Che significa? Questione

Che significa?

Articolo di




> Che significa?

Questione

Questione di competenza (d. p. civ.): [vedi Regolamento di competenza].

Questione di diritto (d. p. civ.): Sono quei punti controversi che si presentano nel corso del giudizio in relazione all’applicazione di una norma giuridica (es.: astensione del giudice) e che devono essere risolti per il prosieguo del processo.

Questione di fiducia (d. cost.): È uno strumento concesso dai regolamenti parlamentari [vedi] al Governo per verificare, volontariamente, il rapporto di fiducia [vedi] con il Parlamento.

Nei momenti delicati della sua azione (votazione di disegni di legge particolarmente importanti, mozioni o risoluzioni presentate dall’opposizione), infatti, il Governo può ritenere utile o necessario ricorrere a tale strumento, al fine di mantenere compatta la propria maggioranza, che deve accettare il testo legislativo così come proposto dal Governo, ponendola, quindi, di fronte alla responsabilità di provocare una crisi di governo [vedi] in caso di voto sfavorevole.

La Questione è spesso utilizzata come strumento per combattere l’ostruzionismo [vedi] parlamentare; se, infatti, il Governo pone la Questione su un testo da esso presentato, decadono immediatamente tutti gli emendamenti [vedi] presentati.

Questione di giurisdizione (d. p. civ.): [vedi Regolamento di giurisdizione].

Questione di legittimità costituzionale (d. cost.): È così definita ogni problematica attinente alla rispondenza della legislazione ordinaria (statale o regionale) rispetto alle norme dettate dalla Costituzione: organo competente a risolvere tali questioni è la Corte costituzionale [vedi].

Tale questione può esser sollevata da:

—  un organo giudiziario secondo le regole del giudizio di costituzionalità delle leggi [vedi];

—  dal Governo, ex art. 127 Cost., nel caso in cui un Consiglio regionale approvi una legge che il Governo ritiene incostituzionale;

—  dalle Giunte regionali o dalle Province di Trento e Bolzano per impugnare leggi statali o regionali che ritengono lesive della propria competenza.

Questione incidentale (d. proc.): Le Questioni incidentali sorgono nel corso di un processo e vanno preliminarmente risolte dal giudice per poter decidere sull’oggetto principale della causa.

In ambito penale, è la questione procedurale attinente ad eventuali irritualità verificatesi nella fase dibattimentale. Le Questioni hanno ad oggetto singole attività, sicché le questioni si pongono quali incidenti (o parentesi) all’interno del dibattimento. Trattasi, invero, di (presunte) violazioni che non preesistono al dibattimento, ma si verificano dopo la sua apertura e riguardano il compimento di qualsiasi attività processuale in itinere (ad esempio: assunzione di prove, lettura di atti, contestazioni a parti e testimoni). Esse debbono essere immediatamente decise, prima della sentenza, dal giudice, con ordinanza, in quanto concernono un momento procedurale che si esaurisce e conclude in se stesso (art. 478).

Questione patrimoniale conseguenziale (d. amm.): È ogni pretesa attinente a diritti patrimoniali conseguenziale alla pronuncia, da parte dell’autorità competente, dell’illegittimità di un comportamento della pubblica amministrazione.

La giurisprudenza fa rientrare certamente fra le Questioni le pretese al risarcimento del danno derivanti da un illegittimo comportamento della pubblica amministrazione.

La estensione della cognizione del giudice amministrativo alle controversie relative al risarcimento del danno è uno dei punti focali della riforma operata dapprima dal D.Lgs. 80/1998, poi dalla L. 205/2000 e, infine, dal D.Lgs. 104/2010 (Codice del processo amministrativo).

In particolare, il legislatore della riforma da un lato riprende quanto già previsto con l’art. 7 della L. 1034/1971, sancendone la proponibilità, dall’altro lato risolve l’importante questione dell’ammissibilità dell’azione indipendentemente dalla richiesta di annullamento dell’atto illegittimo, mediante l’inciso «pure se introdotte in via autonoma». È chiaro che il risarcimento del danno è sempre subordinato alla presenza, nella fattispecie concreta sottoposta all’esame del giudice, dei presupposti stabiliti dalla legge: il danno ingiusto, ossia la lesione di un interesse giuridicamente rilevante, il dolo o la colpa dell’amministrazione, cioè l’elemento soggettivo, ed il nesso di causalità tra il comportamento illecito posto in essere ed il danno subito.

