Che significa? Servizi

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Servizi

Servizi di investimento (d. comm.)

Ampia gamma di attività finanziarie svolta da operatori abilitati, in cui è ricompresa l’attività d’intermediazione mobiliare di cui alla L. 1/1991.

La disciplina relativa ai  Servizi è contenuta nel D.Lgs. 58/1998.

I Servizi sono caratterizzati dall’avere ad oggetto strumenti finanziari [vedi] come ad esempio azioni, obbligazioni, titoli di Stato etc. In particolare essi si esplicano:

—  nella negoziazione degli strumenti finanziari per conto proprio;

—  nella negoziazione per conto terzi;

—  nel collocamento, anche allo scoperto o senza assunzione di garanzia;

—  nella gestione individuale di portafoglio d’investimento espletata per conto terzi;

—  nella ricezione, trasmissione di ordini relativi a negoziazioni di strumenti finanziari e mediazione.

L’esercizio professionale nei confronti del pubblico dei Servizi è riservato alle S.I.M. [vedi], alle imprese [vedi] d’investimento comunitarie ed extracomunitarie e alle banche, ma a determinate condizioni. Alcuni Servizi possono essere svolti anche da altri intermediari quali: le società di gestione del risparmio, gli intermediari iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 107 T.U. bancario, le società fiduciarie, Poste Italiane S.p.a.

Servizi di sicurezza (d. pub.)

Sono organismi preposti alla difesa dello Stato e delle sue istituzioni contro ogni attacco eversivo, esterno o interno.

Essi raccolgono ogni sorta di informazioni di carattere militare, economico o finanziario, che possano rivelarsi utili a tale fine. L’azione di tali organi è stata spesso svincolata dall’osservanza delle leggi comuni. La L. 124/2007 ha istituito il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica che pone i servizi sotto un più diretto controllo del Presidente del Consiglio.

Al suo interno, sotto l’alta direzione e la responsabilità generale del Presidente del Consiglio, e con il coordinamento del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) [vedi], oggi operano l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) [vedi] e l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) [vedi] che però, non sono più dipendenti dai Ministri della difesa e dell’interno.

L’AISE ha sostituito il SISMI [vedi]. All’Agenzia sono affidate le attività di informazione sulle minacce alla sicurezza della Repubblica provenienti dall’estero, il controspionaggio fuori dai confini nazionali e le attività di controproliferazione.

L’AISI ha invece sostituito il SISDE [vedi] e svolge attività di informazione per la difesa della sicurezza interna della Repubblica e delle istituzioni democratiche, nonché quelle per la protezione degli interessi nazionali e il controspionaggio in territorio italiano.

Servizi pubblici (d. pub.)

In mancanza di una nozione giuridica di Servizi  fornita dal legislatore, diversi e, potremmo dire opposti, sono i criteri adoperati dalla dottrina al fine di individuare i servizi degni di codesta qualifica.

Secondo taluni è giusto il riferimento a criteri di carattere «soggettivo», per cui sarebbero pubblici tutti quei servizi prestati da soggetti pubblici, dunque tutte le attività della P.A.

Per altri invece, è più opportuno ancorare la qualificazione pubblica di un servizio ad un dato «oggettivo», considerando tali quelle attività esercitate sotto il potere direttivo di un organo pubblico, indipendentemente dal fatto che a svolgerle in concreto sia un soggetto pubblico o privato.

Altra dottrina ha rilevato che non ha significato contrapporre la teoria oggettiva e quella soggettiva, perché si tratta di due aspetti dello stesso concetto (Giannini) e, ancora, che un dato servizio viene a configurarsi come pubblico se riconosciuto come tale da un pubblico potere e se afferente a immanenti interessi della collettività (Tretola).

Servizi pubblici essenziali (d. pub.)

Prestazioni di rilevante interesse pubblico, erogate alla collettività da soggetti pubblici (es. Stato) o privati.

Il requisito della essenzialità sta a significare che la prestazione è insopprimibile e va sempre garantita, perché relativa a bisogni individuali e collettivi ritenuti fondamentali e irrinunciabili: la salute, la sicurezza pubblica, la vita, le comunicazioni etc.

