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Ricognizione

15 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 15 ottobre 2015



Ricognizione

Ricognizione  del debito (d. civ.)

Dichiarazione unilaterale mediante la quale un soggetto riconosce di avere un debito verso un altro soggetto (art. 1988 c.c.).

La Ricognizione  del debito non è una fonte di obbligazioni, ma opera soltanto sul piano processuale, comportando un’inversione dell’onere della prova [vedi Onere della prova]. La persona a cui favore è stata compiuta una Ricognizione, infatti, è dispensata dall’onere di provare i fatti che giustificano il credito che egli può far valere in base alla dichiarazione unilaterale ricevuta: si presume che tale credito esista realmente, posto che in caso contrario il dichiarante non avrebbe avuto ragione di riconoscere il debito.

È discusso se la Ricognizione  sia un negozio [vedi] o solo un mero atto giuridico [vedi]: prevale il primo orientamento.

Ricognizione nel processo penale (d. p. pen.)

È un mezzo di prova tipico [vedi Prova], che può aver luogo solo in dibattimento [vedi] o nell’incidente probatorio [vedi].

La  Ricognizione mira all’individuazione di persone, cose ed altre realtà sensoriali (voci, suoni, odori etc.) ad opera di un soggetto chiamato in sede processuale a riconoscere persone ed oggetti già caduti sotto i suoi sensi (artt. 213-217 c.p.p.).

Alla Ricognizione in dibattimento delle persone che collaborano con la giustizia e nei cui confronti sia stato emesso decreto di cambiamento delle generalità a norma dell’art. 3 D.Lgs. 119/1993 si procede con le modalità di cui all’art. 147ter disp. att. c.p.p. In particolare, il dibattimento si svolge a porte chiuse durante tutto il tempo in cui la persona è presente nell’aula di udienza e, se l’atto da assumere non ne rende necessaria l’osservazione, il giudice dispone le cautele idonee ad evitare che il volto della persona sia visibile.

La corrispondente attività in fase di indagini preliminari [vedi] è definita come individuazione di cose e persone innanzi al P.M. (art. 361 c.p.p.) e come identificazione di persone e assunzione di informazioni innanzi alla P.G. (artt. 349 e 351 c.p.p.), sempre per finalità investigative.

MODALITÀ DELLA RICOGNIZIONE NEL PROCESSO PENALE

Ricognizione di persone

(art. 213 c.p.p.) Chi deve eseguirla deve descrivere la persona da riconosce-re, precisare se ha già eseguito riconoscimenti, se ha rivisto la persona fisicamente o in fotografia o in altre riproduzioni.

La persona sottoposta a ricognizione è collocata insieme ad almeno altre due persone ad essa somiglianti.

Ai fini di una migliore documentazione della prova assunta, oltre al verbale, può procedersi a riprese fotografiche o di al-tro tipo.

Ricognizione di cose

(art. 215 c.p.p.) Si procede in maniera analoga alla ricognizione personale, collocando l’oggetto da riconoscere tra almeno altri due simi-lari e assicurandosi che l’esito dell’atto sia immune da influen-ze e fatti precostituiti.

Ricognizioni particolari

(art. 216 c.p.p.) In caso di ricognizione di fenomeni privi di materialità fisica e quindi apprezzabili con sensi diversi da quello della vista (es. odori, suoni, sapori), il modus procedendi è rimesso al giudi-ce, il quale stabilisce gli accorgimenti necessari per dare attendibilità all’esito della prova.

Per tutti i tre tipi di ricognizione il rispetto delle regole dettate è sancito a pena di nullità e questa sanzione coinvolge anche la mancata menzione nel verbale delle modalità di svolgimento.


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