Che significa? Risoluzione del contratto

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Risoluzione del contratto (d. civ.): Scioglimento di un contratto a prestazioni corrispettive per il sopravvenire di fatti che alterano l’equilibrio tra le prestazioni (cd. sinallagma).

Il vizio del sinallagma [vedi], in tal caso, non è genetico ma funzionale e i fatti che lo determinano possono essere causati dal comportamento delle parti o da eventi imprevedibili estranei alla loro sfera di controllo.

Il codice civile (artt. 1453-1469) ha disciplinato tre figure tipiche in cui, dopo la conclusione di un contratto a prestazioni corrispettive, si verifica una disfunzione nel nesso di interdipendenza tra le prestazioni:

—  per inadempimento [vedi];

—  per impossibilità sopravvenuta [vedi Impossibilità della prestazione];

—  per eccessiva onerosità [vedi] della prestazione.

La Risoluzione del contratto  per inadempimento può essere di diritto (o automatica) allorquando si produce senza necessità di ricorrere ad una pronuncia giudiziale. Ciò non toglie tuttavia che le parti, in caso di contestazione, possano adire l’autorità giudiziaria: in tal caso però la pronuncia non avrà carattere costitutivo, ma si limiterà ad accertare se la  Risoluzione del contratto  si è verificata o meno.

I casi di  Risoluzione del contratto di diritto espressamente regolati dal codice sono tre:

—  la diffida ad adempiere [vedi];

—  la clausola risolutiva espressa [vedi];

—  il termine essenziale [vedi Termine].

Negli altri casi, il contraente che voglia risolvere il contratto deve agire giudizialmente e la pronuncia risolutiva ha, in tal caso, carattere costitutivo.


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