Questione pregiudiziale (d. p. amm) (d. pen.): Consiste in una questione che condiziona l’andamento del processo avente ad oggetto la questione principale. Può sorgere o nello stesso processo o in un processo diverso. In ogni caso la risoluzione della Questione deve precedere la definizione di quella principale.

Nel processo amministrativo, il giudice ha, di regola, facoltà di decidere tutte le Questioni pregiudiziali, ossia quelle questioni relative a diritti soggettivi la cui risoluzione sia necessaria per la decisione del ricorso. Non può, tuttavia, decidere le questioni relative all’incidente di falso, allo stato (stato familiare, cittadinanza etc.) e alla capacità (giuridica e di agire, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio) delle persone fisiche, dovendo in tal caso attendere la pronuncia del giudice civile competente (art. 8 c.p.a.). Inoltre, ha la facoltà di sospendere il proprio processo in caso di pendenza di altro giudizio amministrativo.

Nel processo penale le Questioni sono tutte quelle Questioni sostanziali (civili, penali e amministrative) diverse da quelle costituenti la specifica imputazione, dalla cui pregiudiziale risoluzione dipende la decisione sull’esistenza del reato oggetto del giudizio in corso.

In tale settore la regola è nel senso che il giudice penale ha l’obbligo di risolvere direttamente tali Questioni con decisione valida solo ai fini del proprio procedimento, e quindi incidenter tantum datae, senza efficacia in altri giudizi (art. 2 c.p.p.).

Tuttavia, se le Questioni hanno carattere civile o amministrativo e sono di particolare complessità o se esse riguardano lo stato di famiglia o di cittadinanza, può essere opportuno attendere la formazione del giudicato su di esse nella sede appropriata; pertanto, il giudice ha per esse facoltà di sospendere il procedimento penale (artt. 3 e 479 c.p.p.).

La sospensione è ammissibile solo nella fase del processo (cioè dopo la chiusura delle indagini preliminari) e non nel corso del procedimento (cioè nella fase delle indagini preliminari).

Questione preliminare (d. proc.): È ogni questione attinente all’ammissibilità della domanda o al merito, idonea a definire la causa, e che quindi deve essere risolta prima delle questioni principali (ad es. il difetto di legittimazione passiva o la prescrizione del diritto renderebbero inutile l’ulteriore corso del processo). È per questo motivo che il giudice istruttore, quando viene formulata una Questione, se la ritiene fondata, può subito rimettere la causa in decisione, senza ulteriore istruzione.

Nel processo penale le Questioni sono quelle concernenti la regolarità dello sviluppo del rapporto processuale o di singoli momenti o atti di esso. La natura processuale di siffatte questioni rende la loro risoluzione logicamente e giuridicamente preliminare a quella sul merito della pretesa punitiva. Esigenze di speditezza processuale o di tranquillità dell’iter hanno comportato la prefissione di uno sbarramento temporale (collegato alla dichiarazione di apertura del dibattimento e presidiato dalla preclusione per eventuali proposizioni successive) per le (Questioni concernenti la competenza per territorio o per connessione [vedi Competenza processuale], le nullità relative di ordine intermedio (o relativamente assolute) [vedi Nullità], la partecipazione delle parti private diverse dall’imputato, il contenuto del fascicolo per il dibattimento e simili.

Non soffrono di siffatta preclusione altre questioni attinenti a momenti o atti essenziali, quali quelle concernenti le nullità assolute o l’incompetenza per materia, riflettenti beni assoluti quali il diritto alla difesa e la capacità di cognizione del giudice; esse sono, infatti, eccepibili e rilevabili sempre.

Questioni di competenza (d. p. civ.): [vedi Regolamento di competenza].

Questione di diritto (d. p. civ.): Sono quei punti controversi che si presentano nel corso del giudizio in relazione all’applicazione di una norma giuridica (es.: astensione del giudice) e che devono essere risolti per il prosieguo del processo.

Questione di fiducia (d. cost.): È uno strumento concesso dai regolamenti parlamentari [vedi] al Governo per verificare, volontariamente, il rapporto di fiducia [vedi] con il Parlamento.

Nei momenti delicati della sua azione (votazione di disegni di legge particolarmente importanti, mozioni o risoluzioni presentate dall’opposizione), infatti, il Governo può ritenere utile o necessario ricorrere a tale strumento, al fine di mantenere compatta la propria maggioranza, che deve accettare il testo legislativo così come proposto dal Governo, ponendola, quindi, di fronte alla responsabilità di provocare una crisi di governo [vedi] in caso di voto sfavorevole.

