Che significa? Sciopero

Che significa?

Articolo di




> Che significa?

Sciopero (d. lav.): È uno strumento di lotta sindacale che assurge al rango di diritto costituzionalmente garantito e la cui titolarità spetta al singolo lavoratore. L’art. 40 Cost. riconosce il diritto di  Sciopero, consentendone l’esercizio nell’ambito delle leggi che lo regolano.

Nella sua forma tipica, lo Sciopero consiste nell’astensione totale e concertata dal lavoro da parte di più lavoratori subordinati per la tutela dei loro interessi collettivi.

Lo Sciopero costituisce un fatto giuridicamente lecito e non una ipotesi di inadempimento contrattuale, per cui non può comportare l’insorgenza di alcuna responsabilità nei rapporti tra le parti.

Unico effetto dell’esercizio del diritto di Sciopero è la sospensione bilaterale delle due prestazioni fondamentali del rapporto di lavoro e cioè della prestazione del lavoro da parte dei dipendenti e della corresponsione della retribuzione da parte dei datori di lavoro.

Al di fuori delle anzidette conseguenze, durante l’esercizio del diritto di Sciopero, il rapporto di lavoro resta in vigore ed operante ad ogni altro possibile fine.

Lo Statuto dei lavoratori agli artt. 15, 16 e 28 vieta e punisce ogni comportamento del datore di lavoro inteso a impedire o limitare l’esercizio del diritto di Sciopero

Sciopero nei servizi pubblici essenziali

L’unica legge che regolamenta il diritto di Sciopero è quella che ne disciplina l’attuazione nell’ambito dei servizi pubblici essenziali (L. 146/1990). Lo scopo è quello di contemperare l’esercizio del diritto di Sciopero con il godimento dei principali diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione.

La normativa che, originariamente, si applicava ai soli lavoratori subordinati occupati in servizi essenziali, ora si estende anche a lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori in caso di astensioni collettive a fini di protesta o di rivendicazione di categoria che incidano sulla funzionalità dei servizi pubblici (ad esempio astensioni di avvocati, farmacisti, medici etc.).

Nei servizi essenziali l’esercizio del diritto di Sciopero è consentito alle seguenti condizioni:

—  adozione delle misure dirette a consentire l’erogazione delle prestazioni indispensabili per garantire le finalità che la legge stessa si prefigge;

—  preavviso minimo non inferiore a dieci giorni, comunicato in forma scritta con indicazione della durata e delle modalità dello Sciopero, nonché delle sue motivazioni;

—  comunicazione alle utenze, da parte delle amministrazioni o aziende erogatrici di servizi pubblici essenziali, nelle forme adeguate, almeno cinque giorni prima dell’inizio dello Sciopero, dei modi e dei tempi di erogazione dei servizi nel corso dello Sciopero e delle misure per la riattivazione degli stessi (la tempestiva diffusione di tali comunicazioni deve essere assicurata dai giornali quotidiani e dalle emittenti radiofoniche e televisive pubbliche e private);

—  esperimento, prima della proclamazione delloSciopero , di procedure di raffreddamento e di conciliazione, vincolanti e obbligatorie per le parti (datore di lavoro e sindacati);

—  divieto del cd. effetto annuncio (o anche sciopero virtuale) in quanto la legge stabilisce che la revoca spontanea dello Sciopero proclamato dopo che ne sia stata data informazione all’utenza costituisce «forma sleale di azione sindacale».

Generalmente, sono legittime tutte le forme di sciopero e tutte le finalità, anche non contrattuali, perseguibili purché si operi nel rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento e non si ledano beni costituzionalmente protetti. Consentiti perciò sono i fini politici, di protesta o solidarietà.

In particolare, il problema dei limiti di liceità ha investito la materia delle cd. forme anomale di sciopero, fra cui le ipotesi dello sciopero a singhiozzo (astensione dal lavoro frazionata nel tempo in brevi periodi) o a scacchiera (astensione dal lavoro in reparti alternati e in tempi successivi): tali forme di sciopero sono illegittime se lo sciopero comporta un danno alla produttività, cioè una lesione duratura della capacità produttiva dell’impresa (distruzione degli impianti, delle materie prime etc.), mentre sono legittime se comporta soltanto un danno alla produzione, cioè l’impossibilità temporanea di ottenere un risultato produttivo.

Per quanto riguarda l’ammissibilità del cd. sciopero politico, essa è generalmente ricono-sciuta nei limiti tracciati dalla sentenza n. 290/1974 della Corte Costituzionale, in forza della quale è illegittimo solo lo sciopero volto a sovvertire l’ordinamento costituzionale o a impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri nei quali si esprime la sovranità popolare.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI