Che significa? Revocatoria

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Revocatoria

Azione Revocatoria  (d. civ.)

È l’azione concessa al creditore a salvaguardia dell’integrità del patrimonio del debitore, sul presupposto che quest’ultimo consapevolmente compia atti con i quali si spogli dei propri beni, sottraendoli così all’azione esecutiva del creditore medesimo.

Costituisce uno dei mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale.

I presupposti di tale azione sono:

—  un atto di disposizione inter vivos;

—  l’eventus damni, ossia la diminuzione delle garanzie offerte dal patrimonio del debitore;

—  il consilium fraudis, ossia la consapevolezza da parte del debitore di arrecare, col proprio atto, un pregiudizio ai creditori.

Qualora l’atto di disposizione sia a titolo oneroso sarà necessario provare che il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione (art. 2901 n. 2 c.c.).

L’azione revocatoria, se è accolta, non invalida l’atto compiuto dal debitore, ma lo rende inefficace nei confronti del creditore che ha promosso l’azione. Si parla di inefficacia relativa (o inopponibilità), nel senso che, ottenuta la dichiarazione di inefficacia, il bene non rientra nel patrimonio del debitore che lo abbia alienato, ma l’alienazione è considerata priva di effetto nei confronti del creditore che ha agito in Revocatoria

Revocatoria fallimentare (d. fall.)

È il mezzo tecnico giuridico con il quale si può realizzare un recupero di attività a favore del patrimonio del fallito [vedi Fallimento]. La Revocatoria fallimentare mira alla dichiarazione di inefficacia degli atti compiuti dal fallito in pregiudizio ai creditori prima della dichiarazione di fallimento.

Ai sensi dell’art. 67 R.D. 267/1942 (L.F.), modificato da ultimo dal D.L. 83/2012, conv. in L. 134/2012, sono revocati, salvo che l’altra parte provi che non conosceva lo stato d’insolvenza del debitore:

1)  gli atti a titolo oneroso compiuti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso;

2)  gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;

3)  i pegni [vedi Pegno], le anticresi e le ipoteche [vedi Ipoteca] volontarie costituiti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti;

4)  i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti.

Sono altresì revocati, se il curatore [vedi Curatore fallimentare] prova che l’altra parte conosceva lo stato d’insolvenza [vedi] del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, nonché gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.

Le azioni revocatorie non possono essere promosse se sono decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque sono decorsi cinque anni dal compimento dell’atto (art. 69bis, co. 1, L.F.).


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