Che significa? Stupefacenti

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    Stupefacenti [reati in materia di] (d. pen.)

La L. 162/1990, volta a reprimere il fenomeno della tossicodipendenza ed a inasprire il trattamento sanzionatorio nei confronti dei trafficanti di  Stupefacenti , ha introdotto i seguenti principi fondamentali:

—  l’uso di ogni possibile strumento per combattere il narcotraffico;

—  il massimo impegno dello Stato per la prevenzione mediante gli strumenti dell’informazione e dell’educazione;

—  la stretta relazione tra il momento sanzionatorio ed il momento del recupero;

—  l’esaltazione massima di ogni forma di recupero sociale, comprese le comunità terapeutiche.

La L. 162/1990 e il successivo Testo Unico emanato con D.P.R. 9-10-1990, n. 309 contenevano anche la chiara ed esplicita dichiarazione di illiceità del consumo di droga con conseguente introduzione di un regime sanzionatorio in adesione ad orientamenti proibizionistici, sicché era punita anche la detenzione per uso personale di  Stupefacenti  in quantità superiore alla dose media giornaliera (art. 73).

In seguito al referendum dell’aprile 1993 è stata depenalizzata la detenzione per uso personale di droga.

L’ultima tappa di tale processo evolutivo ha visto la luce nel 2006, attraverso la riformulazione di numerose previsioni contenute nel D.P.R. 309/1990, ad opera del D.L. 30-12-2005, n. 272, convertito in L. 21-2-2006, n. 49 (decreto droga-olimpiadi invernali). In dettaglio, con l’intento di abolire la distinzione tra droghe cosiddette pesanti e droghe cosiddette leggere, gli   Stupefacenti vengono raccolti in due tabelle, la prima delle quali contenente le sostanze psicotrope in senso stretto, l’altra i medicinali contenenti principi attivi stupefacenti. In funzione di tale distinguo, le condotte illecite riguardanti ogni tipo di   Stupefacenti rientrante nella tabella I sono punite con sanzioni più severe delle analoghe figure concernenti taluni farmaci elencati nella tabella II, ritenute meritevoli di un trattamento sanzionatorio più attenuato.

Viene, altresì, introdotto, fra i criteri per il riconoscimento dell’illecito penale, quello della quantità di principio attivo stupefacente, da stabilirsi mediante apposito decreto del ministro della salute.

Su tale impianto disciplinare ha, infine, inciso, in modo significativo, la Corte costituzionale, attraverso la sentenza 25 febbraio 2014, n. 32. In particolare, si sono dichiarate incostituzionali proprio le norme del decreto-legge 30-12-2005, n. 272, introdotte in sede di conversione del decreto dalla L. 49/2006, in particolare gli artt. 4bis e 4vicies ter, su cui si incardina l’attuale sistema repressivo del traffico di    Stupefacenti ed il relativo meccanismo tabellare, con la conseguenza che torna ad applicarsi la disciplina dei reati sugli   Stupefacenti contenuta nel D.P.R. n. 309 del 1990, nella versione precedente alla novella del 2006, non essendosi validamente verificato l’effetto abrogativo.

A parziale ausilio dell’interprete è, successivamente, intervenuto il legislatore, il quale, con D.L. 20-3-2014, n. 36, convertito in L. 16-5-2014, n. 79, ha provveduto a riscrivere, nel senso voluto dalla Corte di legittimità, le fattispecie di reato oggetto di censura, salvando, per converso, quanto restava incensurato dalla medesima Corte


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