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Prostituzione

19 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 19 ottobre 2015



Prostituzione (d. pen.): È l’attività abituale di chi si concede a reiterate prestazioni sessuali previo compenso.

La Prostituzione è stata per lungo tempo tollerata dallo Stato italiano, che si limitava a sorvegliare tale attività soprattutto al fine di evitare il diffondersi di malattie veneree; il codice penale, agli artt. 531-536, garantiva tale sorveglianza, punendo il lenocinio, lo sfruttamento della Prostituzione e la tratta di donne e di minori.

Tale sistema fu radicalmente mutato dalla L. 75/1958 proposta dalla senatrice Merlin (dalla quale il nome di legge Merlin), che ha introdotto una nuova e radicale regolamentazione della materia così riassumibile:

—  abolizione della casa di Prostituzione;

—  divieto di apertura di casa di Prostituzione;

—  non punibilità della prostituta in quanto tale;

—  divieto di qualsiasi attività tesa a consentire, favorire o agevolare la Prostituzione.

Le fattispecie criminose di maggior rilievo, previste dall’art. 3 della legge Merlin, sono:

—  esercizio di casa di Prostituzione . Consiste nel fatto di chiunque abbia la proprietà o l’esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di Prostituzione , o comunque la controlli, o diriga o amministri, ovvero partecipi alla proprietà, esercizio, direzione o amministrazione di essa, nonché nel fatto di chiunque, avendo la proprietà o l’amministrazione di una casa od altro locale, li conduca in locazione a scopo di esercizio della Prostituzione ;

—  induzione alla Prostituzione e lenocinio. Risponde di tale delitto chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la Prostituzione o ne agevoli a tal fine la Prostituzione nonché chiunque induca alla Prostituzione una donna di maggiore età, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità.

—  tolleranza abituale della Prostituzione. Consiste nel fatto di chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto ad un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo o luogo di spettacoli o loro annessi e dipendenze, o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all’interno del locale stesso, si danno alla Prostituzione;

—  favoreggiamento e sfruttamento della Prostituzione. ­Consiste nel fatto di chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la Prostituzione altrui;

—  tratta di persone da destinare alla Prostituzione. Consiste nel fatto di chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o, comunque, in luogo diverso da quello della sua abituale residenza, al fine di esercitarvi la Prostituzione, ovvero si intromette per agevolarne la partenza, nonché del fatto di chiunque esplichi una attività in associazioni ed organizzazioni nazionali od estere dedite al reclutamento di persone da destinare alla Prostituzione od allo sfruttamento della Prostituzione, ovvero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo agevoli o favorisca l’azione e gli scopi delle predette associazioni ed organizzazioni.

L’art. 18 della L. 269/1998 (cd. legge sulla pedofilia) ha soppresso, quale ipotesi aggravata, il fatto commesso su minore degli anni 21, avendo la medesima legge configurato lo sfruttamento ed il favoreggiamento della prostituzione minorile quale fattispecie autonoma di reato [vedi Pedofilia].

Pena: Reclusione da 2 a 6 anni e multa da euro 258 a euro 10.329.

Prostituzione minorile

Ai sensi dell’art. 600bis (riformulato dalla L. 172/2012, di ratifica della Convenzione di Lanzarote per la tutela dei minori) risponde penalmente chiunque:

—  recluta o induce alla Prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;

—  favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la Prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto;

—  compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi.

La norma è posta a tutela della libertà psico-fisica del minore, intesa come diritto ad una crescita fisica, psichica, spirituale, morale e sociale secondo i canoni del naturale sviluppo.

Soggetto attivo dei reati può essere «chiunque»: trattasi pertanto di reati comuni, in quanto non necessita in capo all’agente alcuna particolare qualità personale.

Il reclutamento si realizza allorché l’agente si attivi al fine di «collocare» la vittima dell’azione delittuosa nella disponibilità del soggetto che intende trarre vantaggio dall’attività di meretricio.

L’induzione consiste in ogni attività idonea a determinare, persuadere, convincere il soggetto passivo a concedere le proprie prestazioni sessuali, ovvero a rafforzare la risoluzione di prostituirsi non ancora consolidata, o a far persistere chi vorrebbe allontanarsene.

Si ha invece favoreggiamento quando l’agente compie una qualsiasi attività idonea a rendere più agevole l’esercizio dell’altrui Prostituzione.

Lo sfruttamento consiste, invece, nel fatto di percepire danaro od altra utilità derivanti dall’altrui attività di Prostituzione, con la consapevolezza che i proventi derivano dall’illecito commercio.

La gestione, organizzazione e controllo dell’altrui Prostituzione sanziona quel complesso di losche attività complementari, ausiliarie e parassitarie, le quali, superando l’episodica induzione del minore a prostituirsi o la fruizione anche di una singola partecipazione al guadagno dello stesso, sono legate alla gestione «imprenditoriale», sistematica e continuativa dell’attività prostituiva minorile.

Il co. 2 dell’art. 600bis sanziona penalmente, ed in via sussidiaria (salvo che il fatto non costituisca più grave reato) accanto all’offerta, anche la domanda di Prostituzione, ovvero il compimento di atti sessuali con minore.

Il delitto di cui al co. 1, nelle sue diverse configurazioni, si consuma sin dal compimento del primo atto criminoso (per lo sfruttamento si ritiene necessaria la percezione del profitto), quello di cui al co. 2 con il compimento del primo (pur se unico) atto sessuale.

Ai sensi, infine, dell’art. 602quater, il colpevole non può invocare a propria scusa l’ignoranza dell’età minore della persona offesa, salvo che si tratti di ignoranza inevitabile.

Pena: Reclusione da 6 a 12 anni e multa da euro 15.000 a euro 150.000 (comma 1); reclusione da 1 a 6 anni e multa da euro 1.500 a euro 6.000 (comma 2).

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