Che significa? | Termini giuridici

Resistenza

15 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 15 ottobre 2015



Resistenza

Resistenza a un pubblico ufficiale (d. pen.)

Commette il delitto in esame chiunque usa violenza o minaccia per opporsi ad un pubblico ufficiale [vedi] o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza (art. 337 c.p.).

Il delitto appartiene alla categoria dei delitti contro la P.A.

Scopo della norma è tutelare la libertà d’azione del pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni.

A differenza che nel reato di violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale, in cui l’attività violenta o minacciosa è diretta ad influenzare un’attività futura del funzionario, la Resistenza  si concreta in una violenza o minaccia posta in essere mentre il funzionario compie l’atto del suo ufficio e mira ad opporsi all’attività in corso.

Non si richiede che la violenza o la minaccia pongano in pericolo l’incolumità del pubblico ufficiale, quando ne impediscano il compimento dell’atto d’ufficio.

Il reato si consuma con l’impiego della violenza o della minaccia, indipendentemente dai suoi effetti.

A tale fattispecie si applica la scriminante della reazione legittima ad atti arbitrari del pubblico ufficiale [vedi].

Non integra né violenza né minaccia la cd. Resistenza  passiva (es.: buttarsi a terra, darsi alla fuga purché si tratti di semplice fuga a piedi, aggrapparsi ad appigli per non esser portato via etc.).

Il dolo [vedi] consiste nella coscienza e volontà di usare violenza o minaccia al fine di opporsi alla prosecuzione dell’attività del pubblico ufficiale o dell’incaricato del pubblico servizio.

Pena: Reclusione da 6 mesi a 5 anni.

diritto di Resistenza  (d. cost.)

La prima forma di protezione della Costituzione è rappresentata dal diritto di Resistenza, considerato come diritto fondamentale «innato» e «naturale» dell’individuo, consistente nella facoltà di non osservare quei precetti che, pur promanando da poteri costituiti, siano ritenuti palesemente incostituzionali (resistenza passiva), oppure di reagire (ad esempio mediante scioperi, serrate e manifestazioni pubbliche) a comandi costituzionalmente illegittimi (resistenza attiva).

La Resistenza  è dunque lecita solo se viene esercitata per difendere la volontà del popolo contro abusi di pubblici poteri.

Il diritto di Resistenza  si svolge interamente sul piano fattuale più che su quello giuridico in quanto, se il suo esercizio effettivo si conclude con la vittoria dei resistenti, gli atti ed i comportamenti che avrà prodotto saranno considerati leciti mentre, in caso contrario, non si distingueranno da qualunque altra attività antigiuridica vietata e, quindi, punita da «ciascun» potere costituito.

Tale diritto (implicito tra i principi che reggono i regimi democratici) non è menzionato dalla Costituzione italiana, mentre è esplicitato in altre Costituzioni come quella tedesca che all’art. 20, comma 4, prevede che «tutti i tedeschi hanno diritto alla resistenza contro chiunque tenti di sopprimere l’ordinamento vigente, se non sia possibile altro rimedio».


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