Che significa? Regolamento

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Regolamento

L’espressione Regolamento  è generica e si può riferire a differenti istituti di diversi rami del diritto.

Regolamento di competenza (d. p. civ.) (d. p. amm.)

Eccezion fatta per l’ipotesi in cui sia esperito d’ufficio, il Regolamento  è il mezzo di impugnazione proponibile avverso la pronuncia sulla competenza della parte che afferma di essere stata lesa dalla stessa.

Competente a decidere sull’istanza è la Corte di Cassazione [vedi].

La riassunzione [vedi] della causa innanzi al giudice dichiarato competente deve avvenire nel termine perentorio [vedi Termine] all’uopo assegnato nella sentenza che statuisce sulla competenza o, in mancanza, in quello di sei mesi dalla comunicazione della stessa (art. 50 c.p.c.).

La L. 65/2009 ha dimezzato i termini per la riassunzione che prima erano di sei mesi. La medesima legge ha disposto che le decisioni in materia di competenza siano adottate con ordinanza invece che con sentenza.

Il Regolamento , che non è proponibile contro le pronunce del giudice di pace [vedi] relative alla competenza, può essere di due tipi:

—  necessario, il quale ricorre quando la sentenza abbia pronunciato soltanto sulla competenza, senza decidere il merito della causa (art. 42 c.p.c.).

Il Regolamento  è, in tal caso, necessario, in quanto costituisce l’unico mezzo predisposto dalla legge per consentire un riesame della pronuncia, mediante l’impugnazione della sentenza.

Il  Regolamento necessario di competenza può essere proposto anche avverso i provvedimenti che dichiarano la sospensione del processo ex art. 295 c.p.c. [vedi Sospensione del processo];

—  facoltativo, che ricorre invece quando la sentenza abbia pronunciato sulla competenza (affermandola) insieme col merito. Si parla di  Regolamento facoltativo in quanto la parte può impugnare la statuizione sulla competenza col mezzo in esame oppure con i mezzi d’impugnazione ordinari. I due rimedi sono comunque alternativi, non cumulativi.

Il Regolamento  d’ufficio si ha invece quando, essendosi dichiarato incompetente il primo giudice, il giudice davanti al quale la causa sia stata riassunta, ex art. 50 c.p.c., si ritenga anch’esso incompetente (cd. conflitto di competenza).

Il Regolamento  d’ufficio è però possibile, secondo il disposto dell’art. 45 c.p.c., solo in relazione alla competenza per materia o per territorio di cui all’art. 28 c.p.c. (cd. competenza inderogabile).

Nel diritto processuale amministrativo, il  Regolamento di competenza è disciplinato dall’art. 16 c.p.a.; esso non può essere esperito in via preventiva per individuare il giudice competente a decidere una controversia.

Il  Regolamento deve essere proposto con istanza notificata alle altre parti nel termine perentorio (e non soggetto a dimezzamento) di 30 giorni dalla notificazione ovvero di 60 giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza che pronuncia sulla competenza.

L’istanza deve essere depositata, unitamente a copia degli atti utili al fine del decidere, entro il termine di 15 giorni presso la segreteria del Consiglio di Stato; in ipotesi di Regolamento  richiesto di ufficio, l’ordinanza è immediatamente trasmessa al Consiglio di Stato a cura della segreteria.

Il Consiglio di Stato decide con ordinanza in camera di consiglio, previo avviso della fissazione della stessa, inviato almeno 10 giorni prima ai difensori costituiti.

La pronuncia del Consiglio di Stato vincola i Tribunali Amministrativi Regionali. Se viene indicato come competente un tribunale diverso da quello adito, il giudizio deve essere riassunto nel termine perentorio di 30 giorni dalla notificazione dell’ordinanza che pronuncia sul regolamento, ovvero entro 60 giorni dalla sua pubblicazione.

