Che significa? | Termini giuridici

Rifugiato

15 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 15 ottobre 2015



Rifugiato (d. int.): L’art. 1 della Convenzione di Ginevra definisce  Rifugiato «colui che, temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue convinzioni politiche, si trova fuori dal Paese di cui è cittadino e non può e non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese».

La nozione di  Rifugiato va distinta da quelle di immigrato e di apolide [vedi Apolidia].

Pur avendo in comune con i Rifugiati  la necessità di trovare accoglienza in un altro Paese, gli immigrati non sono difatti costretti a lasciare il Paese d’origine, ma prendono questa decisione liberamente.

Contrariamente agli apolidi, i Rifugiati  non perdono la cittadinanza del proprio Paese, pur dovendo rinunciare alla protezione del proprio Governo.

Il titolare della persecuzione (elemento soggettivo) e la dimostrata fondatezza del timore stesso (elemento oggettivo) costituiscono i presupposti indispensabili per il riconoscimento dello status di Rifugiato.

Sono escluse dall’applicazione della Convenzione le persone che abbiano commesso un crimine di guerra o contro l’umanità [vedi Crimini internazionali] o che si siano resi colpevoli di atti contrari ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Quanto allo status giuridico del Rifugiato, esso dovrà essere regolato dalla legge del Paese del suo domicilio.

L’art. 32 della Convenzione dispone che gli Stati contraenti non possano espellere i Rifugiati regolarmente residenti sul loro territorio, se non per motivi di ordine pubblico e di sicurezza nazionale.


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