Che significa? | Termini giuridici

Rivoluzione

19 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 19 ottobre 2015



Rivoluzione (sc. pol.): Indica il sovvertimento radicale e talvolta violento dell’ordinamento di uno Stato, in seguito al quale si determinano sensibili modificazioni nel sistema giuridico-costituzionale e nella sfera socio-economica del paese.

Il concetto di Rivoluzione era sconosciuto ai filosofi dell’antica Grecia e agli scrittori dell’età romana. Per Platone ed Aristotele il passaggio da una forma di governo ad un’altra avveniva con frequenza ciclica, comportando essenzialmente un cambiamento nella composizione della classe egemone ma non sconvolgimenti tali da mutare anche l’assetto sociale ed economico.

Il sostantivo dopo il XVI secolo venne usato con significato politico per indicare il ripristino violento di un ordine naturale violato dagli eccessi e dalle angherie di un regime dispotico.

Durante la Rivoluzione francese (1789) il suo significato mutò radicalmente: si rafforzò tra gli illuministi la fiducia nella possibilità di indirizzare il cambiamento rivoluzionario verso la realizzazione di un ordinamento nuovo, che garantisse al popolo [vedi] non solo la libertà ma anche la felicità.

Più tardi, per influsso del marxismo [vedi], la Rivoluzione fu intesa come l’inevitabile prodotto della contraddizione tra l’espansione delle forze produttive a spese delle classi sociali meno forti. Marx individuò nella Rivoluzione del proletariato il soggetto collettivo che avrebbe posto fine allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo (con la «prassi che rovescia) e si sarebbe finalmente raggiunta l’eguaglianza economica e sociale.

Nel corso dei secoli sono state formulate diverse teorie sulle cause alla base di un sovvertimento rivoluzionario, fra cui l’aspirazione di un popolo [vedi] all’indipendenza nazionale e la negazione, da parte delle autorità costituite, dei diritti politici a gruppi sociali in ascesa e consapevoli della propria forza nella società.

Aristotele ascrisse l’origine dell’impulso rivoluzionario alla naturale aspirazione degli uomini all’uguaglianza. Nel XIX secolo Tocqueville individuò nella Rivoluzione una semplice spinta all’inevitabile processo di adeguamento dello stato politico allo stato sociale, attuata non dai più poveri e oppressi in assoluto, ma da coloro che pur dotati di determinati privilegi e status (denaro, istruzione) venivano, da un regime conservatore, esclusi da ogni possibilità di inserimento.

Nel corso della storia, dopo la  Rivoluzione inglese (1689), le Rivoluzioni  più importanti per gli sviluppi politici, sociali ed economici che ne seguirono furono quella Rivoluzione americana (1763-1787), da cui ebbe origine il primo Stato democratico moderno, quella francese (1789-1799), che pose fine all’ancien régime, le  Rivoluzioni nazionali del XIX secolo in Europa e del XX secolo nel resto del mondo, la Rivoluzione  d’ottobre (1917) in Russia.


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