Che significa? Procedimenti

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Procedimenti

Procedimenti cautelari (d. p. civ.): Si tratta di Procedimenti diretti a garantire l’efficace svolgimento e il proficuo risultato dei Procedimenti di cognizione e di quelli esecutivi. L’art. 669quinquies ammette la possibilità di ricorrere alla tutela cautelare anche nell’ipotesi di devoluzione della controversia ad arbitri liberi. Il giudizio di merito deve iniziare entro 60 giorni dall’emissione del provvedimento cautelare.

Tale giudizio, peraltro, non è più necessario per l’efficacia dei provvedimenti d’urgenza [vedi] ex art. 700 c.p.c., degli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito, previsti dal codice civile o da leggi speciali, e dei provvedimenti emessi a seguito di denuncia di nuova opera o di danno temuto (art. 688 c.p.c.): in tali casi, il giudice non deve fissare il termine per l’inizio della causa di merito, ma ciascuna parte è libera di darvi inizio qualora sia insoddisfatta della pronuncia cautelare.

Ovviamente, essendo i suddetti provvedimenti astrattamente idonei a definire il giudizio ove una delle parti non inizi l’eventuale fase di merito, alla stregua dei principi generali, il giudice dovrà pronunciarsi anche sulle spese di lite, liquidate, in aderenza al precetto posto dall’art. 91 c.p.c., a carico della soccombente convenuta e a favore della vittoriosa parte ricorrente.

La riforma del 2009 ha eliminato la possibilità di fare opposizione alla condanna alle spese pronunciata dal giudice: essa sarà impugnabile con il reclamo previsto dall’art. 669terdecies c.p.c. Resta la previsione del­l’immediata esecutività della condanna alle spese (art. 669septies c.p.c.).

Inoltre, quando emette ante causam uno dei Procedimenti indicati dall’art. 669octies c.p.c. (provvedimento d’urgenza, di nunciazione, o comunque anticipatorio) il giudice provvede sulle spese del Procedimenti cautelare. Tale condanna non è definitiva, potendo essere rimessa in discussione all’esito del giudizio di merito, valutando la soccombenza.

È ammessa possibilità di revoca e modifica del provvedimento cautelare:

—  quando sia instaurato il giudizio di merito è il giudice istruttore della relativa causa che agisce su richiesta delle parti;

—  quando il giudizio di merito non sia instaurato o sia estinto, le parti si rivolgeranno al giudice che ha provveduto sull’istanza cautelare.

L’art. 669terdecies prevede il reclamo non solo del provvedimento con cui è concesso il provvedimento cautelare, ma anche di quello con cui è negata tale tutela, in ogni caso entro 15 giorni dalla pronuncia in udienza ovvero dalla comunicazione o dalla notificazione se anteriore.

Procedimenti in Camera di Consiglio (d. p. civ.): L’espressione assume particolare significato nel processo civile, nel processo penale e nel processo amministrativo, ferma restando la caratteristica di consistere tutti in Procedimenti che non si svolgono in udienza pubblica.

Negli artt. 737-742bis c.p.c., intitolati «Disposizioni comuni ai Procedimenti in camera di consiglio», il legislatore non disciplina un particolare Procedimenti speciale, ma detta norme comuni a Procedimenti identificati in base ad un dato formale (lo svolgimento in camera di consiglio).

In realtà, pur non facendo ad essi cenno, il legislatore ha inteso regolare i Procedimenti di volontaria giurisdizione [vedi], che sono caratterizzati dalla revocabilità, modificabilità e inidoneità al passaggio in giudicato del provvedimento che ne costituisce il momento terminale.

Il Procedimento delineato dagli artt. 737-742bis c.p.c. presenta alcune particolarità:

—  la domanda si propone con ricorso [vedi] al giudice (art. 737 co. 1 c.p.c.);

—  il Procedimento sfocia di regola in un decreto motivato, modificabile, revocabile e inidoneo a passare in giudicato. Talora la legge prevede che il Procedimento si concluda con sentenza (artt. 724 e 729 c.p.c., per la dichiarazione di assenza [vedi] o di morte presunta [vedi]): l’incontrovertibilità è comunque attenuata dal principio rebus sic stantibus;

—  la revoca o la modifica del decreto non ledono i diritti acquistati in buona fede dai terzi (art. 742 c.p.c.);

—  il decreto è reclamabile al giudice immediatamente superiore, che decide sempre in camera di consiglio, sia dalle parti che dal P.M. [vedi], nel termine perentorio di 10 giorni dalla comunicazione del decreto altrimenti acquista efficacia; il decreto diviene, altresì, definitivo quando sia stato rigettato il reclamo o quando le parti abbiano mostrato acquiescenza [vedi] al provvedimento. La proposizione del reclamo non sospende l’efficacia immediata, ma può essere richiesta la sospensione al giudice superiore.

