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Sicurezza pubblica

14 Ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 14 Ottobre 2015



Sicurezza pubblica (d. pub.) (leg. di p.s.)

Evoluzione storica della Sicurezza pubblica

Aspetto fondante dello Stato assoluto che si impegnava a garantire ai cittadini la Sicurezza pubblica col prezzo della «libertà».

Con lo Stato liberale la Sicurezza pubblica  cede il passo alla dottrina che tutela i diritti inviolabili tra cui, in primis, il diritto di proprietà della borghesia che avendo avuto accesso al voto ha consolidato la sua presenza — attraverso i suoi rappresentanti — nella Camera bassa per gestire la politica nazionale.

I fattori di tensione derivanti dall’introduzione del «suffragio universale maschile» mettevano in crisi i principi liberali cui seguiva una reazione in alcuni Paesi (Italia, Germania, Spagna, Portogallo) di natura autocratica e totalitaria (fascismo, nazismo, franchismo etc.) riportando ancora in primo piano la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico nella sua dimensione:

—  esterna, per la difesa del territorio nazionale da attacchi esterni;

—  interna, a difesa dei singoli e della collettività contro membri interni che attentano ai «beni» e alle «persone».

Con la Costituzione Repubblicana (1948) laSicurezza pubblica assume la dimensione di un bene costituzionalmente tutelato e ad essa è riconosciuta una precisa ed autonoma fisionomia.

In particolare, la Sicurezza pubblicaha valore di limite nell’esercizio di libertà specifiche: domicilio (art. 14 Cost.), circolazione (art. 15 Cost.), riunione (art. 17 Cost.), iniziativa economica (art. 41 Cost.) etc. Inoltre, in base a tale principio, la Costituzione italiana individua specifiche competenze di organi statali attribuendo anche alle Regioni (art. 117 Cost.) la potestà esecutiva della tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza sia in ambiti indeterminati che specifici (es. sicurezza sul lavoro).

La nostra «legge fondamentale» fa un deciso passo avanti rispetto allo Stato liberale imponendo determinati interventi «attivi» dei pubblici poteri non tanto in chiave di garanzia dei singoli diritti quanto di vera e propria promozione dei diritti della persona e della sua dignità. I pubblici poteri, cioè, sono chiamati dal Costituente non a titolo repressivo a difesa dei diritti della collettività contro abusi dei singoli o delle autorità di polizia, ma anche a promuovere ex ante l’effettiva garanzia dei diritti della persona nel contesto sociale (Giupponi).

Si assiste dunque a quello che è stato definito lo «stato di prevenzione» (Denninger) che concilia la garanzia del diritto alla sicurezza personale (artt. 14 e ss. Cost.) con la complessiva sicurezza della collettività, in ossequio al rispetto dei diritti collettivi sanciti dall’art. 2 quando, affianco al riconoscimento della garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo, richiede l’adempimento di doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale nei quali rientra la sicurezza collettiva.

La  Sicurezza pubblica è limitata, tuttavia, da una serie di garanzie significative con specifico riferimento all’ambito penale per poter «bilanciare» l’esercizio di entrambi i diritti al fine di evitare abusi sia nell’esercizio delle libertà da parte del singolo che nella «tutela» svolta dall’autorità pubblica.

Tale «bilanciamento» trova concreta applicazione nella riserva assoluta di legge che impone un determinato contenuto all’atto legislativo (per sfuggire ai potenziali abusi dell’esecutivo) e rappresenta anche un limite all’attività del legislatore nel rispetto dei principi della Costituzione.

Ciò spiega anche perché l’intervento del giudice, quando richiesto dalla Costituzione, deve essere «motivato» proprio al fine di dimostrarne la coerenza con la legge applicata.

Tutela della Sicurezza pubblica

Per Sicurezza pubblica si intende la tutela della sicurezza personale dei singoli cittadini, della loro incolumità e della integrità della proprietà dai pericoli derivanti da ogni comportamento illecito di singoli o di gruppi.

Tale concetto è in parte coincidente con quello di ordine pubblico [vedi].

Spetta quindi all’autorità deputata al mantenimento della Sicurezza pubblica risolvere il problema dei rapporti fra lo Stato-persona ed i singoli individui e stabilire i limiti di azione del primo nei confronti delle libertà individuali e si esplica con i provvedimenti di solito di carattere negativo con cui vengono poste limitazioni all’attività dei singoli nell’interesse della collettività per eliminare le eventuali turbative in atto e garantire la pace sociale.

Tale compito, in passato svolto senza alcun controllo da parte del sovrano assoluto, successivamente è stato sottoposto e disciplinato, in primis, dalla volontà dei rappresentanti del popolo: il Parlamento, che nel rispetto e nei limiti della Costituzione, detta le leggi in materia di polizia, ordine pubblico e sicurezza.

Conseguentemente, l’autorità amministrativa, pur godendo di una propria autonomia normativa secondaria, è tenuta a rispettare la legge nello svolgimento dell’attività che ad essa compete e che svolge, secondo differenti modalità, attraverso:

—  la polizia amministrativa [vedi] una prevalente attività di vigilanza e controllo;

—  la polizia di sicurezza [vedi], con compiti di prevenzione dei reati o, comunque, di altri atti pericolosi per la società;

—  la polizia giudiziaria [vedi], per reprimere le violazioni della legge penale nell’ambito più specifico di collaborazione con l’autorità giudiziaria.

Nello Stato di diritto, democratico e pluralista il compito della  Sicurezza pubblica si deve svolgere in maniera trasparente e con l’attribuzione di specifiche e autonome competenze decisionali anche ai poteri locali che vi partecipano direttamente con organi propri.

Le attribuzioni delle autorità competenti alla Sicurezza pubblica  si rinvengono nel R.D. 18 giugno 1931, n. 773, cd. testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (T.U.L.P.S.). Tale «corpus» normativo sebbene «datato» e «superato», in quanto è stato formulato in epoca fascista e i suoi contenuti sono stati successivamente stravolti (sia dai principi contenuti nella Carta costituzionale sia dagli istituti che hanno subìto una profonda trasformazione a seguito dell’evoluzione del costume sociale sia soprattutto dalla Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità di numerosi articoli o parti di essi) rimane ancora oggi la normativa vigente [vedi anche Servizi di sicurezza].


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