Che significa? Procedimento

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Procedimento

Procedimento amministrativo (d. amm.): Il Procedimento è l’insieme di una pluralità di atti susseguenti, eterogenei e autonomi, destinati allo stesso fine e cioè alla produzione degli effetti giuridici propri di una determinata fattispecie.

La L. 241/1990, colmando una lacuna dell’ordinamento, ha provveduto a dettare una disciplina generale sul Procedimento amministrativo, sancendo regole valide per tutti i Procedimenti amministrativi che si svolgono nell’ambito delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali.

Alla legge sul Procedimento sono state, in seguito, apportate delle modifiche e la normativa è successivamente confluita nel Codice del processo amministrativo (recato dal D.Lgs. 104/2010).

Dall’insieme delle riforme apportate nel corso del tempo alle disposizioni della legge sul Procedimento appare di tutta evidenza l’intento del legislatore di incentivare quegli istituti giuridici che maggiormente avvicinano il cittadino alla pubblica amministrazione, in un’ottica di dialogo e collaborazione reciproca.

Per quanto riguarda le fasi del Procedimento, la prima è la fase preparatoria, diretta a predisporre ed accertare i presupposti dell’atto da emanare e consistente nell’iniziativa, che è la fase propulsiva del procedimento.

L’iniziativa può essere privata o d’ufficio: in quest’ultimo caso si può ulteriormente distinguere tra iniziativa autonoma, quando l’attività propulsiva promana dallo stesso organo competente ad emanare il provvedimento centrale o conclusivo, e iniziativa eteronoma, quando l’atto propulsivo promana da un organo diverso da quello competente a emettere il provvedimento finale.

Nella fase istruttoria si acquisiscono e si valutano i singoli dati rilevanti ai fini dell’emanazione dell’atto; la gestione ditale fase spetta in particolare al responsabile del procedimento [vedi], che ha il precipuo compito di coordinare la stessa e di prevedere gli adempimenti necessari per il suo svolgimento, nel rispetto dei principi di efficienza e non aggravamento del procedimento.

La fase costitutiva è la fase deliberativa del Procedimento, in cui si determina il contenuto dell’atto da emanare e si provvede alla formazione ed emanazione dello stesso. Al termine di questa seconda fase l’atto può considerarsi perfetto ma non ancora efficace.

Infine la fase, eventuale, di integrazione dell’efficacia comprende a sua volta due fasi: controllo e comunicazione. Se il controllo ha esito positivo l’atto già perfetto diviene efficace e perciò esecutivo.

Procedimento davanti al Tribunale in composizione monocratica (d. p. pen.): In campo penale, in primo grado svolgono funzioni di giudizio il Tribunale in composizione monocratica (come regola: art. 33ter c.p.p.), il Tribunale in composizione collegiale (per le ipotesi previste dall’art. 33bis c.p.p.), la Corte d’Assise (per i delitti di sua competenza: art. 5 c.p.p.) e il Giudice di Pace.

La gran parte dei reati rientra nella competenza del Tribunale del giudice monocratico.

I Procedimenti davanti al Tribunale in composizione monocratica seguono lo schema dei riti innanzi al Tribunale in composizione collegiale (art. 449 c.p.p.).

Mentre per i reati attribuiti al rito collegiale si fa luogo sempre all’udienza preliminare (salvo che venga attivato un rito speciale), per quelli attribuiti al giudice monocratico si fa luogo alla citazione diretta a giudizio per i reati previsti dall’art. 550 c.p.p. mentre si fa luogo all’udienza preliminare in tutti gli altri casi attribuiti alla cognizione del giudice monocratico (art. 33ter c.c.p.) e non inclusi nelle ipotesi di citazione diretta (art. 550 c.p.p.).

Quando manca l’udienza preliminare, il p.m. ha funzione propulsiva di invio del processo al giudice del dibattimento, in quanto emette il decreto di citazione a giudizio (art. 552 c.p.p.).

In ordine alla fase predibattimentale e di giudizio si seguono le norme del rito collegiale, salve le seguenti semplificazioni:

—  in caso di citazione diretta, alla formazione del fascicolo del dibattimento provvede il p.m. e non il giudice (art. 553 c.p.p.);

—  competente ad assumere gli atti urgenti di cui all’art. 467 c.p.p. è il g.i.p. e non il Presidente del tribunale (art. 554 c.p.p.);

—  in caso di reato perseguibile a querela di parte, il giudice del dibattimento deve tentare la conciliazione e quindi la remissione della querela (art. 555, co. 3 c.p.p.).

Procedimento di cognizione (d. p. civ.): [vedi Azione].

Procedimento di sorveglianza (d. p. pen.): È l’insieme degli atti e delle attività della magistratura di sorveglianza [vedi].