Tra i Procedimenti vanno ricordati: la separazione dei coniugi [vedi]; lo scioglimento del matrimonio su domanda congiunta dei coniugi; l’interdizione [vedi] e l’inabilitazione [vedi]; la dichiarazione di assenza o di morte presunta; i provvedimenti di apertura della successione [vedi].

Procedimenti sommari di cognizione (d. p. civ.): Nelle intenzioni della L. 69/2009 i Procedimenti sono destinati a diventare un modello per tutte le cause in cui prevalgono caratteri di semplificazione e purché siano di competenza del tribunale in composizione monocratica (art. 50bis c.p.c.).

La domanda si propone con ricorso contenente gli elementi previsti per la citazione [vedi]. A seguito della presentazione del ricorso, il cancelliere forma il fascicolo d’ufficio e lo presenta immediatamente al presidente del tribunale che così nomina il magistrato cui è affidata la trattazione del Procedimento, il quale, a sua volta, fissa con decreto l’udienza di comparizione, assegnando il termine per la costituzione del convenuto (a quest’ultimo vanno notificati ricorso e decreto a cura dell’attore). Decadenze e prescrizioni sono le medesime previste per il rito ordinario (art. 702bis c.p.c.).

Se il giudice si dichiara incompetente ovvero rileva che la domanda non rientra tra quelle di competenza del giudice monocratico, provvede con ordinanza dichiarandone l’inammissibilità. Se ritiene che le difese svolte dalle parti richiedano un’istruzione non sommaria, il giudice, con ordinanza non impugnabile, fissa l’udienza ex art. 183, dichiarando la prosecuzione secondo il normale rito di cognizione (art. 702ter c.p.c.). Quando la causa relativa alla domanda riconvenzionale [vedi Riconvenzionale (Domanda)] richiede un’istruzione non sommaria, il giudice ne dispone la separazione.

Quando le condizioni richieste dal legislatore per l’applicazione del Procedimento sono soddisfatte, il giudizio prosegue in modo non formale, lasciando al giudice ampio spazio per l’istruzione necessaria, sempre nel rispetto del contraddittorio [vedi]: la L. 69/2009 ha riprodotto il contenuto del co. 1 dell’art. 669sexies c.p.c., che disciplina l’istruzione nei Procedimenti cautelari. Con ordinanza il giudice accoglie o rigetta la domanda: l’ordinanza è provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale [vedi Ipoteca] e per la trascrizione. Il giudice provvede anche a liquidare le spese del Procedimento (artt. 91 e ss. c.p.c.).

Detta ordinanza fa stato ad ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa (cd. giudicato sostanziale, art. 2909 c.c.) se non è appellata entro 30 giorni dalla sua comunicazione o notificazione.

In appello [vedi Appello nel processo civile] sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene rilevanti ai fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del Procedimento per causa a lei non imputabile (art. 702quater c.p.c.). Il presidente del collegio può delegare l’assunzione dei mezzi di prova ad uno dei componenti del collegio.

Procedimenti speciali (d. p. civ.): Disiciplinati dal Libro IV del codice di rito, sono Procedimenti eterogenei tra loro, ma accomunati dalla specialità della disciplina che, per vari aspetti, si differenzia da quella del rito ordinario.

Elementi di diversità si notano soprattutto con riguardo alla disciplina dei presupposti necessari affinché tali Procedimenti possano essere azionati, ma non meno significative sono le divergenze di carattere strettamente procedurale, dettate, di volta in volta, da esigenze di maggiore o minore rapidità del processo, anche in considerazione della particolarità degli interessi da tutelare.

Nonostante le notevoli differenze che ciascun tipo di Procedimento presenta rispetto agli altri, la dottrina ha offerto una classificazione in base agli elementi che caratterizzano ciascun gruppo, distinguendo tra Procedimenti sommari, Procedimenti cautelari e Procedimenti camerali (vedi riquadro).

Infine, vi sono i Procedimenti che svolgono una funzione marginale o sostitutiva dell’attività di cognizione (es.: riconoscimento delle sentenze straniere e procedimento arbitrale [vedi Arbitrato]).