La Questione è spesso utilizzata come strumento per combattere l’ostruzionismo [vedi] parlamentare; se, infatti, il Governo pone la Questione su un testo da esso presentato, decadono immediatamente tutti gli emendamenti [vedi] presentati.

Questione di giurisdizione (d. p. civ.): [vedi Regolamento di giurisdizione].

Questione di legittimità costituzionale (d. cost.): È così definita ogni problematica attinente alla rispondenza della legislazione ordinaria (statale o regionale) rispetto alle norme dettate dalla Costituzione: organo competente a risolvere tali questioni è la Corte costituzionale [vedi].

Tale questione può esser sollevata da:

—  un organo giudiziario secondo le regole del giudizio di costituzionalità delle leggi [vedi];

—  dal Governo, ex art. 127 Cost., nel caso in cui un Consiglio regionale approvi una legge che il Governo ritiene incostituzionale;

—  dalle Giunte regionali o dalle Province di Trento e Bolzano per impugnare leggi statali o regionali che ritengono lesive della propria competenza.

Questione incidentale (d. proc.): Le Questioni incidentali sorgono nel corso di un processo e vanno preliminarmente risolte dal giudice per poter decidere sull’oggetto principale della causa.

In ambito penale, è la questione procedurale attinente ad eventuali irritualità verificatesi nella fase dibattimentale. Le Questioni hanno ad oggetto singole attività, sicché le questioni si pongono quali incidenti (o parentesi) all’interno del dibattimento. Trattasi, invero, di (presunte) violazioni che non preesistono al dibattimento, ma si verificano dopo la sua apertura e riguardano il compimento di qualsiasi attività processuale in itinere (ad esempio: assunzione di prove, lettura di atti, contestazioni a parti e testimoni). Esse debbono essere immediatamente decise, prima della sentenza, dal giudice, con ordinanza, in quanto concernono un momento procedurale che si esaurisce e conclude in se stesso (art. 478).

Questione patrimoniale conseguenziale (d. amm.): È ogni pretesa attinente a diritti patrimoniali conseguenziale alla pronuncia, da parte dell’autorità competente, dell’illegittimità di un comportamento della pubblica amministrazione.

La giurisprudenza fa rientrare certamente fra le Questioni le pretese al risarcimento del danno derivanti da un illegittimo comportamento della pubblica amministrazione.

La estensione della cognizione del giudice amministrativo alle controversie relative al risarcimento del danno è uno dei punti focali della riforma operata dapprima dal D.Lgs. 80/1998, poi dalla L. 205/2000 e, infine, dal D.Lgs. 104/2010 (Codice del processo amministrativo).

In particolare, il legislatore della riforma da un lato riprende quanto già previsto con l’art. 7 della L. 1034/1971, sancendone la proponibilità, dall’altro lato risolve l’importante questione dell’ammissibilità dell’azione indipendentemente dalla richiesta di annullamento dell’atto illegittimo, mediante l’inciso «pure se introdotte in via autonoma». È chiaro che il risarcimento del danno è sempre subordinato alla presenza, nella fattispecie concreta sottoposta all’esame del giudice, dei presupposti stabiliti dalla legge: il danno ingiusto, ossia la lesione di un interesse giuridicamente rilevante, il dolo o la colpa dell’amministrazione, cioè l’elemento soggettivo, ed il nesso di causalità tra il comportamento illecito posto in essere ed il danno subito.

Questione pregiudiziale (d. p. amm) (d. pen.): Consiste in una questione che condiziona l’andamento del processo avente ad oggetto la questione principale. Può sorgere o nello stesso processo o in un processo diverso. In ogni caso la risoluzione della Questione deve precedere la definizione di quella principale.

Nel processo amministrativo, il giudice ha, di regola, facoltà di decidere tutte le Questioni pregiudiziali, ossia quelle questioni relative a diritti soggettivi la cui risoluzione sia necessaria per la decisione del ricorso. Non può, tuttavia, decidere le questioni relative all’incidente di falso, allo stato (stato familiare, cittadinanza etc.) e alla capacità (giuridica e di agire, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio) delle persone fisiche, dovendo in tal caso attendere la pronuncia del giudice civile competente (art. 8 c.p.a.). Inoltre, ha la facoltà di sospendere il proprio processo in caso di pendenza di altro giudizio amministrativo.

Nel processo penale le Questioni sono tutte quelle Questioni sostanziali (civili, penali e amministrative) diverse da quelle costituenti la specifica imputazione, dalla cui pregiudiziale risoluzione dipende la decisione sull’esistenza del reato oggetto del giudizio in corso.

