Che significa? Ragion di Stato

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Ragion di Stato (sc. pol.)

La trattatistica sulla Ragion di Stato , prendendo le mosse dal dibattito aperto da Il Principe di Niccolò Machiavelli, si concentrò sull’indagine del rapporto tra politica e morale.

La prima esposizione sistematica della Ragion di Stato  si deve all’ecclesiastico piemontese Giovanni Botero, che diede alla luce il testo più tipico e noto di questa letteratura: Della Ragione di Stato (1589), opera tesa a restaurare i valori dell’etica senza distrarre lo Stato dalla logica utilitaria. Egli riteneva che tra il conservare e l’ampliare uno Stato sicuramente fosse opera più grande il conservare, dato che per ampliare occorreva la forza che è comune a molti, mentre per la conservazione occorreva la sapienza, che è prerogativa di pochi. Riconosceva, inoltre, nella religione un elemento essenziale per la conservazione e il rafforzamento dello Stato, facendo coincidere l’interesse religioso con quello politico.

Numerosi trattati sulla Ragion di Stato  comparvero successivamente nell’Italia del ’600 proponendo una visione sostanzialmente conservatrice dell’arte politica, volta a mantenere l’assetto degli Stati più che ad accogliere le innovazioni.

Seguendo la medesima impostazione Lodovico Zoccolo, nel saggio Della ragion di Stato (1621), sostenne che la politica è indipendente dalla morale, e che la Ragion di Stato  è conoscenza e uso dei mezzi per creare e mantenere una determinata forma di governo.

La Ragion di Stato  ha accolto nel corso del tempo motivi di modernità, come l’interesse per i problemi economici e finanziari, e l’interesse per i problemi demografici e di politica estera.


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