Che significa? Tentativo

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Tentativo

Tentativo  di conciliazione (d. p. civ.)

[vedi Conciliazione]

Tentativo nel diritto penale (d. pen.)

Realizza un delitto tentato chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, se l’azione non si compie o l’evento non si verifica (art. 56 c.p.).

Quando la condotta non viene posta in essere completamente, si parla di tentativo incompiuto; quando, invece viene integralmente posta in essere, ma l’evento non si verifica, si parla di tentativo compiuto (es. nel tentato omicidio, sparo contro il mio nemico, ma non lo colpisco).

Il codice penale (art. 56) dispone che, per il delitto tentato, la pena base prevista per il reato consumato è diminui­ta da un terzo a due terzi; se la pena stabilita è l’ergastolo [vedi] si applica la reclusione [vedi] non inferiore a dodici anni.

In particolare, il Tentativo consta di:

—  un elemento negativo, che consiste nel non compimento per intero dell’azione o nel non verificarsi dell’evento. Ciò significa che il delitto tentato ricorre sia nel caso che il soggetto abbia posto in essere l’intera condotta che avrebbe potuto produrre l’evento [cd. Tentativo compiuto], sia nel caso in cui l’abbia posta in essere solo parzialmente [cd. Tentativo incompiuto];

—  un elemento positivo, determinato dalla idoneità ed univocità degli atti.

Sono idonei gli atti che si presentano adeguati alla realizzazione del delitto perfetto, perché potenzialmente capaci di causarne o favorirne la verificazione; sono univoci gli atti che, per il grado di sviluppo raggiunto, lasciano prevedere come verosimile la realizzazione del delitto compiuto.

La valutazione dell’idoneità degli atti è effettuata mediante il cd. criterio della prognosi postuma: ci si riporta al momento in cui l’azione stava per essere compiuta (valutazione ex ante); si tiene conto di tutte le circostanze concrete in cui il soggetto ha operato e di tutti gli elementi conoscibili dall’agente (valutazione in concreto); si valuta l’attitudine di ogni singolo atto al raggiungimento dello scopo perseguito dall’agente.

La valutazione di idoneità riguarda, dunque, gli atti, non i mezzi per realizzarli, insuscettibili di una aprioristica valutazione di idoneità.

Il delitto tentato è un delitto doloso, in quanto il soggetto agente deve avere l’intenzione di commettere il delitto perfetto.

DELITTO TENTATO E CIRCOSTANZE DEL REATO

La compatibilità tra delitto tentato e circostanze è questione giuridica di interessante rilievo pratico, risolta dalla dottrina più moderna operando una distinzione tra:

– tentativo circostanziato di delitto, che ricorre quando le circostanze riguardino il tentativo e sono compiutamente realizzate nel contesto dell’azione tentata (ad esempio le aggravanti del rapporto di parentela nel tentato omicidio, ed in genere tutte quelle che riguardano elementi preesistenti o concomitanti all’esecuzione del reato). In tale ipotesi non sussiste dubbio circa la compatibilità strutturale tra tentativo e circostanze;

–tentativo di delitto circostanziato, che ricorre quando le circostanze non sono state realizzate, perché attengono all’elemento consumativo del reato, ma entrano a far parte del proposito criminoso dell’agente, che ha compiuto atti idonei diretti in modo univoco a realizzare un delitto circostanziato. Rispetto a tale ipotesi parte della dottrina nega la configurabilità del tentativo di delitto circostanziato, osservando che, per essere applicabili, le circostanze devono essersi verificate integralmente (ne deriva, ad esempio, l’incompatibilità al furto tentato della circostanza di cui all’art. 61, n. 7, c.p., che presuppone la consumazione del reato). Altra dottrina e la giurisprudenza prevalente ammettono tale figura, poiché l’art. 56 c.p. può combinarsi non solo con le figure tipiche di reati semplici, ma anche con quelle circostanziate, ad eccezione di quelle che presuppongono la consumazione, come quella dell’art. 62, n. 6, c.p.


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