Che significa? Pubblicità

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Pubblicità

Principio di Pubblicità (d. p. pen.): È uno dei principi fondamentali del processo penale. In particolare, la Pubblicità intesa come svolgimento di attività coram populi o almeno coram rei, è attuata in misura differenziata a seconda delle fasi.

Durante le indagini preliminari [vedi] (espletate dalla polizia giudiziaria [vedi] e dal P.M. [vedi]), è sempre esclusa la presenza del pubblico al compimento di atti; l’assistenza del difensore della persona sottoposta alle indagini (cd. indagato o investigato) è limitata allo svolgimento di taluni atti garantiti, quali l’assunzione di informazioni o l’interrogatorio dell’indagato, perquisizioni, ispezioni, sequestri, accertamenti od operazioni tecniche non ripetibili, apertura di plichi chiusi (artt. 356 e 364-365 c.p.p.).

Anche l’udienza preliminare [vedi] (che si celebra, al termine delle indagini, davanti a un giudice, per la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio [vedi]), è svolta in assenza di pubblico, in quanto avviene in camera di consiglio (artt. 420 e 127, co. 6, c.p.p.) alla sola presenza delle parti e dei difensori. Pure in camera di consiglio, in assenza di pubblico, si svolgono taluni procedimenti speciali, come il giudizio abbreviato [vedi] (art. 561 c.p.p.) e l’applicazione della pena su richiesta delle parti (cd. patteggiamento [vedi]: art. 447 c.p.p.).

Infine, anche in camera di consiglio si svolge l’udienza per la assunzione di prove, durante le indagini preliminari, ad opera del giudice, nel corso dell’incidente probatorio [vedi], benché questo istituto rappresenti una mera anticipazione temporale dell’istruzione dibattimentale (art. 401 c.p.p.).

Pubblicità comparativa (d. comm.): Atto di concorrenza compiuto da una impresa [vedi] e consistente nella comparazione delle qualità di un proprio bene o servizio con quelle di altro prodotto analogo di impresa concorrente.

Sul problema della Pubblicità è intervenuto il D.Lgs. 145/2007, il quale ha precisato per essa ulteriori condizioni di liceità, che si vanno ad aggiungere a quelle specificate dal Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005), nonché una più pregnante tutela amministrativa e giurisdizionale (di competenza dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato) nei casi in cui la Pubblicità comparativa debba considerarsi ingannevole.

La Pubblicità comparativa è considerata lecita quando:

—  non si presenta ingannevole (ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs. 145/2007);

—  confronta beni o servizi che soddisfano gli stessi bisogni o si propongono gli stessi obiettivi;

—  confronta oggettivamente una o più caratteristiche essenziali e verificabili di tali beni o servizi;

—  non ingenera confusione sul mercato;

—  non causa discredito o denigrazione di marchi, denominazioni, altri segni distintivi, beni o servizi di un concorrente;

—  non trae indebitamente vantaggio dalla notorietà connessa al marchio, alla denominazione o ad altro segno distintivo di un concorrente;

—  non presenta un bene o un servizio come imitazione o contraffazione di beni o servizi protetti da un marchio o da una denominazione depositati.

Pubblicità dei fatti giuridici (d. civ.): La legge prescrive e organizza la Pubblicità di alcune categorie di fatti giuridici [vedi Fatto giuridico] per soddisfare l’interesse generale a che tali fatti siano conoscibili da chiunque.

La Pubblicità ha, pertanto, la funzione di dare ai terzi la possibilità di conoscere l’esistenza di alcuni fatti giuridici che presentano peculiari caratteri di rilevanza, il contenuto dei negozi giuridici, lo stato delle persone fisiche o le varie vicende delle persone giuridiche.

In relazione agli effetti si distinguono tre tipi di Pubblicità:

—  la Pubblicità notizia: rappresenta un onere per i soggetti poiché la sua omissione, pur dando luogo a sanzione pecuniaria o penale, non incide sul rapporto giuridico, che resta valido ed opponibile ai terzi (es.: pubblicazioni matrimoniali);

—  la Pubblicità dichiarativa: anche questa rappresenta un onere per i soggetti; in caso di omissione, l’atto resta valido tra le parti, ma inopponibile ad alcuni terzi (es. la trascrizione immobiliare);

—  la Pubblicità costitutiva: è elemento costitutivo della fattispecie negoziale; in caso di sua omissione il negozio non produce effetti tra le parti e non è opponibile ai terzi (es.: l’iscrizione nei registri immobiliari dell’ipoteca, atto con il quale l’ipoteca si costituisce; ovvero l’iscrizione dell’atto costitutivo di una S.p.A. nel registro delle imprese);

—  la Pubblicità normativa: in tal caso il rispetto o meno degli adempimenti connessi alla (—) determina l’applicazione di un diverso regime normativo, come ad es. nel caso delle società di persone cd. irregolari (art. 2297 c.c.).

I modi di rendere pubbliche le situazioni giuridiche mutano, poi, a seconda della natura del bene al quale si riferiscono; infatti:

—  per i beni mobili vige la regola «il possesso vale titolo» [vedi Possesso]: in generale, è sufficiente la materiale apprensione del bene per giustificarne la titolarità (cd. pubblicità di fatto);

—  per i beni mobili registrati, ai fini della pubblicità, è necessaria l’iscrizione negli appositi registri (es.: nella vendita di automobili la registrazione al P.R.A.);

—  per i beni immobili è necessaria, infine, la trascrizione [vedi] nei registri immobiliari.

Pubblicità ingannevole (d. civ.) (d. comm.): Secondo l’art. 2 del D.Lgs. 145/2007, è ingannevole ogni forma di Pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere, possa pregiudicare il loro comportamento economico o che, per questo motivo, sia idonea ledere un concorrente.

Per considerare il carattere ingannevole della Pubblicità è, inoltre, necessario effettuare la valutazione su numerosi elementi, tra i quali le caratteristiche dei beni o dei servizi, come la loro disponibilità, la natura, l’esecuzione, la composizione, il metodo e la data di fabbricazione, l’idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l’origine geografica o commerciale, o i risultati che si possono ottenere con il loro uso (art. 3 D.Lgs. 145/2007).

Il D.L. 1/2012, conv. in L. 27/2012 ha esteso anche alle microimprese le tutele previste dal Codice del consumo a favore dei consumatori persone fisiche da pratiche commerciali ingannevoli e aggressive. Con lo stesso provvedimento è stata affidata all’Antitrust la tutela amministrativa contro le clausole vessatorie inserite nei contratti con i consumatori.


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