L’art. 43 Cost. prevede che la legge possa riservare, o trasferire mediante espropriazione per pubblica utilità [vedi] e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di imprese, purché si riferiscano a Servizi. Provvedimenti di collettivizzazione [vedi] attuativi del dettato costituzionale sono stati molto rari: l’esempio più rilevante è costituito dalla L. 1643/1962 che ha trasferito in proprietà dell’ENEL (allora ente strumentale dello Stato) le aziende operanti nel settore dell’energia elettrica.

Ai fini della regolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero [vedi], la L. 146/1990 considera Servizi, e quindi soggetti a disciplina particolare, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza (sanità, protezione civile, raccolta, rifiuti etc.), alla libertà di circolazione (trasporti), all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione (poste, telecomunicazioni, informazione radiotelevisiva pubblica).

La L. 83/2000 ha esteso il campo di applicazione della L. 146/1990 alla quasi totalità dei liberi professionisti, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori [vedi Sciopero nei servizi pubblici essenziali].

Servizi pubblici locali (d. enti loc.)

Con l’espressione  Servizi si intende generalmente il complesso delle prestazioni di interesse collettivo rimesse alla gestione degli enti locali e suscettibili di essere erogate tanto dagli enti pubblici stessi, quanto da operatori privati (cd. concessionari).

L’art. 112 del D.Lgs. 267/2000 (Testo Unico enti locali) afferma che gli enti locali, nell’ambito delle proprie competenze, provvedono alla gestione dei (—) che abbiano ad oggetto la produzione di beni ed attività rivolte alla realizzazione di fini sociali, nonché a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali.

Il D.Lgs. 267/2000 distingue tra Servizi  di rilevanza economica e privi di rilevanza economica.

Quanto ai primi, la disciplina della gestione degli stessi, con particolare riferimento alle modalità di individuazione dei soggetti cui conferire la titolarità del servizio, inizialmente contenuta nell’art. 113 del D.Lgs. 267/2000, è stata oggetto di ripetute riforme nel corso degli anni.

Allo stato, pertanto, la relativa disciplina si rinviene nell’ordinamento europeo ove vige la regola della liberalizzazione della gestione dei Servizi che comporta, da parte dell’ente pubblico, l’affidamento del servizio previa gara ad evidenza pubblica, a soggetti terzi. La deroga al libero mercato, attraverso la gestione diretta del servizio (cd. affidamento in house) è ammessa esclusivamente nell’ipotesi di assoluta incompatibilità tra l’applicazione delle norme sulla concorrenza e l’attività che l’impresa è chiamata a svolgere. In proposito il legislatore italiano (vedi il D.L. 179/2012, conv. in modif. in L. 221/2012) si è limitato a prevedere l’obbligo da parte dell’ente affidante il servizio di indicare le ragioni e la sussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo circa la forma di affidamento prescelta, attraverso la pubblicazione sul proprio sito internet di un’apposita relazione al fine di assicurare il rispetto della disciplina europea, la parità tra gli operatori, l’economicità della gestione ed a garantire adeguata informazione alla collettività di riferimento (art. 34, comma 20).

Quanti ai Servizi  privi di rilevanza economica, a norma dell’art. 113bis del T.U. gli enti locali possono gestire i medesimi affidandoli direttamente (quindi senza procedere a gare pubbliche):

—  ad istituzioni;

—  ad aziende speciali, anche consortili;

—  a società a capitale interamente pubblico, a condizione che gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino su di esse un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano.

È consentita, inoltre, anche la gestione in economia quando, per le modeste dimensioni o per le caratteristiche del servizio non sia opportuno ricorrere ad una delle altre forme di gestione.

Per quanto riguarda in particolare i servizi culturali e del tempo libero, gli enti locali possono gestirli anche affidandoli direttamente ad associazioni e fondazioni da loro costituite o partecipate.

Si noti che l’intero art. 113bis del D.Lgs. 267/2000 è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo da parte della sentenza della Corte costituzionale 27-7-2004, n. 272 secondo la quale la denominazione data ai servizi cui si rivolge tale articolo fa sì che gli stessi non possano essere sottoposti alla disciplina statale della tutela della concorrenza (come avviene per i  Servizi di rilevanza economica ex art. 113 T.U.). In riferimento ai servizi privi di rilevanza economica, infatti, non esiste un mercato concorrenziale.

In altre parole, con l’articolo del T.U. in commento il legislatore statale ha indebitamente disciplinato una materia che, non riguardando l’esigenza di tutelare la libertà di concorrenza, dovrebbe essere rimessa alle fonti regionali e locali.


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