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Regolamenti

15 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 15 ottobre 2015



Regolamenti (d. amm.) (d. cost.) (d. UE.) (d. enti loc.)

Sotto la dizione  Regolamenti ricadono atti completamente diversi che sono emanati da differenti organi e che hanno ciascuno un diverso rango nelle fonti del diritto [vedi].

Regolamenti  degli enti locali (d. enti loc.)

La potestà regolamentare dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane, in seguito alla riforma operata con la L. cost. 3/2001, è riconosciuta dall’art. 117, co. 6, Cost., secondo il quale tali enti possono esercitarla «in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite».

La disposizione in esame deve essere coordinata con l’art. 7 D.Lgs. 267/2000 (Testo unico degli enti locali) che, con riferimento esclusivamente ai Comuni e alle Province, specifica che tali enti «nel rispetto dei principi fissati dalla legge e dello statuto, adottano regolamenti nelle materie di propria competenza ed in particolare per l’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e degli uffici e per l’esercizio delle funzioni». Dalla norma in esame si evince che i Regolamenti costituiscono una fonte secondaria del diritto, in quanto devono rispettare sia le prescrizioni dello statuto sia i principi fissati con legge dello Stato.

L’inosservanza delle disposizioni regolamentari è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro (art. 7bis del TUEL).

Regolamenti  degli organi di rilievo costituzionale (d. cost.)

Disposizioni di legge riconoscono potestà regolamentare a organi di rilievo costituzionale [vedi Organo]: l’art. 20 della L. 195/1958 per quanto riguarda il C.S.M. [vedi Consiglio superiore della Magistratura], l’art. 20 della L. 936/1986 per il C.N.E.L. [vedi] e l’art. 4 della L. 20/1994 per la Corte dei Conti [vedi].

La legge conferisce una potestà normativa di autorganizzazione ad alcuni organi, in omaggio alla posizione di rilievo costituzionale che essi assumono nel nostro ordinamento.

Regolamenti del Presidente della Repubblica (d. cost.)

Il Presidente della Repubblica [vedi] può, in base alla L. 1077/1948, emanare un Regolamento interno su proposta del segretario alla Presidenza e nella forma del decreto presidenziale, senza controfirma.

Regolamenti della Corte costituzionale (d. cost.)

L’art. 24 della L. 87/1953 attribuisce alla Corte costituzionale il potere di emanare un  Regolamento  che disciplini l’esercizio delle sue funzioni, mentre l’art. 22 dispone che norme integrative per i giudizi dinanzi a sé possono essere stabilite con Regolamenti . A questi due atti deve essere aggiunto il  Regolamento generale, che concerne l’organizzazione interna della Corte.

Gli atti previsti dalla citata legge dovrebbero essere classificati, a rigor di logica, come fonti secondarie, soggette alla stessa legge che li disciplina. Al contrario, una parte consistente della dottrina ritiene che si tratti di fonti primarie assimilabili ai Regolamenti parlamentari, come tali in grado di derogare alla stessa L. 87/1953, in quanto espressioni dell’autonomia costituzionalmente riconosciuta alla Corte.

Del resto, osservando che i Regolamenti sono adottati dallo stesso organo che è chiamato a risolvere conflitti di attribuzione [vedi] e a sindacare la costituzionalità delle leggi [vedi Giudizio di costituzionalità delle leggi], appare difficile che leggi posteriori possano disporre in difformità dai primi.

Regolamenti dell’Unione europea (d. UE)

Atto normativo posto in essere dall’Unione europea ed emanato, a seconda delle diverse disposizioni dei trattati istitutivi, dal Parlamento Europeo [vedi] congiuntamente con il Consiglio [vedi Consiglio (dei ministri) UE], dal solo Consiglio con la partecipazione del Parlamento o viceversa o dalla sola Commissione [vedi Commissione europea].

Il Regolamento  ha portata generale, è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Caratteristiche principali dei  Regolamenti sono, pertanto:

—  la portata generale, nel senso che i destinatari devono appartenere a categorie determinate astrattamente e obiettivamente;

—  l’astrattezza, nel senso che prescindono dal caso concreto e possono applicarsi a qualsiasi fattispecie rientrante nella previsione;

—  l’obbligatorietà in tutti i loro elementi. Tale caratteristica sta ad indicare che le norme che esso pone in essere sono destinate a disciplinare la materia e vanno osservate come tali dai destinatari;

—  la diretta applicabilità in ogni Stato membro, a prescindere da un intervento del potere normativo nazionale.

Regolamenti  edilizi (d. urb.)

L’art. 2, co. 4 D.P.R. 380/2001 (Testo unico in materia edilizia) dispone che i Comuni, nell’ambito dell’autonomia statutaria e normativa loro riconosciuta disciplinano l’attività edilizia.

Devono recare la disciplina delle modalità costruttive, con particolare riguardo al rispetto delle normative tecnico-estetiche, igienico-sanitarie, di sicurezza e vivibilità degli immobili e delle loro pertinenze.

