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Previdenza

19 Ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 19 Ottobre 2015



Previdenza

Previdenza complementare (leg. soc.): [vedi Fondi pensione].

Previdenza sociale (leg. soc.): Branca della legislazione sociale che ha come fine la tutela del lavoratore (e dei familiari a suo carico) dai rischi della menomazione o della perdita della sua capacità lavorativa in conseguenza di eventi predeterminati (naturali o connessi al lavoro prestato).

Tale fine, in particolare, viene realizzato mediante un sistema di tipo assicurativo-mutualistico, cui concorrono gli stessi soggetti potenzialmente esposti agli eventi che provocano lo stato di bisogno.

Il sistema della Previdenza si ispira a tre principali modelli:

—  il modello della tutela universalistica, a carico dello Stato e indirettamente, per mezzo del prelievo fiscale, della collettività, non limitato ai soli lavoratori, ma volto a garantire a tutti i cittadini i mezzi di sostentamento in caso di eventi che determinano una situazione di bisogno, con un livello minimo delle prestazioni, soprattutto quelle pensionistiche. Pertanto di esso farebbero parte tanto gli interventi di tipo prettamente assistenziale, quali ad esempio l’assistenza economica alle famiglie, tanto quelli previdenziali cioè rivolti precipuamente ai lavoratori in caso di infortunio, malattia, invalidità e di altri eventi che comportino una perdita della capacità di guadagno;

—  il modello della tutela residuale o occupazionale, in cui a carico dello Stato sono solo le prestazioni erogate in favore dei soggetti in stato di bisogno. La platea dei beneficiari è selezionata sulla base di precisi requisiti cui è subordinato il diritto alle prestazioni assistenziali: inabilità al lavoro, intesa come incapacità psico-fisica e culturale (mancanza di adeguata qualificazione) al lavoro, e mancanza dei mezzi di sostentamento, accertata per il fatto di possedere redditi inferiori ad una certa soglia predeterminata;

—  il modello della tutela corporativa, in cui le prestazioni sono rivolte ad una gamma di beneficiari più limitata, cioè ai lavoratori, assicurando «mezzi adeguati alle loro esigenze di vita» al verificarsi di eventi, alcuni dei quali peraltro inevitabili, che riducono o azzerano la capacità di guadagno. In tal caso le prestazioni previdenziali tendono a preservare la condizione di vita del lavoratore e sono pertanto differenziate sulla base di una corrispettività con le retribuzioni, o reddito per i lavoratori autonomi, da questi percepite durante la vita lavorativa. Inoltre il loro finanziamento non ricade su tutta la collettività mediante il prelievo fiscale, restando a carico dei datori e dei lavoratori attraverso il pagamento dei contributi.

A parere della prevalente dottrina l’ordinamento italiano accoglierebbe tendenzialmente il modello universalistico, cioè della tutela volta a tutti i soggetti, se pur esso appare imperfettamente attuato, anche a causa delle ben comprensibili ragioni di contingentamento della spesa pubblica e contenimento dei costi che comporta. Per altra dottrina, invece, dovrebbe riconoscersi l’esistenza di due modelli distinti, quello universalistico per le prestazioni assistenziali e i servizi sociali (comprese le prestazioni sanitarie), quello corporativo o categoriale per le prestazioni previdenziali.


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