Che significa? Reintegrazione

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Reintegrazione

Reintegrazione nel possesso (d. p. civ.)

L’azione di Reintegrazione   è concessa al possessore [vedi Possesso] e a colui che detiene non per ragioni di servizio od ospitalità (cd. detentore qualificato, quale ad es. il conduttore di un immobile), che siano stati violentemente od occultamente spogliati del potere di fatto sulla cosa per consentirgli di essere rapidamente reintegrati in esso (art. 1168 c.c.).

Questo tipo di tutela possessoria [vedi Giudizio possessorio] è concessa anche al proprietario, che abbia la materiale disponibilità della cosa, il quale potrà in questo modo avvalersi di una tutela più rapida ed efficace, ottenendo la immediata reintegrazione o cessazione della turbativa sulla base della semplice prova dello spoglio o della molestia subiti senza dover necessariamente fornire la prova, più difficile e complessa, del suo diritto di proprietà.

L’azione si propone dinanzi al tribunale monocratico con ricorso [vedi] ed il giudizio segue le regole di quello cautelare.

Il termine per proporre l’azione di Reintegrazione  è di un anno, che decorre dalla data dello spoglio (se palese), dalla scoperta dello stesso (se clandestino) o dal primo atto di spoglio (se sono stati compiuti più atti continuativi) (art. 1168 c.c.).

Reintegrazione   nel posto di lavoro e riassunzione (d. lav.)

Sono sanzioni che colpiscono il licenziamento illegittimo [vedi Licenziamento]. In ordine alla loro distinzione, mentre con la reintegrazione il rapporto di lavoro riprende dopo l’interruzione dovuta al licenziamento illegittimo, con la riassunzione esso viene costituito ex novo [vedi Tutela reale e tutela obbligatoria].


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