Che significa? Rappresentanza

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Rappresentanza (d. civ.) (d. int. priv.): Rientrando nel più ampio fenomeno della collaborazione negoziale sotto forma di sostituzione [vedi], la Rappresentanza può definirsi come quella figura di sostituzione per cui un determinato soggetto (rappresentante) compie il negozio nell’interesse di un altro soggetto (rappresentato).

Della Rappresentanza abbiamo due forme:

—  diretta, quando il rappresentante agisce non solo per conto (e cioè nell’interesse), ma anche in nome del rappresentato. In tal caso si ha la spendita del nome altrui (contemplatio domini) e il verificarsi degli effetti del negozio direttamente ed unicamente nella sfera giuridica del rappresentato. Il rappresentante che stipula in nome del rappresentato è parte in senso formale del negozio; parte in senso sostanziale è il rappresentato, che assume la titolarità del rapporto negoziale;

—  indiretta, quando il rappresentante agisce solo per conto, ma non in nome del rappresentato. In tal caso il rappresentante agisce in nome proprio, senza spendere il nome del rappresentato, e gli effetti giuridici del negozio si realizzano nella sfera giuridica del rappresentante, per cui sarà necessario il compimento di un’ulteriore attività affinché tali effetti possano riversarsi definitivamente in capo al rappresentato. A questa ulteriore attività il rappresentante è tenuto in base al rapporto interno che lo lega al rappresentato.

In tal caso, difettando la contemplatio domini, solo impropriamente si discorre di Rappresentanza.

Nel caso in cui il rappresentante abbia agito senza poteri ovvero abbia ecceduto i poteri conferitigli (falsus procurator), l’art. 1398 c.c. pone a suo carico la responsabilità per il danno sofferto dal terzo contraente che, immune da colpa, abbia confidato nella piena validità del contratto. Ciò, sempreché non intervenga in tempo utile la ratifica da parte dell’interessato, atto con cui viene sanato il difetto o l’eccesso del potere d Rappresentanza retroattivamente, senza pregiudicare i diritti acquisiti dai terzi (art. 1399 c.c.).

L’istituto trova regolamentazione anche nel diritto internazionale privato. L’art. 60 L. 218/95 stabilisce che la Rappresentanza , se conferita ad un professionista con sede d’affari conosciuta o conoscibile dai terzi che negoziano con il rappresentante, è disciplinata dalla legge del luogo in cui il rappresentante ha la propria sede d’affari.

In caso contrario si applica la legge dello Stato in cui il rappresentante esercita in concreto i propri poteri rappresentativi.

Per quanto riguarda i rapporti con la procura [vedi] lo stesso articolo stabilisce che l’atto di conferimento dei poteri di Rappresentanza è valido, quanto alla forma, se considerato tale dalla legge che ne regola la sostanza oppure dalla legge dello Stato in cui è posto in essere.

Rappresentanza apparente (d. civ.)

Si configura allorquando lo pseudo-rappresentato, con il proprio comportamento ingeneri nei terzi un ragionevole affidamento sulla sussistenza del potere rappresentativo. In tal caso (ipotizzabile solo qualora la procura non esiga la forma scritta) lo pseudo-rappresentato risponde dell’operato del rappresentante apparente ed è vincolato dal contratto da questi concluso.

Rappresentanza legale (d. civ.)

In tale ipotesi è la legge che conferisce i poteri al rappresentante.

La Rappresentanza legale presuppone iuris et de iure (presunzione assoluta [vedi]) l’impossibilità giuridica del rappresentato di compiere determinati atti (incapacità di agire) e, in taluni casi, può venire meno con l’acquisto della capacità di agire [vedi] da parte del rappresentato.

Non si può avere Rappresentanza legale (né volontaria) in tutti quei casi in cui, anziché incapacità di agire, ricorra una limitazione della capacità giuridica [vedi], come l’incapacità di contrarre matrimonio [vedi] prima dei 16 anni.

Rappresentanza organica (d. amm.)

Indica il potere rappresentativo che compete agli organi esterni di un ente giuridico.

La Rappresentanza organica si caratterizza in ciò, che l’organo rappresentativo si immedesima nella struttura dell’ente. L’organo che stipula un contratto non si sostituisce all’ente ma agisce come parte integrante di esso e la sua attività viene imputata all’ente stesso. La Rappresentanza organica rileva principalmente ai fini della responsabilità [vedi] extracontrattuale.

Per quanto attiene al negozio, la imputazione all’ente è comunque imputazione degli effetti: la dichiarazione di volontà è pur sempre della persona fisica portatrice della qualifica organica.

Rappresentanza passiva (d. civ.)

Con tale termine si indica il potere del rappresentante di ricevere atti o prestazioni in nome e per conto del rappresentato; essa si contrappone alla Rappresentanza attiva che è quella tipica e che consiste nel compimento di atti in nome e per conto del rappresentato.

Un esempio di Rappresentanza passiva si ha all’art. 1188 c.c. che prevede che il rappresentante del creditore sia legittimato a ricevere la prestazione.

La  Rappresentanza attiva comprende sempre anche quella passiva.

Rappresentanza politica (d. pub.)

Le Camere [vedi Parlamento] elettive si dicono comunemente rappresentative, in quanto rispecchiano la scelta politica del corpo elettorale e ne rappresentano gli orientamenti.

Si tratta, quindi, di un rapporto di fiducia e di responsabilità politica [vedi] non inquadrabile nella figura tecnica della rappresentanza: infatti tali rappresentanti esercitano poteri non appartenenti al rappresentato, ma rientranti nella loro competenza esclusiva.

Rappresentanza processuale (d. p. civ.)

Ai sensi dell’art. 75 c.p.c., le persone fisiche che non hanno il libero esercizio dei diritti non possono stare in giudizio se non rappresentate, assistite o autorizzate secondo le norme che regolano la loro capacità.

L’istituto della Rappresentanza  tende quindi essenzialmente ad ovviare al difetto di capacità di stare in giudizio [vedi Capacità processuale] della parte.

Così, il minore [vedi Minore età] è rappresentato in giudizio dal genitore, l’interdetto [vedi Interdizione] dal tutore, mentre il minore emancipato [vedi Emancipazione] e l’inabilitato [vedi Inabilitazione] stanno in giudizio con l’assistenza di un curatore.

Le persone giuridiche invece stanno in giudizio per mezzo di chi le rappresenta a norma di legge o dello statuto (rappresentante legale).

Le associazioni non riconosciute e i comitati [vedi Comitato] stanno in giudizio per mezzo del loro presidente.

Rappresentanza sindacale (d. lav.)

È lo strumento giuridico in base al quale le associazioni sindacali [vedi Sindacato] agiscono, nell’esercizio dell’autonomia collettiva, in nome e per conto degli iscritti.

Attesa la mancata attuazione dell’art. 39 Cost., che delinea un procedimento con cui i sindacati avrebbero potuto acquisire personalità giuridica e stipulare contratti collettivi efficaci erga omnes, nell’ordinamento vigente i sindacati operano come meri enti di fatto ovvero associazioni non riconosciute con la conseguenza, tra l’altro, che l’ordinamento interno e l’amministrazione del sindacato sono regolati direttamente dagli accordi degli associati.

[vedi anche R.S.A.; R.S.O.]

Rappresentanza volontaria (d. civ.)

Tale figura ha come fondamento una valutazione del rappresentato che, nell’ambito dell’autonomia negoziale [vedi], ritiene più proficuo agire a mezzo di sostituti e con la procura [vedi] conferisce ad un’altra persona il potere di rappresentarlo.


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