Che significa? Sostituzione

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Sostituzione (d. civ.)

Con riguardo all’attività giuridica si parla di Sostituzione nei casi in cui un soggetto ha il potere di sostituirsi ad un altro nel compimento di un negozio, divenendo parte (in senso formale) del negozio stesso ma rimanendo estraneo all’interesse regolato.

Il potere di agire per il compimento di un negozio destinato a produrre effetti nella altrui sfera giuridica può essere attribuito dalla legge o trovare la propria fonte in un atto di autonomia privata.

Alcuni casi di Sostituzione sono disciplinati nell’ambito della rappresentanza [vedi].

Sostituzione nel testamento (d. civ.)

In tale ambito si individuano la Sostituzione ordinaria e la Sostituzione fedecommissaria. La prima si ha allorquando il testatore, prevedendo il caso che il chiamato non possa o non voglia accettare l’eredità [vedi] o il legato [vedi], designi al suo posto un secondo successibile (art. 688 c.c.).

LaSostituzione  fedecommissaria, invece, si ha quando, nel testamento [vedi], il testatore impone all’erede o al legatario (cd. istituito) l’obbligo di conservare i beni ricevuti, affinché alla sua morte tali beni possano automaticamente passare ad altra persona (cd. sostituto) indicata dal testatore medesimo (art. 692 c.c.).

La  Sostituzione fedecommissaria è ammessa solo nei limiti di cui all’art. 692 c.c. In particolare, i genitori e gli ascendenti in linea retta ed il coniuge dell’interdetto [vedi Interdizione] possono istituire erede rispettivamente il figlio, il discendente o il coniuge, gravandolo dell’obbligo di restituire alla sua morte tutti i beni, anche quelli costituenti la legittima, alla persona o agli enti che, sotto la vigilanza del tutore, hanno avuto cura di lui (fedecommesso assistenziale).

La stessa disposizione si applica nel caso del minore di età [vedi Minore età], che si trovi in condizioni di abituale infermità di mente tali da far presumere che nel termine di cui all’art. 416 c.c. interverrà nei suoi confronti la pronuncia di interdizione [vedi].

Sostituzione processuale (d. p. civ.)

Il sostituto processuale è un soggetto che agisce nel processo in nome proprio, ma per far valere un diritto altrui: egli quindi è parte, ma non è titolare del diritto fatto valere.

La  Sostituzione si differenzia quindi dalla rappresentanza processuale [vedi], in quanto il rappresentante agisce in nome altrui. È chiaro, però, che poiché il sostituto agisce per un diritto altrui, gli effetti del giudicato si produrranno nei confronti del sostituito, titolare del diritto su cui la sentenza ha provveduto.

La Sostituzione  processuale può aver luogo solo nei casi espressamente previsti dalla legge (es.: artt. 108 e 111 c.p.c.): si tratta di ipotesi eccezionali in cui il legislatore ha riconosciuto ad un terzo, interessato alla tutela di un diritto altrui, la possibilità di chiedere la tutela giurisdizionale in merito.

Si pensi, ad esempio, all’ipotesi del garante che, chiamato in causa, abbia assunto la causa del garantito estromesso per accordo delle parti; o ancora al caso dell’azione surrogatoria (art. 2900 c.c.), in cui il creditore, per assicurare che siano soddisfatte o conservate le sue ragioni, può esercitare i diritti e le azioni che spettano, verso i terzi, al proprio debitore e che costui trascura di esercitare.

Altro significativo esempio di Sostituzione  processuale è la successione a titolo particolare nel diritto controverso [vedi], allorché l’alienante del diritto rimane in causa in sostituzione dell’acquirente (arg. ex art. 111 c.p.c.).


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