Procedimenti speciali penali (d. p. pen.): Il Procedimento ordinario segue una precisa cadenza di fasi: indagini preliminari [vedi], udienza preliminare [vedi] (per i reati attribuiti al Tribunale collegiale od alla Corte di Assise), dibattimento [vedi], appello, ricorso per cassazione. In presenza di determinati presupposti, però, tale sequela di fasi può essere derogata in funzione dello snellimento del Procedimento.

Sono giudizi speciali:

—  il giudizio abbreviato [vedi] (che evita il dibattimento);

—  l’applicazione della pena su richiesta delle parti, cd. patteggiamento [vedi] (anch’esso evita la celebrazione del dibattimento);

—  il giudizio direttissimo [vedi] (che salta l’udienza preliminare);

—  il giudizio immediato [vedi] (anch’esso salta l’udienza preliminare);

—  il giudizio per decreto penale [vedi] (idoneo ad evitare sia l’udienza preliminare che il dibattimento).

Il giudizio abbreviato, il patteggiamento ed il giudizio per decreto, evitando il dibattimento, determinano una deflazione del carico di processi per gli uffici giudiziari, sicché all’imputato che consente ad essi è dato uno sconto di pena (cd. riti premiali).

Alcuni riti speciali necessitano per la loro ammissibilità del consenso sia del P.M. che dell’imputato (così è per il patteggiamento); inoltre comportano limitazioni alla facoltà di appello (così è nel giudizio abbreviato e nel patteggiamento).

I PROCEDIMENTI SPECIALI

Civili

Nonostante le notevoli differenze che ciascun tipo di procedimento presenta rispetto agli altri, la dottrina ha offerto una classificazione in base agli elementi che caratterizzano ciascun gruppo. Si possono così distinguere:

Procedimenti sommari sono caratterizzati dal fatto che in essi la cognizione è sommaria, nel senso che il giudice emette la pronuncia sulla base di un accertamento incompleto o superficiale. Appartengono ai procedimenti sommari (oltre ai procedimenti per ingiunzione e per convalida di sfratto) non perché sommari, ma per alcune particolarità dovute alla natura delle materie trattate, i procedimenti di separazione e divorzio, di interdizione e inabi-litazione, di assenza e dichiarazione di morte presunta, il giudizio di divisione.

Procedimenti cautelari Si caratterizzano per il fatto che il giudice decide sulla base di un ac-certamento sommario, valutando la sussistenza di due requisiti: fu-mus boni iuris e periculum in mora). Questi procedimenti sono diretti all’emanazione di provvedimenti provvisori e strumentali (che, quindi, non passano in giudicato), destinati a rimanere assorbiti nella (in alcuni casi, eventuale) pronuncia di merito, se di accoglimento, o ad essere caducati, ove la stessa sia di rigetto della domanda (es.: sequestri; denuncia di nuova opera o di danno temuto; provvedimenti di urgenza; procedimenti possessori e di istruzione preventiva).

Procedimenti camerali Sono i procedimenti che si svolgono in camera di consiglio, ossia quelli mediante i quali viene esercitata la cd. volontaria giurisdizione, in quanto non vi è una vera controversia da risolvere, bensì un negozio o un affare da gestire che, per svariati motivi, richiede l’intervento partecipativo di un terzo estraneo e imparziale (es.: nomina del curatore dello scomparso; provvedimenti relativi a minori o incapaci; apposizione e rimozione di sigilli; formazione dell’inventario).

Infine, vi sono i procedimenti che svolgono una funzione marginale o sostitutiva dell’attività di cognizione (es.: riconoscimento delle sentenze straniere e procedimento arbitrale).

Penali

Tipologie

– giudizio abbreviato

¬ giudizio direttissimo

– giudizio immediato

– patteggiamento

– procedimento per decreto

Funzione Risparmiare energie processuali deflazionando il carico processuale del dibattimento

Riti speciali predibattimentali

(giudizio abbreviato, patteggiamento, procedimento per decreto)

– consentono di evitare di dibattimento

– la decisione del giudice viene adottata sulla base delle prove conte-nute nel fascicolo del p.m.

– poiché l’imputato rinuncia all’oralità del dibattimento e alle prove che in esso sarebbero acquisibili, viene compensato con uno sconto di pena che varia a seconda del rito

Riti speciali dibattimentali

(giudizio direttissimo, giudizio immediato)

– il processo giunge con maggiore celerità al dibattimento, saltando altre fasi procedimentali

– nel giudizio immediato si salta l’udienza preliminare

– nel giudizio direttissimo si evitano le indagini preliminari (salvo quelle immediatamente svolte) e l’udienza preliminare


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