Che significa? Referendum

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Referendum (d. cost.): Richiesta fatta al corpo elettorale di pronunciarsi su una norma giuridica già emanata o da emanarsi.

Il  Referendum è stato accolto nella nostra Costituzione come il più importante istituto di democrazia diretta [vedi Democrazia diretta (Istituti di)], in quanto prevede l’intervento diretto del popolo nell’esercizio dell’indirizzo politico senza il tramite dei suoi rappresentanti. Il nostro ordinamento prevede diversi tipi di Referendum.

Referendum abrogativo (d. cost.)

L’art. 75 Cost. prevede che possa essere indetto Referendum  popolare per deliberare l’abrogazione totale o parziale di una legge o di un atto avente forza di legge, quando lo richiedono 500.000 elettori o 5 Consigli regionali.

A norma del co. 2 dell’art. 75 non possono essere sottoposte aReferendum   le leggi di bilancio [vedi   Bilancio dello Stato], di amnistia [vedi] e di indulto [vedi], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali e le leggi tributarie.

L’inammissibilità per i primi tre tipi di leggi è dovuta alla considerazione che, essendo queste atti di indirizzo politico, sono sottratte al potere legislativo. Per la quarta, invece, l’inammissibilità è dovuta alla necessità di frenare un’eventuale richiesta popolare volta ad abrogare leggi contro cui è facile e demagogico opporsi, perché gravano direttamente sul patrimonio dei cittadini.

Sull’ammissibilità del Referendum  è chiamata a pronunciarsi la Corte costituzionale [vedi], che deve accertare se la legge o l’atto avente forza di legge, oggetto del Referendum, rientri nel novero degli atti esclusi ai sensi dell’art. 75, co. 2, Cost.

Secondo la prevalente dottrina non possono essere sottoposte a lReferendum e leggi costituzionali e di revisione della costituzione, per le quali è prevista la procedura aggravata di cui all’art. 138 Cost. [vedi Revisione costituzionale] e le leggi regionali, dal momento che l’art. 123, co. 1, Cost., prevede una riserva a favore dello Statuto in materia di referendum regionale.

L’art. 75 Cost. rinvia alla legge (ordinaria) per le modalità di attuazione del Referendum  e dispone che ad esso hanno diritto di partecipazione tutti i cittadini in possesso dei requisiti elettorali per la Camera dei Deputati [vedi Parlamento] e che la proposta soggetta a Referendum si intende approvata se abbia partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e sia raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi (non si tiene conto, perciò, delle schede bianche o nulle).

L’art. 13 D.L. 138/2011 conv. con modif. in L. 148/2011 ha previsto un’unica data per la convocazione degli elettori nel caso in cui, nel medesimo anno, debba tenersi più di un referendum abrogativo.

LA PROCEDURA REFERENDARIA

Referendum abrogativoper leggi ordinarie o regionali (a livello regionale)

Può essere richiesto da:

-5 Consigli regionali

– 500.000 elettori

La Corte di Cassazione verifica la regolarità delle firme e della richiesta di referendum

La Corte costituzionale verifica l’ammissibilità del referendum

Indizione da parte del P.d.R.

Votazione:

-Partecipano meno del 50% + 1 degli eventi diritto vedi il referendum non è valido

-partecipano 50% + 1 degli aventi diritto

-il 50% + 1 dei voti validi è per il sì

-il 50% + 1 dei voti è per il no

Abrogazione:

La legge resta in vigore e non può essere proposto il medesimo referendum per 5 anni

Le modalità di attuazione del Referendum sono state stabilite con la L. 352/1970.

Referendum  costituzionale (o sospensivo)

L’art. 138 Cost. prevede che le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali possono essere sottoposte a Referendum,  qualora, pur essendo state approvate, nella seconda votazione, a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, non abbiano però, ottenuto il voto favorevole di almeno i due terzi dei componenti stessi.

A tale scopo la legge viene solo pubblicata per notizia sulla Gazzetta Ufficiale [vedi] (quindi, non promulgata) ed entro tre mesi un quinto dei membri di una Camera o 500.000 elettori o 5 Consigli regionali possono avanzare richiesta di Referendum che viene detto sospensivo in relazione al fatto che la legge resta sospesa).

Questo tipo di  Referendum (utilizzato di recente nel 2001, in relazione alla legge costituzionale recante «modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione» e nel 2005 in relazione alla legge costituzionale recante «modifiche alla parte II della Costituzione») ha lo scopo di consentire una verifica della rispondenza della legge alla volontà del Paese, quando la medesima legge non sia stata approvata con la maggioranza qualificata richiesta dalla Costituzione (due terzi dei componenti ciascuna Camera in seconda votazione).

Referendum regionale (d. cost.)

L’art. 123 Cost. prevede la possibilità per le Regioni di regolare, nel proprio Statuto, l’esercizio del diritto di iniziativa e del Referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione. In questo caso il  Referendum può essere sia di tipo consultivo che abrogativo.

Referendum  sindacale (d. lav.)

È una tipica espressione di democrazia diretta, atta a garantire a tutti i lavoratori dell’azienda, iscritti o meno al sindacato, il diritto a discutere e, ove possibile, risolvere i problemi di natura sindacale.

Il Referendum  può essere indetto solo dalle rappresentanze sindacali aziendali [vedi R.S.A.], operanti nell’unità produttiva, congiuntamente; deve svolgersi fuori dell’orario di lavoro e può vertere solo su materie inerenti all’attività sindacale.

Tuttavia una parte della giurisprudenza ha ritenuto che il Referendum possa avere ad oggetto anche altri argomenti in base all’art. 1 dello Statuto dei lavoratori [vedi] che garantisce, in ogni caso, la libertà di manifestazione del pensiero in azienda.

Il Referendum può essere sia generale che per categoria e, in ogni caso, hanno diritto a parteciparvi tutti i lavoratori appartenenti all’unità produttiva e alla categoria interessata anche se sospesi o cassaintegrati.

La consultazione, pur dovendo svolgersi fuori dell’orario lavorativo, richiede — tranne il caso che sia indetto al di fuori delle previsioni normative — la collaborazione dell’imprenditore che è tenuto a mettere a disposizione dei lavoratori i locali dell’azienda.

Referendum territoriale (d. cost.)

Questo tipo di Referendum  è previsto soltanto per modificazioni territoriali di Regioni, Province e Comuni. L’art. 132 Cost. dispone che si può disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate e la proposta stessa sia approvata con Referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

Il ricorso al  Referendum è necessario anche qualora Comuni e Province desiderano staccarsi da una Regione e aggregarsi ad un’altra.


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