Regolamento di competenza

solo sulla competenza                Sentenza            anche sul merito

Regolamento necessario

di competenza                       Regolamento facolativo di competenza

Corte di Cassazione        Appello

Regolamento di condominio (d. civ.)

È il  Regolamento  recante la disciplina sull’uso delle cose comuni e sulla ripartizione delle spese, secondo i diritti e gli obblighi spettanti a ciascun condomino [vedi], nonché le norme per la tutela del decoro dell’edificio e quelle relative all’amministrazione.

Se i condomini sono più di dieci, il  Regolamento è obbligatorio, mentre è facoltativo nell’ipotesi inversa.

Regolamento  di confini [azione di] (d. civ.)

Azione petitoria, di carattere reale, mediante la quale ciascuno dei proprietari di due o più fondi confinanti chiede che sia stabilito giudizialmente il confine tra gli stessi, quando tale confine sia incerto (art. 950 c.c.).

Legittimati, attivamente e passivamente, sono i due proprietari confinanti.

L’azione ha carattere duplice, perché le parti hanno un’analoga reciproca posizione di pretesa e difesa, con la conseguenza che l’onere della prova è diviso ugualmente fra le due parti; in mancanza di prova, il giudice provvede attenendosi al confine tracciato dalle mappe catastali.

Tale azione può esercitarsi nel caso di totale incertezza dei confini (cd. actio finium regundorum simplex) ovvero nel caso in cui sia controversa la proprietà di una zona di terreno determinata (cd. actio finium regundorum qualificata).

Regolamento di giurisdizione (d. p. civ.)

È uno strumento volto a consentire alla parte di chiedere un accertamento della giurisdizione del giudice adito, ricorrendo alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione [vedi] prima ancora che la causa sia stata decisa nel merito in primo grado. Dopo tale momento il Regolamento non è più ammissibile e l’eventuale difetto di giurisdizione potrà esser fatto valere con gli ordinari mezzi d’impugnazione (appello, ricorso in cassazione).

Il Regolamento di giurisdizione ha la funzione di risolvere preventivamente tutte le questioni di giurisdizione, rappresentate dai conflitti di giurisdizione [vedi] fra un giudice ordinario e un giudice speciale, o tra gli stessi giudici speciali; i conflitti di attribuzione che sorgono fra autorità giudiziaria ordinaria e Pubblica Amministrazione [vedi], allorché sia controverso se su una specifica materia sussista il potere del giudice ordinario di giudicare o si tratti, invece, di materia rimessa esclusivamente ad una valutazione insindacabile della P.A.

In seguito al ricorso, il giudice dinanzi a cui pende la causa doveva sospendere il processo [vedi Sospensione del processo], che doveva poi essere riassunto [vedi Riassunzione] nel termine perentorio di 6 mesi dalla comunicazione della sentenza che dichiarava la giurisdizione.

La necessaria sospensione del processo, a seguito della proposizione del Regolamento  , ha nella pratica favorito un uso distorto di tale istituto, rivolto a fini meramente dilatori. Per tale ragione, la L. 353/1990 ha opportunamente eliminato l’automaticità dell’effetto sospensivo, attribuendo al giudice il potere di escludere la sospensione quando l’istanza di Regolamento  appaia manifestamente inammissibile o la contestazione della giurisdizione manifestamente infondata (art. 367 c.p.c.).

Il Regolamento di giurisdizione non è un mezzo di impugnazione, in quanto è un rimedio preventivo con il quale non viene impugnata alcuna sentenza. In ciò il  Regolamento di giurisdizione si differenzia dal regolamento di competenza [vedi].

Regolamento di giurisdizione

Può essere proposto in caso di conflitto di giurisdizione tra giudice ordinario e speciale, tra giudici speciali, ovvero nel caso di conflitto di attribuzione tra giudice ordinario e P.A.

sospensione del processo (art. 367 c.p.c.)      Cassazione sezioni unite

può essere proposto dalla parte pri-vata (art. 365 c.p.c.)             prima della decisione di merito di 1° grado


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