Per normative tecnico-estetiche devono intendersi quelle relative all’altezza minima e massima dei fabbricati, l’ampiezza e la formazione dei cortili interni, l’apposizione dei numeri civici, l’aspetto dei fabbricati e il loro colore e decoro etc. Le disposizioni igienico-sanitarie si devono ritenere in senso ampio comprensive anche delle distanze tra i fabbricati. Con la generica e ampia espressione «sicurezza e vivibilità» , invece, si è voluto conferire al Comune il potere di adottare tutte quelle misure che in base alle singole esigenze siano in grado di assicurare l’incolumità pubblica e privata e un ambiente salubre.

Regolamenti nel diritto amministrativo

Atti formalmente amministrativi, emanati da organi del potere esecutivo, aventi forza normativa, in quanto contenenti norme destinate a innovare l’ordinamento giuridico. Caratteri generali dei  Regolamenti sono: la generalità (indeterminabilità dei destinatari), l’astrattezza (capacità di regolare una serie infinita di casi) e l’innovatività (capacità di immettere nuove norme nel tessuto ordinamentale).

Per quanto riguarda i limiti, i Regolamenti: 

a) non possono mai derogare o contrastare con la Costituzione, né con i principi in essa contenuti;

b) non possono derogare né contrastare con le leggi ordinarie, salvo che sia una legge ad attribuire loro il potere;

c) non possono mai regolare le materie riservate dalla Costituzione alla legge;

d) non possono mai derogare al principio di irretroattività della legge (la legge, invece, può di norma derogarvi, in quanto tale principio è sancito da una norma, l’art. 11, disp. prel. c.c., contenuta in una legge ordinaria);

e) non possono contenere sanzioni penali, per il principio della riserva di legge in materia penale (art. 25 Cost.);

f) emanati da autorità inferiori non possono mai contrastare con i Regolamenti emanati da autorità gerarchicamente superiori.

La principale norma di riferimento è l’art. 17 della L. 400/1988 che prevede:

—  al co. 1 i Regolamenti governativi, il cui procedimento prevede che con decreto presidenziale, previa deliberazione del Consiglio dei ministri [vedi Governo], sentito il parere del Consiglio di Stato [vedi] che deve pronunziarsi entro 90 giorni dalla richiesta, possono essere emanati Regolamenti per disciplinare:

a) l’esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi nonché dei Regolamenti comunitari;

b) l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi quelli relativi a materie riservate alla competenza regionale;

c) le materie in cui manchi la disciplina da parte dileggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si tratti di materie sottoposte a riserva di legge;

d) l’organizzazione e il funzionamento delle amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate dalla legge;

—  al co. 2 i Regolamenti  delegati, per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando l’esercizio della potestà regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l’abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall’entrata in vigore delle norme regolamentari;

—  al co. 3 iRegolamenti  ministeriali e interministeriali, che possono essere adottati solo quando la legge espressamente conferisca tale potere e che non possono dettare norme contrarie a quelle deiRegolamenti  governativi;

—  al co. 4bis i Regolamenti  di organizzazione degli uffici dei Ministeri, introdotti dall’art. 13, co. 1, L. 15 marzo 1997, n. 59;

—  al co. 4ter i Regolamenti di riordino, introdotti dall’art. 5, co. 1, lett. b), L. 18 giugno 2009, n. 69 in base al quale con Regolamenti governativi, si provvede al periodico riordino delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita e all’espressa abrogazione di quelle che hanno esaurito la loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo o sono comunque obsolete.

Infine, una ultima ipotesi è prevista dall’art. 30, comma 2, lett. c), L. 234/2012, in base a cui la legge di delegazione europea per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, reca disposizioni che autorizzano il Governo a recepire le direttive in via regolamentare.

Regolamenti parlamentari (d. cost.)

Disciplinano l’organizzazione e il funzionamento delle Camere.

Lo Statuto albertino [vedi] considerava i  Regolamenti  come interna corporis [vedi] inidonei a produrre norme giuridiche [vedi] e destinati ad essere applicati e interpretati esclusivamente dalle Camere.

Attualmente i Regolamenti sono previsti all’art. 64 della Costituzione [vedi], che riserva loro la disciplina di determinate materie ad esclusione di altre fonti.

Si può dunque affermare che si tratta di atti normativi e di vere e proprie fonti del diritto [vedi].

La Corte costituzionale ha, tuttavia, escluso che la violazione dei Regolamenti  possa essere da essa sindacata come vizio formale della legge. La Corte ha altresì affermato che i Regolamenti sono sottratti al sindacato di costituzionalità, non trattandosi di atti aventi forza di legge.

Regolamenti regionali (d. cost.)

La potestà regolamentare delle Regioni è esplicitamente prevista dall’art. 117 Cost. Questo attribuisce la potestà regolamentare allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia (v. co. 6).

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