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Reclamo

15 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 15 ottobre 2015



Reclamo

Reclamo dello status di figlio [azione di]

[vedi Figlio (Reclamo dello stato di)].

Reclamo nel diritto processuale civile

È il rimedio apprestato contro i provvedimenti del giudice (consistenti in ordinanze e decreti) emessi sia nel processo di cognizione che in quello di esecuzione nonché nel procedimento di volontaria giurisdizione.

I provvedimenti adottati in base al Reclamo generalmente non sono impugnabili in Cassazione dato che non sono suscettibili di acquisire l’efficacia di cosa giudicata.

In particolare il  Reclamo contro i provvedimenti cautelari va proposto ad un giudice diverso da quello che ha emesso il provvedimento (art. 669terdecies c.p.c.) e costituisce una vera e propria impugnazione dell’ordinanza con cui viene concesso o negato il provvedimento. Il termine entro il quale il Reclamo va proposto è di 15 giorni dalla notificazione dell’ordinanza.

Il relativo procedimento si svolge in camera di consiglio [vedi Procedimenti in camera di consiglio] (artt. 737, 738 e 739 c.p.c.).

Reclamo nel diritto tributario

Strumento deflattivo del contenzioso tributario [vedi] esperibile per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, relative ad atti emessi dall’Agenzia delle entrate.

A norma dell’art. 17bis del D.Lgs. 546/92, chi intende proporre ricorso è tenuto preliminarmente a presentare Reclamo.

L’art. 1, co. 611, della L. 147/2013, ha mitigato l’originario rigore della norma collegando all’omessa presentazione del Reclamo  la semplice improcedibilità, e non più l’inammissibilità, del ricorso giudiziale. In tal modo, qualora l’Ufficio eccepisca l’improcedibilità e il presidente la rilevi, il vizio non pregiudica definitivamente le ragioni del contribuente, determinando esclusivamente il rinvio dell’udienza di trattazione per l’esperimento del tentativo di mediazione.

Il contribuente, nell’ipotesi di mancato accoglimento del Reclamo è tenuto a costituirsi in giudizio presso la Commissione provinciale competente depositando il reclamo medesimo e il proprio fascicolo in segreteria con le stesse modalità previste per il ricorso.

Sono oggetto di Reclamo  le controversie relative a:

—  avviso di accertamento;

—  avviso di liquidazione;

—  provvedimento che irroga le sanzioni;

—  ruolo;

—  rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie e interessi o altri accessori non dovuti;

—  diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;

—  ogni altro atto emanato dall’Agenzia delle entrate, per il quale la legge preveda l’autonoma impugnabilità innanzi alle Commissioni tributarie.

Con l’istanza proposta ai sensi dell’articolo 17bis citato, il contribuente — oltre a sottoporre in via preventiva alla competente struttura dell’Agenzia delle entrate i motivi per i quali intende chiedere al Giudice tributario l’annullamento, totale o parziale, dell’atto — può anche formulare una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa.

Decorsi 90 giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del Reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il Reclamo produce gli effetti del ricorso. Per cui dopo tale termine, decorre il successivo termine di 30 giorni per la costituzione in giudizio.

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