Il Tribunale di sorveglianza ed il magistrato di sorveglianza [vedi Magistratura di sorveglianza], nelle materie indicate dall’art. 678 c.p.p., procedono, a richiesta del P.M., dell’interessato, del difensore o di ufficio, secondo le forme del Procedimento di esecuzione sancite dall’art. 666 c.p.p.

Il Procedimento ha natura giurisdizionale.

Procedimento disciplinare nel pubblico impiego (d. amm.): Il Procedimento si configura, in generale, come lo strumento attraverso cui il datore di lavoro esercita il proprio potere disciplinare.

In particolare, la materia disciplinare viene sottratta quasi completamente alla contrattazione collettiva e viene previsto che le disposizioni in detta materia costituiscono norme imperative, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1339 e 1419, comma 2, c.c.

Il nuovo art. 55bis D.Lgs. 165/2001, introdotto dalla riforma Brunetta (D.Lgs. 150/2009), si occupa del Procedimento, prevedendo nuove forme e termini.

Le due tipologie di svolgimento dell’iter disciplinare, che è possibile definire, rispettivamente, come Procedimento semplificato ed ordinario, pur avendo analoga struttura, si differenziano quanto a durata ed organo competente al loro espletamento.

Il Procedimento semplificato viene affidato interamente al dirigente responsabile della struttura presso la quale presta servizio il dipendente incolpato. Ciò negli enti in cui sia presente la figura dirigenziale e, in ogni caso, a condizione che la sanzione da irrogare non sia superiore a quella della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni.

Il Procedimento ordinario, invece, è sempre di competenza dell’ufficio per i Procedimento disciplinari, appositamente istituito da ciascuna amministrazione. Esso si instaura quando il responsabile della struttura non abbia qualifica dirigenziale, ovvero quando, per il tipo di infrazione contestabile, sia prevista l’irrogazione di sanzioni più gravi rispetto a quelle rientranti nella competenza dirigenziale. In questo caso, i termini del Procedimento ordinario hanno una durata doppia rispetto a quello semplificato.

Il Procedimento si articola in vari momenti che sono analoghi sia per la forma «semplificata», sia per quella «ordinaria», e che è possibile classificare sinteticamente nelle fasi della: a) pre-istruttoria; b) contestazione; c) istruttoria; d) definizione della procedura; e) applicazione della sanzione su richiesta; f) impugnazione della sanzione.

Una delle novità di cui alla riforma Brunetta è rappresentata dalla innovativa configurazione dei rapporti tra Procedimento penale e Procedimento disciplinare. Infatti, una violazione, posta in essere dal medesimo dipendente pubblico, può assumere una doppia valenza: potrà rilevare quale violazione dei doveri d’ufficio, quindi dal punto di vista disciplinare, e, allo stesso tempo, potrà integrare ipotesi di reato, diventando quindi perseguibile dal punto di vista penale.

La contrattazione collettiva del pubblico impiego e la legge (L. 97/2001) sono sempre state orientate nel senso della sospensione del Procedimento in attesa della definizione di quello penale. Il legislatore delegato del 2009, invece, limita ai soli Procedimento più complessi la possibilità di sospenderli in attesa del giudizio penale, prevedendo che i Procedimento non sospesi siano riaperti, se vi è incompatibilità con il giudicato penale.

Procedimento esecutivo (d. p. civ.): [vedi Azione].

Procedimento legislativo (d. cost.): È il complesso di atti, diretto alla formazione delle leggi, cui prendono parte entrambe le Camere [vedi Parlamento].

Il Procedimento viene di regola distinto nelle seguenti fasi essenziali:

—  fase preparatoria: suddistinta in fase di iniziativa [vedi Iniziativa legislativa] e istruttoria, che abbraccia tutte le attività dirette a consentire all’organo deliberante l’esame e l’approfondimento del progetto;

—  fase costitutiva: è quella che permette l’approvazione del progetto di legge da parte della Camera. Questa fase può seguire diversi Procedimento:

a) ordinario: è sempre obbligatorio per le materie indicate dall’art. 72, co. 4, Cost., mentre è facoltativo per tutti gli altri progetti di legge. Si svolge attraverso le seguenti fasi: esame preparatorio da parte della Commissione competente; discussione in aula dell’intero progetto e dei singoli articoli; votazione degli articoli e infine votazione finale. Il Procedimento ordinario può essere abbreviato per i disegni di legge dichiarati urgenti; in tal caso i termini sono ridotti alla metà;

b) decentrato (o in Commissione): tutte le quattro fasi del Procedimento ordinario sono svolte in sede di Commissione permanente competente per materia, la quale, proprio perché ha anche il potere di approvare la legge, agisce in sede deliberante;

c) redigente (o misto): al Senato la Commissione delibera sui singoli articoli, mentre all’Assemblea è riservata la votazione finale con le sole dichiarazioni di voto. Alla Camera l’Assemblea può decidere di delegare alla Commissione la formulazione degli articoli di un progetto di legge, riservando a sé l’approvazione dei singoli articoli e quella finale, con dichiarazioni di voto;