In tale settore la regola è nel senso che il giudice penale ha l’obbligo di risolvere direttamente tali Questioni con decisione valida solo ai fini del proprio procedimento, e quindi incidenter tantum datae, senza efficacia in altri giudizi (art. 2 c.p.p.).

Tuttavia, se le Questioni hanno carattere civile o amministrativo e sono di particolare complessità o se esse riguardano lo stato di famiglia o di cittadinanza, può essere opportuno attendere la formazione del giudicato su di esse nella sede appropriata; pertanto, il giudice ha per esse facoltà di sospendere il procedimento penale (artt. 3 e 479 c.p.p.).

La sospensione è ammissibile solo nella fase del processo (cioè dopo la chiusura delle indagini preliminari) e non nel corso del procedimento (cioè nella fase delle indagini preliminari).

Questione preliminare (d. proc.): È ogni questione attinente all’ammissibilità della domanda o al merito, idonea a definire la causa, e che quindi deve essere risolta prima delle questioni principali (ad es. il difetto di legittimazione passiva o la prescrizione del diritto renderebbero inutile l’ulteriore corso del processo). È per questo motivo che il giudice istruttore, quando viene formulata una Questione, se la ritiene fondata, può subito rimettere la causa in decisione, senza ulteriore istruzione.

Nel processo penale le Questioni sono quelle concernenti la regolarità dello sviluppo del rapporto processuale o di singoli momenti o atti di esso. La natura processuale di siffatte questioni rende la loro risoluzione logicamente e giuridicamente preliminare a quella sul merito della pretesa punitiva. Esigenze di speditezza processuale o di tranquillità dell’iter hanno comportato la prefissione di uno sbarramento temporale (collegato alla dichiarazione di apertura del dibattimento e presidiato dalla preclusione per eventuali proposizioni successive) per le Questioni concernenti la competenza per territorio o per connessione [vedi Competenza processuale], le nullità relative di ordine intermedio (o relativamente assolute) [vedi Nullità], la partecipazione delle parti private diverse dall’imputato, il contenuto del fascicolo per il dibattimento e simili.

Non soffrono di siffatta preclusione altre questioni attinenti a momenti o atti essenziali, quali quelle concernenti le nullità assolute o l’incompetenza per materia, riflettenti beni assoluti quali il diritto alla difesa e la capacità di cognizione del giudice; esse sono, infatti, eccepibili e rilevabili sempre.

Questione romana (d. eccl.): Con tale etichetta fu designata la problematica dell’indipendenza del Papa [vedi Pontefice] e della Santa Sede [vedi] e dunque dello status giuridico della Chiesa cattolica [vedi] romana all’indomani dell’occupazione di Roma da parte delle truppe del Regno d’Italia (1870).

La Questione all’inizio fu risolta unilateralmente dallo Stato Italiano con la cd. legge delle guarentigie [vedi Guarentige] (L. 13-3-1871, n. 214) che, però, non trovò mai accettazione da parte della Santa Sede.

Una definitiva regolamentazione a carattere bilaterale della Questione si è avuta dopo quasi sessant’anni solo con la stipula dei Trattati Lateranensi dell’11-2-1929 [vedi Patti Lateranensi].

LA PERIZIA COATTIVA

La L. 30-6-2009, n. 85 (Trattato di Prüm, in materia di contrasto al terrorismo internazionale), nei casi espressamente previsti dalla legge, consente al giudice di disporre, anche d’ufficio, con ordinanza motivata, l’esecuzione coattiva di una perizia incidente sulla libertà personale (quali il prelievo di peli, capelli e mucosa del cavo orale, utili alla determinazione del DNA oppure accertamenti medici) (cd. perizia coattiva), ma solo se assolutamente indispensabile alla prova dei fatti (art. 224bis).

Proprio per la delicatezza delle operazioni peritali, il legislatore ha indicato un preciso iter procedimentale predisponendo particolari cautele per la persona da sottoporre a perizia, a pena di nullità dell’intero procedimento; non da ultima la facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, la cui assenza è causa di nullità di tutti gli atti eventualmente compiuti.

La raccolta dei campioni biologici, nella fase predibattimentale, prevede che sia il G.I.P. ad utilizzare mediante decreto motivato, salvo l’ipotesi di urgenza, in cui è il P.M. ad adottare il provvedimento, per poi essere sottoposto a convalida da parte del G.I.P. entro le 48 ore.

La medesima ratio che sottende l’istituto della perizia coattiva è posta a fondamento di un’altra norma pure inserita nel codice dalla L. 85/2009. Si tratta del prelievo coattivo di campioni biologici su persone viventi [vedi].

 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI