimissioni è atto personalissimo e non richiede la controfirma ministeriale). Le dimissioni, una volta presentate, sono irrevocabili, non possono essere sottoposte a termini o a condizione, ed hanno efficacia dal momento della comunicazione al Parlamento, indipendentemente dall’accettazione di quest’ultimo. Altre cause di cessazione sono: l’impedimento permanente, la destituzione a seguito della condanna per alto tradimento [vedi] o attentato alla Costituzione [vedi] da parte della Corte costituzionale.

La Costituzione, nel fissare le norme per l’elezione del Presidente, si è ispirata al criterio di limitare la prorogatio [vedi] dei poteri del Presidente uscente [vedi Semestre Bianco].

Il Parlamento, nella composizione prescritta, viene riunito dal Presidente della Camera, trenta giorni prima che scada il termine del mandato del Presidente in carica.

LE FUNZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Le attribuzioni costituzionali del Presidente del Consiglio possono così riassumersi:

– direzione della politica generale del Governo;

– mantenimento dell’unità di indirizzo politico e amministrativo del Governo;

– promozione dell’attività dei ministri;

– rapporti con il Presidente della Repubblica;

– rapporti con la Corte Costituzionale, con le istituzioni comunitarie, con le Regioni e le autonomie locali.

La L. 400/1988 individua i compiti del Capo del Governo in considerazione del suo ruolo di organo di vertice di un organo collegiale (il Governo) e delle attribuzioni di indirizzo e di coordinamento riconosciutegli dalla Costituzione.

Il D.Lgs. 303/1999 ha ulteriormente valorizzato il ruolo di organo di direzione e di collega-mento del Presidente del Consiglio, in coerenza con il progetto di riportare tale figura agli originari compiti istituzionali di centro nevralgico dell’attività di Governo. A questo scopo, il decreto di riforma dispone che il Presidente del Consiglio si avvale della struttura della Presidenza per l’esercizio delle autonome funzioni di impulso, indirizzo e coordinamento dell’azione governativa, attribuitegli dalla Costituzione e dalle leggi ordinarie.

L’art. 2 D.Lgs. 303/1999 individua un elenco di funzioni che sono esercitate dal Presiden-te del Consiglio, delle quali:

– alcune sono collegate alla titolarità dell’ufficio di Capo del Governo ed al suo ruolo di coordinamento dei rapporti con tale organo collegiale;

– altre sono connesse alla funzione di raccordo con il Parlamento e con gli altri organi costituzionali, con le istituzioni europee, con il sistema delle autonomie locali e con le confessioni religiose, che sono esercitate a nome del Governo;

– un ultimo gruppo di compiti esalta la sua posizione di organo di progettazione delle poli-tiche generali e di indirizzo, promozione e coordinamento.

Oltre a queste funzioni, l’art. 10 D.Lgs. 303/1999 attribuisce al anche i compiti conferiti direttamente dalla legge ai Ministri senza portafoglio. Tali compiti, in ogni caso, non sono esercitati direttamente dal Presidente, ma da quest’ultimo delegati ai menzionati Ministri.

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