—  fase di integrazione d’efficacia: tale fase, dettagliatamente regolata dal D.P.R. 1092/1985, si compone di differenti atti, diretti a controllare la legittimità della legge e il rispetto delle norme di procedura e a renderla pubblica, comunicandone il testo, nelle forme previste, a coloro che sono tenuti ad osservarla (destinatari). Tali atti sono:

a) la promulgazione [vedi] del Presidente della Repubblica [vedi];

b) il visto del Guardasigilli [vedi], che è tenuto ad accertare che l’atto non presenti irregolarità formali;

c) la pubblicazione [vedi];

d) l’entrata in vigore [vedi]: che si verifica di regola dopo il periodo della vacatio legis [vedi], che è normalmente di 15 giorni dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Tuttavia possono essere stabiliti termini più brevi o più lunghi.

Procedimento minorile (d. p. pen.): Il Procedimento è caratterizzato dall’esigenza di individuare una risposta diversificata al reato a seconda della personalità del minore e dalla finalità di favorire il suo reinserimento nella società. Il perseguimento di siffatti obiettivi, volti al recupero o alla tutela della personalità del minore, si traduce in una serie di previsioni normative, che afferiscono sia alle strutture soggettive destinate ad operare nel procedimento, sia alle modalità dello svolgimento di questo.

In particolare meritano di essere evidenziate le seguenti caratteristiche:

—  specializzazione del giudice minorile. Oltre alla specificità delle funzioni ad essi affidate, i giudici minorili si caratterizzano anche per la loro composizione cd. mista, essendo assicurata, nell’ipotesi di strutturazione collegiale, la partecipazione di componenti privati, in modo che il (—) valga a garantire non solo la legalità (giudice togato), ma anche la multidisciplinarietà delle complesse valutazioni sulla personalità del singolo imputato (giudice laico). Proprio una siffatta esigenza ha fatto prevedere per l’udienza preliminare [vedi] la collegialità del giudice per le indagini preliminari (G.I.P.) [vedi] (un membro togato e due giudici onorari), mentre innanzi al Tribunale ordinario il G.I.P. è sempre monocratico (art. 50bis Ord. giud., inserito con D.P.R. 448/1988);

—  specializzazione del P.M. [vedi Pubblico Ministero], assicurata dall’esistenza di un apposito ufficio presso il Tribunale minorile;

—  specializzazione della sezione di Polizia giudiziaria, istituita ad hoc alle dipendenze di quel P.M. (artt. 5 D.P.R. 448/1988 e 6 D.Lgs. 272/1989);

—  specializzazione dei servizi minorili dell’amministrazione della giustizia (art. 6 D.P.R. 448/1988);

—  tendenziale qualificazione del difensore di ufficio (art. 12).

Per quanto attiene alla vicenda procedimentale che lo coinvolge, il minore è destinatario di disposizioni di favore (favor minoris).

In particolare, l’arresto in flagranza [vedi] di reato è sempre facoltativo e la soglia punitiva che fa scattare la facoltà di arresto [vedi] è molto più alta di quella prevista per gli imputati maggiorenni.

Oltre all’arresto e al fermo, è anche prevista la misura dell’accompagnamento a seguito di flagranza: il minore, colto in flagranza di un delitto non colposo, può essere accompagnato presso gli uffici di polizia giudiziaria e trattenuto fino ad un massimo di 12 ore per poi essere consegnato alla potestà dei genitori o dell’affidatario.

La normativa detta, inoltre, una disciplina delle misure cautelari [vedi Misure cautelari] che il giudice minorile può adottare, secondo i criteri di adeguatezza e gradualità, anche in relazione alle attività di lavoro, studio o altrimenti educative del minorenne. Tali misure sono subordinate alla ricorrenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari (artt. 273 e 274 c.p.p.). Il pericolo di fuga, però, non legittima, da solo, l’adozione delle misure cautelari (Corte cost. 26-7-2000, n. 359).

Il rito può svolgersi secondo lo schema ordinario (indagini preliminari, udienza preliminare, dibattimento [vedi]) o sfociare nei riti speciali del giudizio abbreviato, immediato e direttissimo (non essendo compatibili con l’inesistenza di una piena maturità del minore Procedimento, quali il patteggiamento ed il decreto penale, che comportano una consapevole scelta in ordine al riconoscimento di colpevolezza e accettazione della pena), i quali presentano, comunque, particolari caratteristiche.

La gamma delle decisioni, adottabili nel Procedimento minorile o nei riti speciali, è analoga a quella prevista per il rito ordinario.


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